2014/11/17

Cava d'Ispica e il suo fascino di Susan Clarke


Cava Ispica e il suo fascino

Storia di viaggiatori inglesi



Susan ciao,


Claire ed io abbiamo gradito moltissimo il tuo regalo “Il fascino della Cava, Storia di viaggiatori inglesi a Cava Ispica. Bello il libro, bellissime le dediche.


Ho letto il tuo lavoro con attenzione, ma prima mi è piaciuto sfogliarlo, ed ho molto apprezzato la copertina, il formato, l’impaginazione, le foto e i disegni di Gino Cannata, soprattutto quello delle lettighe.


Ho avuto subito l’impressione di trovarmi davanti a un’opera di grosso impegno. Questo mi sono trovato a dire a Claire non appena sono entrato nella lettura delle prime pagine.


Mano a mano che avanzavo, però, le impressioni diventavano concetti e si tramutavano in giudizi. Così, mi sono convinto che il libro ha svariate chiavi di lettura.


La prima riguarda proprio te, il tuo carattere, la tua cultura, la tua sensibilità per le cose belle, il modo di raccontare, che ti hanno fatto realizzare un lavoro di ricerca attento, scrupoloso nella ricerca dei particolari, fatto con tanto amore e tanta sincerità. Tutto quello che scrivi, difatti, è il risultato di una ricerca e di un impegno ammiravole e, oserei dire, commovente per l’attenzione e la cura con lui tratti l’argomento.


Il secondo punto riguarda il contenuto dell’opera rivolto sia alla Cava d’Ispica, alla sua storia antica, ai ricordi di un passato custodito fra quelle pietre, sia ai viaggiatori inglesi che nei secoli passati hanno per primi intuito la bellezza e l’importanza del sito da un punto di vista archeologico e da un punto di vista naturalistico. Tutto questo messo indirettamente, ma continuamente, a confronto con una cultura locale (quella odierna) distratta, forse anche insensibile, che non si rende conto del valore di questo scrigno, che custodisce i tesori della nostra storia arcaica giunta fino a noi dalla notte dei tempi.


Ma, nel libro c’è dell’altro. Ci sono i disegni su Modica e su Cava d’Ispica che tu sei riuscita a scovare nella case private britanniche, nelle biblioteche d’Europa e d’America, testimonianze visive del nostro passato, ma nello stesso tempo scoperta di pittori che devono essere valorizzati come artisti, oltre che come semplici visitatori di passaggio. Le parole che vengono fuori da questi diari (quelli che tu riporti) sono pieni di elogi per la valle e per la sua storia. Come dire che a questo giudizio potrebbero fare eco i giudizi di altre persone, se la comunità modicana si attivasse per rendere la zona accessibile a nuovi visitatori, capaci di potenziare il turismo, anche se a tutt’oggi Cava d’Ispica continua ad essere apprezzata solo da pochi e sensibili amanti della natura e della storia affascinante che Cava d’Ispica custodisce in questo magico sito. 

                   

                                                                     Necropoli

Parlo soprattutto di te, oltre che dei turisti del passato e della famiglia Barry e Margaret Williamson, che di recente si è aggiunta al numero dei visitatori del passato.


Ma, in questa ricerca e nelle importanti pagine di diario dei visitatori del passato si leggono ancora altre notizie sulla vita e sugli abitanti del luogo che fino a poco tempo fa vivevano nella Cava. Erano discendenti dei più antichi abitanti del luogo? Erano veramente trogloditi come vengono definiti dai visitatori inglesi? Con configurazione fisiognomica diversa? E come si nutrivano? miele? frutta? erbe selvatiche? noci? Ed erano ospitali? Anche questi argomenti vengono sfiorati nel tuo lavoro. E lo rendono interessante.


Per non dire della ri-scoperta di Edward Lear, eccellente pittore, ma soprattutto poeta di "limericks", filastrocche forse, che rivolgono la loro attenzione più alla musica e alle misteriose assonanze delle parole piuttosto che al contenuto logico del verso.


