2013/12/15

Giuseppe Raffa "Dal Mela al Thames"




A Giuseppe Raffa da Gino Carbonaro


Ragusa (I) 15 dicembre 2013, London (Ca)



Giuseppe carissimo,

Abbiamo un amico comune. Parlo di Daniele Pidone, l’eccellente chitarrista catanese, che giorno 29 novembre u.s. mi ha consegnato il tuo libro di poesie “dal Mela al Thames” per il quale ti ringrazio.

Ho letto la tua bellissima dedica, sincera, scritta col cuore. Ho notato la tua bellissima grafia, armonica, dolce, chiara, elegante, sicura, forte. Mi sono incuriosito, ma (purtroppo) non sto riuscendo a trovare tempo per me stesso per via di questi cosiddetti appuntamenti culturali (conferenze o altro). 

Ho messo il tuo libro sul mio comodino, sperando di rubare il tempo agli altri per dedicarlo a me stesso, e di conseguenza, a noi due.

Da un tre sere, il libro è tutto per me. Ma, la poesia e come l’acqua. Anche se sei assetato non puoi ingoiarla tutta d’un fiato. Anche se le poesie sono molte, ognuna ha una sua identità, che va rispettata. Così come da mia abitudine, ho aperto il libro con cautela, come un sacerdote che entra in un tempio nuovo.

Ed ecco la prima sorpresa: la lingua, la struttura, la forma, l’andamento dei versi, il loro incastro, tutto aveva il profumo della novità assoluta, della freschezza. Era come se la tua poesia  fosse stata attinta direttamente ad una fonte fresca e viva. Sorgente dove la realtà si offre nella sua purezza, con tutta la sua cristallina trasparenza e candore, e ci dà l'opportunità di capire il senso della vita. La filosofia dell’esistere. Il perché si vive. Il bisogno dell’ amore e della sessualità. Proprio bella questa capacità di scoprire le nervature  della realtà.

Ma, la tua poesia, così come le opere di un musicista moderno, vanno riletta più volte. Così, ogni sera, da tre sere, anziché andare avanti, ho ricominciato a ri-leggere, dall’inizio. Per gustare meglio. Godere un passaggio, una sfumatura, che prima non avevo notato.

Ed è allora che registro il concetto di “tensione” che caratterizza la tua poesia, che mi ha fatto venire in mente la torre di Eiffel. Spinta verso l’alto. Intreccio quasi naturale della struttura. Armonia. Forza. Ma soprattutto “tensione”. Ho già detto. Così, ogni verso, diventa parte di un struttura portante, forte nella sua dolcezza armonica.

Registro dunque il tuo rifiuto per il verso dolciastro. Caramellato. Romanticismo, sì. Ma, con sfumature diverse. E fra tutte le tue poesie quelle che mi hanno incantato sono  le poche scritte in portoghese. Questa lingua “musicale” che è quasi magica. Dolcissima. Implosiva. Ne è venuta fuori una  sorta di samba, dinamicissima nella armonia, distesa, cauta, finissima nel suo intarsio composito. Sognante nella melodia. 

A questo punto, è d’obbligo dire se la tua poesia mi ha trasmesso delle emozioni. La risposta è certamente sì. Emozioni e riflessioni, che costringono il lettore a fermarsi, per meditare, per ri-gustare, e soprattutto per riflettere.

Certamente, c’è nella tua poesia, che va considerata come parte di un diario della tua vita, c’è nella tua poesia, dicevamo, un qualcosa di antico, come di una voce scura che chiama da lontano, da una “Terra” che ha conosciuto la sofferenza. Voce che è dentro di te e accompagna la tua esistenza. Voce che è di tutti gli umani e parla di dolore, di misteri, di luci e di tenebre. E’ l’ombra della morte. Che è la nostra amica-nemica. L’invalicabile limite che accompagna il cammino della nostra vita e che potrebbe bussare alla porta in qualsiasi momento per notificare che il nostro viaggio è finito. Abisso, orrido - per dirla con Leopardi – che tu cerchi di scalare agganciandoti alla vita, ponendo i semi della vita, offrendo e richiedendo la consapevole dolcezza del sesso e dell’amore che vince la solitudine.

