2018/06/18

DONNA, una storia senza eco, COMMENTI



COMMENTO  n. 1

                                   di Luigi Colombo  da Lussemburgo 15 giugno 2018


Caro Gino,

    Eccomi, come promesso, per comunicarti le mie impressioni sul tuo autorevole saggio (caratterizzato da tre evidenti sfaccettature di analisi: storica, socio-culturale ed antropologica).

L'ho "consumato" nell'arco di una decina di giorni. E sappi che il "rush finale" è avvenuto al mare, sull'isola maiorchina (siamo infatti rientrati ieri sera da un breve soggiorno laggiù).

L'ho molto apprezzato per la linearità, semplicità narrativa (discorsiva), le accurate analisi e verifiche (senza troppo scendere nel tecnicismo filosofico o scientifico). Mi ha permesso di acquisire maggiore consapevolezza (oserei dire ora con cognizione di causa) sulle sorti che Madre Natura (e l'uomo-maschio di cui ne fa parte!) ha voluto per la donna-femmina nell'arco degli ultimi millenni.

Oggi, 14 giugno 2018, possiamo dire che è in atto un vero e proprio riscatto della figura femminile nell'ambito societario. L'epoca moderna attuale sorride alla donna certamente meglio e di più rispetto a quanto le abbia riservato in passato. Certo, molto ancora resta da fare, da dire, da riconoscere prima che il processo di emancipazione della donna si completi.

Su un aspetto mi hai illuminato, stupito: come la religione (qualunque essa sia), che dovrebbe essere super partes nei riguardi dei suoi adepti-fedeli (trascendendo quindi da genere ed orientamento sessuale, nonché dal pensiero politico, dalle proprie idee, dalla propria visione di vita), sia stata - più nelle epoche passate - capace di condizionare fortemente il giudizio e la visione della donna (in quanto di genere femminile) nell'ambito della società umana. Compresa quindi la corrente del cattolicesimo cui fa capo Santa Romana Chiesa.

Termino col dirti che dopo diversi sforzi di ricordare... e poi ancora ricordare ... finalmente ne sono giunto a capo: sì, Bingen am Rhein*, il paese di Ildegarda, è una piccola cittadina sulla sponda del fiume Reno. Lì ci si imbarca a mezzo traghetto (attraversando appunto il Reno) per raggiungere la sponda opposta del mastodontico fiume, dove sorge Rudesheim am Rhein. Bingen è nota oggi per i suoi locali di degustazione del vino (famosi sono i vigneti del Reno che la circondano), mentre Rudesheim è passata alla notorietà per i suoi mercatini natalizi allestiti durante il periodo d'Avvento.

Noi conosciamo Bingen, il suo castello, le sue torri, le sue vie (ci siamo stati almeno 3 volte). Ma non sapevamo che là, l'illuminata Ildegarda avesse mosso i suoi primi passi (da donna!) per emancipare la figura femminile ed abbattere alcuni tabù che ancora oggi resistono in tema di sessualità in correlazione con la religione cattolico-cristiana... ma pensa te!

Grazie davvero per avermi reso parte di questa tua "creatura", di questo tuo sapere. La condivisione e divulgazione del proprio sapere non hanno mai nuociuto a persona. Anzi, al contrario, hanno sempre aiutato l'uomo verso l'acquisizione di una maggiore consapevolezza, ovvero verso la ricerca della verità (anche storica).

Evviva le donne! ... che detto da me prende tutt'altro valore :-)

Ancora congratulazioni, con stima,

Luigi

* Chiedi a Lucas, in occasione delle vostre prossime capatine in Lux, di portarti/vi a Bingen am Rhein... giusto per meglio realizzare i luoghi di vita di Santa Ildegarda... dopo tutto, Bingen dista solo un centinaio di chilometri dal Lux, facilmente raggiungibile in automobile :-)

Risposta a Luigi Colombo da Gino

Luigi ciao, 

Sono commosso per quello che hai intercettato e scritto sul mio libro. 