Insomma, in questo libro ci sono molte cose interessanti che non sapevamo, comprese le notizie sulla prime guide turistiche scritte e pubblicate oltre un secolo fa da scrittori di mestiere per i turisti inglesi.
                           

                                                                   Baravitalla

Che dire ancora? Che ho apprezzato la chiarezza della prosa, la sua scrittura “diaristica”, dove tu descrivi tutto in modo lineare, funzionale, organico, esaustivo. Al punto che io non mi sono mai stancato di leggere, gustare e apprezzare il tuo lavoro, e come modicano ringraziare per questo bel libro che rappresenta per il nostro ambiente una sorta di pietra lanciata nello stagno. Lo scopo è difatti anche quello di interessare l’ambiente sull’argomento “Cava d’Ispica”, per scuotere l’attenzione delle persone dal torpore nel quale spesso si trovano a vivere. Per non dire che Cava d’Ispica non rappresenta per tutti noi un evento culturale o ecologico, ma è anche e soprattutto una realtà turistica ed economica.

Nel salutarti ti auguro un largo successo per questo lavoro che merita tanto.


Gino & Claire
   
Postille

P.S. Botanica. Visitando Cava d’Ispica, sul lato destro (verso Ispica) che è quello ombreggiato è possibile incontrare cespugli di érica nostrana.


Storia di Cava d’Ispica. Il sito è stato abitato da 4000 anni come qualche visitatore ha scritto, ma.. potrebbe esser stato abitato già da 40.000 o 80.000 anni e ancora di più. Basta guardare attentamente le grotte crollate nei millenni, delle quali resta solo un impercettibile segnale, mentre a terra non c'è segno dei crolli.


Va detto che, proprio negli Iblei si ritrovavano le ideali condizioni di vita per società arcaiche e primitive. Per esempio..


  1. Ripari sotto roccia in zona calcarea friabile che consentiva la realizzazione di ripari artificiali (grotte-dimore).
  2. Ricchezza di acque (Busaidone è il fiume, ma è tuttora alimentato da svariate sorgenti ).
  3. Vegetazione spontanea   
  4. Selvaggina


Purtroppo non sono state fatte ricerche archeologiche in questa direzione. Qui da noi, l’archeologo che si trova davanti a reperti di cultura greca si ferma alla Grecia e non va indietro nel tempo. Però, il Solarino nella sua Contea di Modica, fa accenni a quello che a me pare di poter sostenere.

Tu, Susan, hai scelto di scrivere “Cava Ispica” seguendo un suggerimento che a suo tempo diede Duccio Belgiorno e suo fratello Ciccio, i quali sostennero che definire “Cava d’Ispica” significava che la Cava apparteneva ad Ispica mentre, per i fratelli Belgiorno, la Cava era modicana. Ed era analisi all'insegna di un puro campanilismo (parrochialism). Va detto, comunque, che Douglas Sladen nelle foto inserite nel suo lavoro (In Sicily) nella legenda delle foto scrive "Cava d'Ispica". Ed era tempo quando l'attuale Ispica si chiamava "Spaccaforno".

Ultime note: Il fotografo Napolitano fino al 1950 aveva lo studio vicino alla Chiesa del SS. Salvatore a Modica.

Busaidone, fiume della Cava, potrebbe essere nome greco:
Ove "Bous" sta per toro o bue, e l'insieme "Ruscello dei buoi". comunque da verificare.