Che dire ancora? La tua poesia si sviluppa ai confini del mito. I personaggi non vivono per se stessi, ma fanno parte di un sogno. Quasi di un progetto cosmico. Vivono in un iper-uraneo (yper-ouranòs). Al di là di questo mondo.

Tante cose ancora potrei dire, perché le chiavi di lettura sono veramente tante, ma è “atto dovuto” segnalarti qualche altra poesia degna di essere ricordata. Una di queste è “Hamed” a p. 57. L'altra è quella dedicata alla nonna. Bellissima. In una lingua siciliana che tu domini perfettamente. Lingua che è di per sé poetica.

Tornando ad Hamed" sento di dover ricordare che questa poesia non va sottovalutata. E' qui che ritrovo tutta la tua esperienza  formale di te poeta. Ogni verso una spatolata decisa, sicura. Verso-colore. Verso-tensione. Verso-luce. Verso che è vita e morte. Verso che imprigiona, costruisce, racchiude il tutto di una vita che è dell'uomo e di tutta la natura. 

Congratulazioni. Vivissime.
E grazie per questo bel regalo. 

La prossima volta che vieni a Catania, verrò ad incontrarti.

Gino


P.S. 

1. Non ho detto di quanto mi sia piaciuto il “contrappunto” che tu adotti quando parli delle tue donne. E' tecnica che crea tensione. Mi richiama alla memoria le prime pagine “Retablo” di Vincenzo Consolo. Prosa che è poesia.
2. C’è un libro (diverso) che potrebbe piacerti e che avrei il piacere di inviarti. Si tratta di “Terra Matta” di Vincenzo Rabito, chiaramontano. Di questa provincia. Best seller italiano di cui avrai sentito parlare. O che forse avrai letto.
5. Su di me ho un blog,  con alcune cose che vado scrivendo sul Quotidiano “La Sicilia”  e altro ancora. Ma su YouTube ci sono le mie interpretazioni alla fisarmonica. Ne ho inserite una quarantina. Mi pare.
6. A risentirci.
7. Inoltro l’email a Daniele perché mi pare di non avere il tuo email.  



Gino Carbonaro


    email: gino.carbonaro.italy@gmail.com




2013/12/09

Don Orazio Spadaro Biografia

          Don Orazio Spadaro

Pittore della luce

Don Orazio Spadaro
 
di Gino Carbonaro



Don Orazio Spadaro (1880-1959) modicano, è nato al numero 31 del Corso Garibaldi (a via Lonca). Da piccolo, e prima di entrare in seminario all’età di sedici anni, è già appassionato di pittura, e  per tutta la vita coltivò due soli interessi: la religione e la pittura. A 26 anni viene ordinato sacerdote, ma, a 28 anni riceve dal Vescovo di Noto  Monsignor Vizzini l’autorizzazione per recarsi a Roma. Lo scopo è quello di visitare musei, aggiornarsi sulla pittura del tempo, e soprattutto seguire lezioni dal pittore Aristide Sartorio.
Qualche anno dopo (1912), una nuova autorizzazione della Curia Vescovile gli consente di recarsi a Firenze, dove continuerà a visitare musei e pinacoteche, affinandosi nella ricerca. Ma, la scelta di Firenze aveva anche un altro obiettivo, quello di conoscere le  opere di Giovanni Fattori (1825-1908), fiorentino di adozione, ma soprattutto uno dei maggiori pittori italiani del tempo ed esponente del movimento dei “macchiaioli”.

                                      Bambini che si tuffano

I macchiaioli rappresentavano una corrente pittorica che, sulla scia degli impressionisti francesi, intendeva rinnovare la pittura italiana dell’Ottocento. L’idea era quella di uscire fuori dallo studio per andare a dipingere fuori, in aperta campagna, “en plain air”, per scoprire le bellezze della natura e gli effetti di luce che offriva lo spettro solare.
Don Orazio Spadaro fece suo il principio di questa pittura, per cercare di cogliere le suggestioni della realtà, di trasformare il colore in luce.  
Arricchito da questa esperienza, il Sacerdote-Pittore torna in provincia sempre più consapevole di far parte di quel gruppo di pittori che considerava la pittura uno strumento di ricerca.
Questa poetica della pittura, don Orazio Spadaro l’applicherà in quasi tutti quadri di piccole dimensioni, quelli che oggi sono gelosamente custoditi in molte case del modicano. Potè applicarla ancora, ma non sempre, in molte opere di argomento religioso dove era spesso la committenza ad offrire una immagine sacra da riprodurre in grande.
E’ qui d’obbligo ricordare che il canonico Spadaro fu lo zio di tre grandi artisti iblei. Ci riferiamo ai tre fratelli Assenza: Beppe, Enzo e Valente.
Le opere che la Fondazione Grimaldi e il Rotary di Modica presentano in questa retrospettiva del Canonico Spadaro si dividono dunque in due settori. Da una parte le opere con soggetto religioso che arredano molte Chiese della Sicilia, e quelle di piccolo formato che alcune famiglie hanno cortesemente messo a disposizione della "Fondazione" per onorare la memoria del grande pittore modicano.     