1. Le tre facce: storica, socio-culturale, antropologica.

2.  Ruolo delle religioni monoteistiche nelle società e nei confronti delle donne.

3.  Culture che si piegano e conformano le menti vendendo parole per verità. 

4. Persecuzioni e guerre dichiarate nel nome di Dio. Follie e schizofrenie sociali non intercettate. E non sei stato tu a restare sorpreso leggendo il libro. La prima sorpresa è stata la mia, di me che pure sono laureato anche in storia e l’ho anche insegnata. Ma le cose che ho scoperto non le sapevo. 

5. La Chiesa infine che è riuscita nei millenni a farsi passare per Santa

        Santità e Sacralità a piene mani: 

             Santo Uffizio 
             "Santo" il Tribunale di Inquisizione, anche                                                     quando torturava, 
                 Sacra Congregazione della Inquisizione,  
                     Santa Messa 
                      Santa Madre Chiesa
                           Sua Santità appellativo del 
                              Santo Padre
                                 Acqua Santa
                                 Tutti Santi! 

6. Responsabilità storiche della Chiesa nell’avere Cancellato  la preziosa cultura greca bloccando ricerca e sapere per più di mille anni (durata del Medioevo) e cercando di cucire la bocca con  l'Indice dei libri proibiti, attivo dal 1559, aggiornato fino al 1948, soppresso nel 1966, che conteneva oltre 4000 titoli, oggetto di secolare censura. Ad onta della libertà di pensiero immolata a non si sa quale Santo non si sa.   

7. Il ruolo storico di San Paolo nell’avere dato vita ad una Chiesa che ha il nome di Cristo in bocca, senza rifarsi al Vangelo, vendendo e festeggiando Santi protettori di non si sa cosa. A cui non mi pare facesse riferimento Gesù. 

    Il titolo del libro è riferito alla Donna-vittima ma la vera protagonista è la Chiesa-carnefice 

     Nella mia ricerca ho rilevato proprio questo: le storiche responsabilità di questa struttura che oggi vende la sua immagine lavandola quotidianamente con l'utilizzo di persuasori occulti per coprire le proprie intime malefatte e la sete assoluta di denaro.


Luigi Colombo  risponde nello stesso giorno 

Buongiorno Gino,

     Sì, ho intercettato facilmente tutti gli aspetti da te citati (quello religioso, che io non ho menzionato, è talmente lampante che è scontato).

     Le religioni (monoteistiche) hanno così contribuito ad acuire i sentimenti di misoginia, violenza, follia (o schizofrenia) in ambito sociale, ai danni della bistrattata "donna-femmina", già sanciti precedentemente in qualche modo dalle regole di Madre Natura (vedi analisi antropologiche/naturali che governavano l'era primitiva).

     Desidererei terminare queste nostre belle chiacchiere quasi sdrammatizzando, sorridendoci sopra (come sempre sai fare): se tu avessi pubblicato (ovvero divulgato sul mercato di vendita) questo tuo saggio, "Donna - Una storia senza eco", più di 52 anni fa, molto probabilmente lo stesso avrebbe trovato posto nella famigerata lista di proscrizione curata dal già Sant'Uffizio, oggi Congregazione della Dottrina per la Fede. In parole più povere, sarebbe stato "messo all'indice dei libri". E chissà quindi quale sarebbe stata la reazione del tuo gentile editore ragusano ... :-)).

     Dopo tutto, Paolo VI (che nel prossimo autunno sarà elevato ai massimi onori degli altari), ti ha aiutato inconsapevolmente a manifestare il tuo pensiero di storico, filosofo, letterato; e non da meno, di semplice uomo dotato di libero pensiero (che non è poco, visto che ancor oggi -come in passato- molte "menti umane" si piegano al pensiero, alla volontà dei Potenti che ci governano ...).