                                         Gino Carbonaro

2014/07/17

DEMOCRAZIA ED ECCESSI DI POTERE

Democrazia 
Piramide Sociale


   Immaginiamo venticinque polli in un pollaio. L’etologia afferma che il pollo-alfa beccherà ventiquattro polli, il pollo-beta ne beccherà ventitré, ma sarà beccato dal capo. L’ultimo pollo della catena verrà beccato da tutti. È questa la legge della natura alla quale sottostanno anche gli umani. Tutte le società animali hanno struttura gerarchica: in basso i deboli, in alto i forti. Al capo, potere e diritti, ai subalterni doveri, sottomissione, ubbidienza. Le piramidi egizie (o azteche) simboleggiano la disposizione naturale delle cose. Ed è struttura che ritorna negli eserciti dove ritrovi un capo, testa pensante e ordinante, in alto, i subalterni posti come gradini della scala gerarchica. In quasi tutte le società, la beccata dei polli è sostituita da forme larvate di verifica di potere.

   Dittature e tirannidi sono modelli naturali di struttura piramidale. Polizia e burocrazia sono braccia e gambe del potere.   

   I greci considerarono ingiuste le tirannidi e avanzarono il concetto di democrazia. Se la cosa pubblica è di tutti, deve essere gestita da tutti. Alla piramide sociale si sostituì il concetto di torta. Ad ogni cittadino spettava la gestione di una fettina di quel dolce potere. Nasce così il concetto di uguaglianza: uguali di fronte alle leggi (isonomia) uguali nel diritto di parola e nelle pubbliche assemblee (isotimia e isogoria). Da qui l’uso della clessidra. Prima di essere condannato, a Socrate fu concesso per difendersi un tempo uguale a quello del suo accusatore. Ma, i greci si tutelarono anche contro chi nel tempo acquisiva troppo potere. Pericle subì l’ostracismo non perché avesse amministrato male, né perché avesse rubato, o fatto votare leggi ad personam, ma solo perché troppo potente, e il potere fuori misura nelle mani di uno solo violentava il principio di uguaglianza.

    Fissato il concetto di democrazia, la cosa pubblica fu gestita (a turno) da tutti. Ma, nei fatti la piramide naturale non fu mai eliminata. La rivoluzione francese all’insegna della liberté, égalité e fraternité, si trasformò in dittatura napoleonica, la rivoluzione russa scivolò nella dittatura staliniana.

   Solo in Giappone, in virtù dell’assunto confucianesimo la piramide naturale non fu mai stravolta. Fu solo modificata in “piramide del rispetto”. L’inferiore nella scala sociale continuò a inchinarsi umilmente al superiore che fu consapevole di dovere rispetto a chi lo rispettava. Cosciente di lavorare per la società, e di avere una responsabilità morale per i propri subalterni. Lì, nella Terra del Sol Levante non esiste la democrazia nella accezione greca, ma qualcosa di diverso e di molto bello, rappresentato da forme di reciproca stima. 

   Se è vero che i Giapponesi hanno imparato la tecnologia dall’Occidente, forse anche per noi è giunto il momento di imparare qualcosa da loro. Il senso del dovere, l’onestà, il rispetto. Tutto comincia da una ipotesi.
                                                                  
                                                        Gino Carbonaro


2014/05/15

Sorriso, Sorridere (importanza del)


Elogio del sorriso
Importanza del sorriso
Viva il sorriso
Il sorriso fa buon sangue

di Gino Carbonaro

Il viso è lo specchio dell’anima. Tristezza, dolore, angoscia, paura, simpatia, soddisfazione, piacere di stare insieme si possono leggere sul viso degli uomini. Fra tutte le espressioni del viso, il pianto e il sorriso sono i più significativi. Il primo esprime disagio, sofferenza, dolore, il secondo esprime la gioia di vivere.
  
Nessuno ama stare accanto a chi ha una faccia da funerale, e dice il vero il proverbio cinese che recita: “Se non sai sorridere non aprire un negozio”. Come dire, se non sai sorridere, non puoi instaurare un rapporto positivo con gli altri. E tutta la vita è un continuo rapportarsi con gli altri.

Il sorriso è ammaliante. Misterioso. Anche perché non si riesce a coglierne l’essenza. Magico ancora perché innesca forte empatia fra persone che in uno scambio di sorrisi sono portati a sentirsi a proprio agio. Per questo si elogia una bella ragazza o un bel giovanotto dal sorriso smagliante. Giovinezza che nel sorriso gioisce e reclama la primavera della vita.