                                                          Gino Carbonaro


2013/12/06

Hacker: vedere cosa mi è successo

Ciao
URGENTE!

Spero ciò ti arrivi in tempo utile. Sono stato a Bradford (United Kingdom) e durante il mio soggiorno i miei documenti sono stati rubati insieme al mio passaporto internazionale e la mia carta di credito che si trovava nella mia borsa.
L'ambasciata è disposta ad aiutarmi permettendomi di prendere il volo per il ritorno senza il passaporto perciò me ne hanno consegnato uno  di breve durata; soltanto che devo  pagarmi il biglietto e le spese inerenti il soggiorno in hotel. Con mio grande dispiacere ho scoperto di non poter accedere al mio conto per prelevare il fabbisogno monetario di cui necessito poiché non dispongo della carta di credito; per ovviare a tale problema, la mia banca ha bisogno di tempo per elaborare tutti i dati che mi servono per ripristinare il tutto. In tutto ciò ho pensato di ricorrere al tuo aiuto per far sì che io possa quanto meno tornare in patria : pensavo di chiederti un modico prestito che ovviamente ti restituirò non appena sarò tornato. Devo assolutamente essere a bordo del prossimo volo. Se puoi mandarmi i soldi, via Western Union sarebbe ottimo poiché è il modo più veloce che ho per ricevere la somma.
Per favore, se potessi mandarmi i soldi mediante Western Union sito nella località più vicina a te, sarebbe molto più conveniente per me; credo che in 20 minuti verranno spediti e ricevuti da me. Sono spiacente per ogni inconvenienza tale disguido possa crearti. Posso mandarti i dettagli su come trasferire la somma. Spero di ricevere a breve la tua risposta.

Grazie





mobile: +39 335 675 3 865
studio:  +39 0932 681956address: Contrada Cortolillo s.n.C.P. 132 - 97100 Ragusa - Italy

2013/11/17

Testamento spirituale.

Testamento spirituale

A Maurice, Denis, Lucas

Ho finito di essere cattolico.
Ma, non lo sono mai stato.
Io ho una mia religione diversa 
che comprende
il rispetto per tutti:
dal ragnetto alla lucertola
dal rospo alla rana,
ai cani ai gatti ai serpenti,
ai fiori  all'aria al mare alla vita
agli umani. E ogni volta che ti raccordi con loro
senti che sono parte del grande mistero della natura,
della quale sei parte.

Non capisco la funzione della preghiera 
e dei riti "adorativi" di "Qualcuno".
Di Qualcuno-Chi?
E a che serve? e perché?

Conta la chiarezza dell'anima,
la sua pulizia nei confronti di se stessi,
del proprio corpo, e degli altri, 
di tutte le creature dell'Universo.

Conta la gentilezza, il candore,
la gioia di vivere. Sempre.

Non serve la rabbia, l'acredine, l'aggressività.
E' bello "cedere" quando gli altri non capiscono.

Il resto non serve. 
Anche questa mia conversazione? 
Non serve. 

Buona Domenica a Voi Tutti 

Ragusa, 17/11/13

2013/10/05

POESIE EROTICHE dalla Grecia classica


Poesie erotiche 
della Grecia classica

Scelte da Gino Carbonaro

Risultati immagini per google uk ancient grec sexuality

Scena d'amore 
(Vaso greco)



VENERE - AFRODITE





Il sesso per i Greci

    Per i Greci il sesso era la cosa più bella del mondo. Un dono che una divinità benevola aveva elargito agli umani. Un piacere che bisognava godere a mani pieni. Per questo era stata inventata Afrodite, divinità bellissima, nata nell’isola di Cipro, dalla spuma del mare (áfros=spuma), protettrice dell’amore. Ed era detta Afrodite, la "Cipride", perché nata a Cipro, o anche "Kallipigia" (dalle belle natiche). Afrodite! Che fu madre di Éros e di Armonia.