Buona giornata

Luigi


COMMENTO  n. 2


                         di Michele Giardina  da Pozzallo 15 giugno 2018


Nella prefazione al libro "La donna nei proverbi", pubblicato ad aprile del 1981, scrive:" Nella nostra società spietatamente maschilista e manichea esistevano due entità, o archetipi speculari: il Bene, che è poi l'uomo, il maschio, con valenza positiva, e il Male, con ovvia valenza negativa, che è poi la donna, la "femmina".

- L'omu porta beni.

- Di lu mari nasci lu sali e di la fimmina ogni mali...

- U masculu è meli a fimmina è feli


    A distanza di 37 anni Gino Carbonaro ritorna sul tema con il  libro "Donna - una storia senza eco", edito dal Centro Studi "Feliciano Rossitto" di Ragusa.

     Ho già avuto il piacere di leggere il testo: saggio di straordinario interesse, impreziosito di fonti storiche importanti che, magistralmente interpretate dall'autore, coinvolgono il lettore in un intrigante percorso culturale.

     Grazie Gino, ci vediamo venerdì 22 giugno p.v., alle ore 18,00, a Ragusa, nei locali del Centro Studi "Feliciano Rossitto", per la presentazione della tua eccezionale opera letteraria. A presto.   

                                                   Michele
                           


COMMENTO  n. 3



                         di Salvo Arena  da Ragusa 27 giugno 2018

Gino buonasera,  le mie impressioni in merito alla serata di Venerdì 22 giugno.

La presentazione, sia della sociologa prof. Pavone che del giornalista Turi Scalia sono state molto delicate, rispettose , di persone che hanno intercettato l'importanza del tuo lavoro e che  (ognuno a  modo proprio ) lo  hanno " vissuto dentro di sè ".

Il  tuo  intervento,  poi, è stato  completo , sintetico, ed efficace. 

   Una serata armoniosa!

A mio parere, però,  la ricchezza  del  libro non finisce a 
p. 271   in quanto  rimanda e ci mette  davanti a questioni fondamentali di carattere etico. Per una società è cosi facile negare o far finta di non vedere ciò che accade giornalmente 
ed  è sotto gli occhi di tutti?

- Come  è possibile continuare ad assistere a tutto questo?Con Marion ho parlato spesso del tuo libro ( Lei non lo ha ancora letto poiché deve dare un esame) ma ne è uscita una discussione imperniata su tre parole  fra loro collegate: 

- la questione della colpa
- la questione della vergogna
- la questione della dignità

  Nella lingua tedesca esiste un aggettivo " Reibungslos " che si traduce con:

       -  senza attrito
       - senza difficoltà
       - senza frizione

   Tale aggettivo viene usato  spesso  come critica  ad una  società  che funziona  ...  "Reibungslos Funktioniren "  una società che deve solo funzionare,  ma non vuole guardarsi 
dentro, che vuole  e preferisce  essere cieca.

    Se esiste e , secondo me esiste, una colpa sia del singolo che collettiva, solo la dignità come esseri umani ci costringe all'onore e all'onore della verità.

       Molto semplicemente penso che con questo tuo lavoro  hai dato un grande contributo  in questa direzione e per questo te ne sono grato.

        Un abbraccio

        Salvo


COMMENTO  n. 4

di Saro Bartolotti, giugno 2018

Gino carissimo,

     Io e Biglino siamo dalla tua parte. Dice Biglino: "Noi uomini non centriamo affatto con la Bibbia. La Bibbia racconta la storia solo di una famiglia quella  di Giacobbe divenuto poi Israele. Gli esegeti poi se ne sono impossessati facendola diventare poi quello che è. 

     Della bibbia non si conosce nulla, né chi l'ha scritta ne come è stata scritta, né come va letta, dal momento che in origine mancavano le vocali che sono state aggiunte secoli dopo. 

     Nella lingua ebraica non ci sono le vocali. Geova era uno dei tanti Elohim che erano presenti in quei territori in quel tempo, e a lui venne affidata la famiglia di Giacobbe israele. 