Il sorriso è segnato da una particolare postura delle labbra e delle guance, ma in realtà è rivelato da ciò che esprimono gli occhi che si illuminano per comunicare un messaggio gentile, una disponibilità, un possibile rapporto all’insegna della lealtà, della sincerità, della amicizia. Ed è proprio un sorriso amabile quello che allenta i meccanismi di difesa delle persone.

   Il proverbio cinese registra, dunque, una fondamentale verità dei rapporti umani. Se due persone non si accettano, l’espressione dei loro occhi sarà dura, fredda, tale da rivelare sentimenti di ostilità dichiarata, riuscendo a trasmettere il senso di un disprezzo, di una ostilità dichiarata.

 In psicologia, il sorriso viene considerato un meccanismo “propriocettivo” che fa parte del DNA, dunque dell’iniziale programma umano per esprimere gioia e benessere. Tanto si rileva nel bambino a pochi mesi dalla nascita. Sorriso come espressione di gioia di vivere e di amore nei confronti dei genitori, e di ciò che lo circonda. E tutti accolgono il candore di quel sorriso con altrettanta gioia- che-ricambia-gioia, e rinfranca lo spirito.

“Il sorriso fa buon sangue”, recita un proverbio nostrano. Il sorriso è termometro che misura stato d’animo e carattere di una persona, ma è anche termostato che modifica in meglio lo stato d’animo delle persone.

Si incontra un amico che ci chiede: “Come stai?” E, noi col sorriso sulle labbra rispondiamo: “Bene, grazie, e tu?”. Quella esternazione naturale e quel sorriso d’obbligo aprono il rapporto, lo suggellano, lo pongono su un letto di piume, mentre lo spirito sprigiona una carica gioiosa.

Necessario sorridere soprattutto negli uffici. Nei luoghi dove i rapporti umani sono intensi. L’impiegato che cerca gli occhi del cliente appena entrato nel negozio accogliendolo con un sorriso, la cassiera che nel registrare la spesa regala un sorriso al cliente, esprimono comportamenti che sono indice di rispetto, di gentilezza, di professionalità.

Un antico proverbio scozzese recita: “Sorridi e la vita ti sorriderà. Piangi e piangi solo”.

                                           Gino Carbonaro

2014/05/08

Pilozza Infiorita - Un B&B di Caltagirone (Sicily)



Lettera di complimenti 
ai Gestori de 
"La Pilozza Infiorita" 
a Caltagirone (Sicily)

Agnese & Giacomo ciao,


Ecco le nostre considerazioni 
sul Vostro B & B 
“La Pilozza Infiorata”


Accoglienza, fra amore e poesia


Siamo stati alla “Pilozza Infiorata” per tre notti e quattro giorni dal 29 aprile al 2 maggio 2014. L’ingresso nel vostro mini-appartamento “La Rosa”, due stanzette con ammezzato, è stato per noi amore a prima vista. Lindo, silenzioso, rifinito con gusto e amore, comodo.

Un vero “nido” ideale per ospitare in Luna di miele, soprattutto. Parlo proprio di Claire e del sottoscritto. Poco importa se abbiamo celebrato da un anno i nostri cinquant’anni da quando ci siamo incontrati.

Entrando in quello scrigno, ti accorgi subito che c’è tutto, e tutto è al suo posto, e tutto è pensato per offrire il meglio a viaggiatori stanchi che aspirano a vivere per qualche giorno una dimensione ideale, diversa.

Ed era questo il motivo della nostra breve visita a Caltagirone.