Venere Delfica
(Museo di Ercolano)

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Afrodite (in greco Ἀφροδίτη, Aphrodítē) è, nella religione greca, la dea dell'Amore, della Bellezza, della Generazione e della Fertilità, del Piacere.
______________________________________________________
    
©
(Vedi cfr. Giappone: "Carbonaro Matsuri")

Cesto di fichi/e 
Antichi simboli di sesso femminile
dolcezza  umidità vellutata morbidezza

In virtù di così tanti meriti, ad ogni crocicchio di strada (così come ancora oggi si vedono esposte icone di santi ben-auguranti) venivano posti simboli di Fallo eretto scolpito in pietra o marmo, che nei primi secoli dopo Cristo furono distrutti dalla reazione dei cattolico-talebani del tempo, che considerarono il sesso e la esposizione del "Fallo" fonte di peccato.


 Fallo 
Protettore dei viandanti
(reperto archeologico)
Turchia


    Il sesso, dunque, per i Greci, era la "voce della natura", protetto dunque dalle divinità, e, uomini e donne portavano doni nei templi dedicati ad Afrodite proprio per propiziarne i voti.

 Le poesie scelte in questo sito, provengono dalla “Antologia Palatina”, raccolta che contiene  gli epigrammi dedicati anche (e, perché no?) al sesso e all’amore.  L'ispirazione poetica era richiesta ovviamente ad Afrodite.





(Super-) Fallo 
Protettore dei viandanti
(reperto archeologico)
Turchia



Che, nella Grecia classica il sesso non fosse coperto da tabù, come è ancora oggi qui dalle nostre parti, è dimostrato dai reperti archeologici che decorano vasellame, ceramica greca e giardini interni alle ville greco-romane, dove il sesso è sentito come parte della vita di tutti i giorni e legge dell'universo.

    Da considerare, infine, che mentre per Paolo di Tarso, fondatore della religione cristiano-cattolica, la donna è creatura diabolica e il sesso è peccato (motivo per cui esiste il celibato ecclesiastico, proprio per prendere le distanze dalla donna) per i Greci è tutto il contrario. 
L’amore sessuale protetto dalle divinità non è peccato, ma vita ed atto creato dalle divinità per trasmettere vita. 

Lo stesso principio si ritrova nella religione  
"Shinto" (-ista) giapponese, che ha ancora oggi una festività primaverile definita Matsuri o Festival della Fertilità,
dedicato alle benè-fiche virtù del Fallo e ancora, nel buddismo e nel Brahamanesimo indiano,  e in molte altre culture e religioni.         
(vedi google --> : Carbonaro Matsuri)  




Tempio dedicato a Priapo
(Colonnato all'ingresso)


                                                  Gino Carbonaro






1.  La bella cavallerizza

     Quando l’ebbi dischiusa nel letto, Dòride
natiche rosa,  fra quelle carni mi sentii un dio.
Ella, stringendomi in mezzo il favo fra le anche tremanti,
bravamente accordava a Ciprigna la bella cavalcata.
Nel mentre volgeva a me gli occhi languenti,
che a ogni sobbalzo guizzavano
come lucide foglie al vento
finché dell’uno e dell’altra, 
esausta la candida foga,
Dòride con le membra affrante,
soddisfatta, giacque, immobile.
                                           Dioscòride, Antologia Palatina, V-55

                                                        

2.  Il ponte di baci

     Non potendo baciarmi con la sua bocca,
la divina Rodante mi porse la zona virginale
e io la baciava, mentre come giardiniere che irriga,
traevo all’altro capo il rivolo d’amore
con l’aspirare quei baci; e schioccando sul cinto
le labbra, da lontano la mia fanciulla ribaciavo,
con ciò illudendo il tormento: … e la dolce
cintura era il ponte sospeso fra l’una e l’altra bocca.
                                              Agatia, Antologia Palatina, V, 285





Erotismo 
(Ceramica greca)
                                                                                                                                                        
                                                                                                                 
                                                                                                             
3.  Lo sprone da letto

     A te, Lisìdice, Cìpride dona il pungolo equestre,
l’aureo sprone, ornamento della sua (-di lui) bella
gamba,  onde spossò più cavalle montate. Né mai
quelle cosce arrossò. Con tal garbo le batteva al galoppo,
che senza sforzo sapeva toccare il traguardo.
Per questo appese alle tue porte il bell’arnese d’oro.  