     Yhawhe  è stato il primo antisemita della storia. Un non semita che ordinava stragi di semiti per mano di altri semiti. Ha ordinato genocidi FEMMINICIDI, infanticidi e sterminio totale (vedi  Numeri 31-14). Mosè si rivolge indignato ai soldati di ritorno da una guerra contro i madianiti: AVETE LASCIATO IN VITA TUTTE LE DONNE? .... L'ordine era: "Ammazzateli tutti." .... Poi si spartirono il bottino e a Dio- Geova toccarono 32 vergini, ma nella Bibbia ebraica c'è scritto fanciulle. Cosa se ne faceva Geova Dio di trentadue fanciulle? Per fortuna non era Dio.  Etc. etc. e tu che ancora  pensi che io sto con i bigotti!

     Io sono fermamente convinto  che YHAWHE e tutti gli altri Elohim non erano di questo pianeta. Nel trenta dopo Cristo racconta Giuseppe Flavio che a Gerusalemme un giorno furono visti nel cielo numerosi carri e si sentiva una voce che diceva che gli Dei stavano abbandonando quei luoghi per dare posto ai nuovi Dei che arrivavano coi Romani e questa notizia arrivò fino in senato a Roma.

Gino io sto con te ma tu l'hai capito? Parliamone.
Ciao

                 Saro Bartolotti


COMMENTO  n. 5


di Pina Pavone, giugno 2018

     Caro Gino, scusa per il ritardo con cui do riscontro al tuo stimolante messaggio. Sono d'accordo con te quando dici che gli errori storici e alcuni miti accreditati hanno portato ad evidenti distorsioni interpretative, ma a mio avviso non è follia, ma ipocrisia e, in molti casi, malafede.

     Probabilmente la Donna ne ha pagato e ne paga maggiormente lo scotto,  ma non bisogna gettare la spugna. Contributi come questo tuo lavoro aprono scenari interpretativi nuovi proiettati verso una riscrittura della storia e aiutano la Donna a sviluppare maggiore consapevolezza, accrescendone l'autostima, perché spesso è questa che manca.  Come mi è capitato di dire, c'è ancora nella donna un' assunzione implicita del potere maschile che è relegato ai livelli più reconditi dell'inconscio femminile, ma ne penalizza il concetto di sé. A mio avviso, bisogna lavorare  sulla relazione donna-uomo e costruire su tale base un nuovo modo di vivere la realtà.


     Ci credo che per te si è trattato di una forma di auto-analisi (è quello che ho pensato leggendo già il titolo). In fondo ogni 'narrazione' (questo tuo esempio, in particolare) è  una 'narrazione di sé, e questo è anche terapeutico (anche se si realizza 'in solitudine').


     Ti ringrazio  come Donna per questo bellissimo regalo.

     Scusami se mi sono dilungata troppo, ma .... la 'colpa' è tua (come vedi, il tema della colpa è sempre in agguato).
Un caro saluto.

                                  Pina Pavone
COMMENTO  n. 5
di Aldo Migliorisi, giugno 2018


Caro Gino ti stavo chiamando proprio per dirti che domani non potrò esserci. Sono bloccato con il mal di schiena a letto da due giorni,verrà però Maria che ritirerà il libro con le correzioni e che conto di restituirti, con le mie correzioni, al più presto. Il tuo libro, come ti dicevo, è prezioso per il tono divulgativo che hai usato e che ti è congeniale; interessante per gli innumerevoli spunti -storici, filosofici, di costume- che inserisci con intelligenza e gusto. Tra le tante altre, mi sono piaciute particolarmente le pagine che dedichi a Ipazia e Hildegarda: attente, rispettose e necessarie.Riguardo a quello che scrivi sul "farabutto di Tarso", come veniva chiamato dagli anarchici nell'Ottocento: chapeau! Tutto tristemente vero... Che poi un libro del genere sia scritto da un uomo, ecco: è cosa che mi fa sperare nel cromosoma in più che ci portiamo appresso e che tanto danno ha fatto. Alle donne, al pianeta, alla bellezza, a noi tutti. Caro Gino, un abbraccio e in bocca al lupo per domani. Con affetto, Aldo



fffa



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