Il resto è stato una scoperta. I materassi nuovi e funzionali. Piumone sul letto. Quattro  cuscini di piume di cui due sovrapposti in colore rosso, esteticamente bellissimi, quadri sereni alle pareti, armadi comodi e persino un cucinino fornito di tutto, e un frigorifero nuovo ed efficiente. Ma il gioiello era il bagno. Di giusta misura, arredato con mattonelle di tutto gusto e fornito di asciugacapelli, riscaldamento elettrico e anche sapone e bagnoschiuma e shampoo per capelli. Tutto in abbondanza.

Poi la novita! La mattina siamo usciti e al ritorno abbiamo trovato il letto rifatto e le stanze messe a posto. Questo non è previsto in un B&B. Tutto, insomma, era clean & tidy. Il prezzo per il soggiorno? Qualche euro più di qualche altro B&B. Ma, ne valeva la pena.

Siamo tornati a casa nostra soddisfatti. Suggeriamo a chiunque di scegliere la Pilozza Infiorita. Vi accoglieranno i giovani ed entusiasti gestori: Madame Agnese Mascara & Monsieur Giacomo Lumìa.

Sapremo che hanno tre figli e stanno organizzando un salotto culturale nei loro locali. Tanti Auguri a tutti coloro che mirano in alto e offrono il massimo a ospiti che vengono da lontano.

Auguri e tanto successo.


da Claire Thomson & Gino Carbonaro 
(fra Scozia & Sicilia)    



P.S. Se tutti facessero come Voi, 
l’Italia sarebbe diversa!

2014/02/27

ARGILLA & Scoperte dell'umanità


Argilla & Terracotta

Grandi scoperte dell’Umanità

          
   Il cammino dell’uomo su questa Terra è costituito da una catena ininterrotta di scoperte. Ogni nuova scoperta è servita

  • ad allontanare l’uomo dallo stato di natura, che lo poneva sullo stesso livello degli altri animali. Ogni scoperta è servita per
  • migliorare la qualità della sua vita.

1. La scoperta del fuoco 

Fra le grandi scoperte dell’umanità, c’è il fuoco che è servito all’uomo arcaico


1. Trogloditici nell’atto di accendere il fuoco

  • per riscaldarsi         
  • avere luce di notte
  • cucinare cibi
  • tenere lontani gli animali
  • fondere metalli

2. Agricoltura! Rivoluzionaria scoperta dell’uomo

    Dopo il fuoco, l’agricoltura è un’altra grande scoperta dell’umanità, e nasce quando l’uomo scopre che la riproduzione delle specie dipende da un seme che può essere messo a dimora nella terra.  


2. Semi di vita

   Quando l’uomo scopre che può gestire la riproduzione di un cereale (orzo, farro) e scopre ancora che viti e ulivi e altre piante possono essere implementati, allora  nasce l’agricoltura.           
                                     

3.  Uomo arcaico con aratro

3. Con la scoperta dell’agricoltura l’uomo rivoluziona il suo  
modo di vivere.
   
   Prima di questa scoperta, l’uomo viveva di quanto offriva spontaneamente la natura: erbe, radici, frutti, miele, caccia.


4. Uomini primitivi che cacciano  

    Ma, in questa ricerca quotidiana delle fonti di sopravvivenza l’uomo era costretto a muoversi, a cercare, a camminare.

    Invece, quando  l’uomo impara a dissodare la terra, quando l’uomo mette a dimora dei semi, allora è costretto a fermarsi..  

  • per proteggere i germogli,
  • per aspettare il tempo del raccolto,
  • per difendere il frutto del suo duro lavoro,
          ma soprattutto perché
  • non può trasportare i frutti del raccolto.
   Frumento, orzo, vino, olio hanno bisogno di essere conservati e protetti, dunque necessitano  di  contenitori 
               
5. Giare/contenitori, da culture e tempi diversi


   Ed è in soccorso dell’agricoltura che arriva benefica la scoperta dell’argilla e successivamente quella della terracotta.
         La prima creatura dell’argilla fu probabilmente una statuina  in forma umana, forse una donna dal grande sedere ad indicare il bisogno di abbondanza di mezzi di sopravvivenza.