                                             Asclepiade, Antologia Palatina, V, 203

              

                                             Scena erotica

                                                             (Affresco pompeiano)

4.  Frenesia

     Li vidi spasimare nell’irrefrenabile orgasmo.
Restavano attaccati  bocca a bocca, a lungo,
senza saziare mai un amore smodato, anelando,
avvinghiati, di penetrare quasi l’uno nell’altra.
E ricongiunsero ancora le bocche, perché la loro
carne divorava un’eterna sete di desiderio.

                                Paolo  Silenziario, Antologia Palatina, V, 255

                                  

                                                            Cunnilingus
                                                            Scena erotica
                                                      (Affresco pompeiano) 


5.  Alle Ninfe

     Ninfe, regine delle acque, progenie di Doro,
su, fate presto, venite a irrigare il giardino di Tìmocle:
perché Tìmocle, il pio giardiniere, a voi vergini,
sempre di queste piante dona le più belle primizie.

                                   Leonida di Taranto, Antologia Palatina, IX, 335


                                

                                                             Scena erotica
                                                      (Affresco pompeiano)


6.  Bellezza al bagno

     Vergine, tutta biancore di carni,
era al bagno, e con l’una palma
umettava gli aurei pomi delle mammelle;
le vibravano le anche ricurve
con un  brivido vivo,
e palpitavano  i glutei,
più tremuli delle onde;
con l’altra mano distesa, velava,
non tutto, ma solo per quanto ne poteva,
il turgido "Euròta".

                              Rufino, Antologia Palatina, V, 60



      
                                               
                                                                 Scena erotica
                                                            (Affresco pompeiano)


7.  Viva la sincerità

     Scherzavo un dì con la struggente Ermìone,
quando le vidi un cinto ricamato di fiori, o Citerèa,
e v’era scritto con lettere d’oro: 
Tu amami tutta, e non dolerti se altro mi possiede!”
                                         
                                         Asclepiade, Antologia Palatina, V, 158







Afrodite
                                                                 Venere di Siracusa
                                                                      (La più bella)

                                                            

8.  Contemplazione della bellezza

     Bella tutta! Che piedi, che gambe! E voi, per cui             giustamente io mi sento morire: cosce, natiche, pube!
Che curve in quelle anche, e le spalle, le braccia,
che dolcezza di gola, che mammelle, che perle
quegli occhi azzurri, ammalianti!
Oh, flessuosa eleganza di incedere!
oh, baci sublimi con le lingue avvinghiate!
oh, caldi gemiti al mio delirio d’amore..!
                                            Filodemo, Antologia Palatina, V, 132   



                                       
                                                                
                                                                Etèra con arpa


9.  Concorso di bellezza

     Melìssa, Ròdope e Rodoclèa contendevano il vanto                      chi fra di loro avesse più bello il fior del pube.                          Vollero che io giudicassi, e come le celebri dee                            mi si posero davanti nude, tutte profumate,                                         tutte provocanti. Quello di Ròdope in mezzo                               alle cosce mi apparve divino, splendido                                        come rosaio dischiuso da zéfiro vivace…

    Quello di Rodoclèa stava nitido, scultoreo, come
tra bianche colonne un tempio, sacrale, appena
appena disegnato da una peluria dorata.

     Quello di Melìssa era turgido come
melograno maturo, rosato: un sogno. Basta!
ben sapendo quali pene (pene?) ebbe Paride dal suo giudizio,
tutt’e tre le immortali io cinsi di vittoria.

                                           Rufino, Antologia Palatina, V, 36




Le tre Grazie                                                                                                                                  (Canova)


                                         
10.  Esitazione

     Crisìlla, perché stai lì fissando la terra,
e in punta di piedi sfioccoli la cintura?
Il pudore vive, ma lontano da Cìpride;
e se muta hai la lingua, fai un cenno,
non temere, di’ di sì ad Afrodite.