6. Divinità femminile in argilla
   
La statuina fittile è servita all’uomo primitivo per avere l’illusione di una protezione da parte di una entità potente, dotata di potere magico. Ma l’argilla (attenzione) dovette pure sembrare una sostanza magica, se poteva essere modellata e modificata per prendere l’idea che l’uomo aveva nelle mente.
   Difatti, se ciò che è nella mente dell’uomo viene fuori, e da idea si può materializzare, grazie all’argilla, questo fatto, per l’uomo primitivo è certamente magico. Difatti, chi ancora oggi modella l’argilla,il ceramista,  è considerato un creatore.
   
  Sempre dalla argilla impastata con acqua verrà modellata la prima ciotola, che messa accanto al fuoco si asciuga, si indurisce, diventa ancora più capace di contenere un liquido, agevola una delle funzioni dell’uomo.


7. Ciotola greca

       La ciotola! Questo elemento semplice, ma importantissimo che ancora oggi è amato dai ceramisti. Ed era altresì amato dai ceramisti greci che solevano dire agli allievi: “Impara a far ciotola! Poi andrai avanti”
      Dopo la ciotola sarà il momento dei recipienti di acqua, poi della giara dalla forma ispirata dal guscio resistentissimo dell’'uovo

8. Giara nella forma di uovo


maestosa, quasi madre che custodisce nel suo utero, il frutto che è vita: vino, olio, acqua, cereali che vengono difesi dall’attacco dei topi, antichi nemici dell’uomo. Perché la terracotta non è solo un contenitore, ma è altresì una struttura che difende il prodotto. E poi ancora, lucerne, pentole, mattoni per la costruzione di case, tegole, sarcofagi

9. Sarcofago etrusco in terracotta

Villaggi di argilla

I villaggi che si formeranno lentamente presentano sempre l’uso dell’argilla, di questa pasta duttile, che prende la forma che l’uomo desidera. Si ha l’impressione che senza l’argilla e i prodotti da lei derivati, l’agricoltura non avrebbe potuto avere il progresso che ha avuto.

    

10. Villaggi con case in argilla (Africa sahariana)

   Comunque, l’uomo che fonda la sua economia sulla agricoltura è costretto a aggregarsi con altri uomini. E’ l’agricoltura che fa nascere le società. Difatti, gli uomini che vivono insieme hanno bisogno di leggi, che devono essere fissate su un supporto: su una pietra, su un quadrato di pelle, o anche su una tavoletta di argilla.

        

11. Mosè sul Monte Sinai con i Dieci Comandamenti

Le prime leggi, che conosciamo sono quelle che Dio consegnò a Mosè sul Monte Sinai ed erano scolpite su tavole di pietra. Si tratta dei Dieci Comandamenti. E per molto tempo la scrittura ebbe come supporto la pietra, ma . Ma non tutti sappiamo che il lavoro per preparare la pietra e scolpirla era, ed è tuttora,  molto faticoso.

       Le altre leggi, che conosciamo furono dettate dal re assiro Hammurabi, 1700 anni prima di Cristo. Ma, ora le leggi furono stilate/scritte su argilla morbida,


12. Scrittura cuneiforme assiro-babilonese su tavolette di argilla  

dove, per scrivere bastava fare uso di un semplice listello di canna affilata, che sostituisce il necessario scalpello della pietra.

         L’uso di tavolette di argilla dimostra quale è stato il salto in avanti della civiltà. La scoperta dell’argilla come supporto per scrivere, può essere paragonata per i tempi alla scoperta dell’odierno computer. Si pensi al tempo risparmiato dagli scribi per vergare la scrittura. Stirare un foglio di argilla era forse più semplice che fare oggi un foglio di carta.

           Su tavolette di argilla furono scritti velocemente importantissimi libri di sapienza antica, giunti fino a noi, e furono stilati atti notarili e passaggi di proprietà, ma i cretai non costruivano solo tavolette corrispondenti alle pagine di un nostro quaderno, ma costruivano tutto quanto poteva servire all’uomo: lucerne, sedie, mattoni per edificare case e pavimenti, tegole per le coperture delle case, vasi di ogni genere, piatti, scodelle, e così via.

13. Manufatti in terracotta di origine e culture diverse
e lontani fra di loro nel tempo e nello spazio
                           
Mille usi dell’argilla

       Oggi sappiamo che tutte le civiltà hanno conosciuto una “Era della argilla-cotta” (terracotta) dalla quale ancora oggi non siamo ancora usciti, malgrado la scoperta della plastica.
  • ll Giappone e i popoli dell’Africa Sahariana fecero uso di manufatti di argilla già 14 mila anni prima di Cristo.
  • Cina, Egitto, popoli Maya e Aztechi hanno conosciuto l’uso dell’argilla da tempi antichissimi con funzioni diverse.  

  Ma, va ricordato come utile curiosità che


14. La Grande Muraglia Cinese

            La Grande Muraglia Cinese costruita per volere del primo imperatore cinese Qin Shi Huang, lunga 8852 km, larga e alta oltre dieci metri, è interamente costruita con mattoni di terracotta. una muraglia che per i tempi fu cotruita in tempo record proprio perché furono usati grandi mattoni di terracotta.
       E va ancora ricordato che lo stesso imperatore Qin Shi Huang fu ancora colui che ordinò di costruire un intero esercito di soldati, statue ad altezza d’uomo, e cavalli che avrebbero dovuto proteggerlo nell’altra vita (afterlife).

    
15. Esercito di guerrieri in terracotta                                      
(Cina 2° sec. B.C.)

Ma, statue e cavalli, forse diecimila esemplari, sono tutte in terracotta.  Ancora in terracotta sono molti bassorilievi assiro-babilonesi (a parte l’alabastro), e di terracotta furono molti dei teatri romani, per esempio quello di Taormina in Sicilia  


16. Teatro greco- romano di Taormina
  
Ma, va ricordata ancora la immensa produzione di vasi e giare della civiltà egeo-cretese


17. Giare egeo-cretesi

vasi  di quella greca, maltese castellucciana


18. Sculture maltesi in terracotta


che si è sviluppata nella parte meridionale della Sicilia, migliaia di anni prima dell’arrivo dei Greci, civiltà che non conosciuta dai Greci che in Sicilia approdarono cinque secoli prima di Cristo.

      Per l’uomo arcaico e primitivo, ma forse anche per un ceramista di oggi, l’argilla sembra possedere  qualcosa di magico, di sublime. Il rapporto che l’uomo ha con l’argilla non è lo stesso che l’uomo ha con la pietra. Per modificare la pietra, lo scultore è costretto a usare la forza: martello, scalpello, oggetti di ferro. Il rapporto uomo-pietra è una guerra.

  Invece, il rapporto che l’uomo ha con l’argilla è un atto di amore, dolce, certamente sensuale, fatto con le mani, direttamente, senza intermediari. L’argilla simula la parte migliore della vita. La possibilità di plasmare con dolcezza, con amore, dove ciò che è dentro di noi può venir fuori, vedere la luce, materializzarsi, prendere corpo e farsi vita: la vita di una idea.


19. Mani di ceramista al tornio
       
       Di tutti i materiali esistenti, l’argilla è quella che si ama di più. Si può capire per questo, perché Dio abbia scelto l’argilla, ( la “Terra dei vasai - kéramaiòs”). per creare Adamo ed Eva. Dio, dapprima modella la sua creatura, poi gli dà il soffio della vita e si fa creatura.



20. Dio crea Adamo ed Eva

Ogni ceramista, rivive forse il momento di una creazione divina ogni qual volta plasma, modella l’argilla, questa materia sconosciuta, ma da tempi antichissimi usata anche per le sue qualità farmacologiche, e oggi largamente adottata dalla medicina omeopatica.

                                                                                                           
Gino Carbonaro