                                      Irenèo Referendario, Antologia Palatina, V, 253


                                               

                                                                   Scena erotica
                                                             (Affresco pompeiano)


11.  Il leccone 

     Demonatte, non stare a guardare sempre giù.
Tieni a freno la lingua, poi che pungono i peli di carciofo.  
Vivi in mollezze, ti adagi su letti di rose, e seppure
non sei figlio di Semèle, ti nutri fra le cosce.
             
                                                           Nicarco, Antologia Palatina, XI-329


                                                
                                                                            
                                                                            Priapo
                                                                     (Divinità greca)
Affresco pompeiano


12.  L’ammonimento di Priapo

     Son Priapo che sto sempre vigile qui fra le siepi
ove a guardia dell’orto mi collocò Dinòmene.
Vedi, furfante e ladro, che palo ch’io drizzo?
Dirai: “Tanto arnese per si’ pochi erbaggi?”
Appunto, per pochi ortaggi!
                         Leonida di Taranto, Antologia Palatina, XVI-236





Scena erotica
Satiro in amore  
(da piatto greco)

13.  La Sirena

     L’ardente Asclèpia, con gli occhi azzurri dell’onda                  serena, invita tutti a salire a bordo per vogare                              insieme sul mare dell’amore.

                                                             Meleagro Antologia Palatina, V,156


                                      
                                                Saffo 


14.  Lamento della fanciulla tradita

     Notte divina! e tu lampada! allora tutt’e due noi                   volemmo voi sole, testimoni dei nostri amori.

Egli giurò di amarmi sempre, io giurai di non tradirlo mai:
giurammo e voi sanciste insieme il nostro accordo.
Ora egli dice che quelle parole sono scritte sull’acqua:
“Lampada, ma tu lo vedi! Con altre donne!”
                                                                Meleagro, Antologia Palatina,  V, 8


                                 
                                                                    Scena erotica 
                                                                  (da piatto greco)


15.  Brindisi malinconico

     Voglio ubriacarmi. Versa ancora una volta, versa
e brinda “a Eliodora” e al puro vino mescola
il  suo dolce nome. E la corona profumata di unguenti,
dolce ricordo di lei, poni attorno al mio capo. 
Vedi, anche  la rosa, amica dell’amore, piange sapendo
altrove la mia donna e non tra le mie braccia. 
                                      
                                                                      Meleagro, Antologia Palatina V-136




                                                

                                                          Affresco pompeiano

16.  Per una ghirlanda

     Intreccerò la violaciocca e il molle narciso,
intreccerò col mirto i sorridenti gigli,
intreccerò il croco soave e il purpureo giacinto,
intreccerò la rosa cara agli innamorati,
per la ghirlanda che infiori ad Eliodora le tempie
e i riccioli odorosi dei capelli dorati.

                                             Meleagro, Antologia Palatina V-147

                                        

Scena erotica
                                                                 (Bassorilievo greco) 

17.  Carpe Diem

     Non voglio garofani, né tintinni di cetra,
né vini di Chio, né profumi di Siria,
non bagordi, né orge e gozzoviglie.
Odio codesti come sintomi di follia.
Ma di narcisi cingetemi il capo,
lasciate ch’io oda suoni di flauti e ungete
le mie membra con olio di croco:
bagnatemi con vino di Mitilène la gola,
e portatemi qui, una vergine da bordello.

                                             Filodemo, Antologia Palatina, XI-34

                                   
          
                                                            Scena erotica 
                                                          (da piatto greco)

18.  Preferisco le schiave

     Piuttosto che le donne altere, io scelgo le schiave.
Le prime hanno pelle profumata, 
portamento superbo, e il loro amplesso 
sfiora sempre il pericolo. Le altre hanno pelle
e grazia naturale, ti accolgono a letto
senza problemi, e non richiedono spese eccessive.

                                                   Rufino, Antologia Palatina,  V-18 



                                
                                                                  Scena erotica 
                                                                 (da piatto greco)


19.  Al giudizio il basso corporeo

     Proprio io sono stato chiamato a giudicare tre sederi.
Loro, le divine, mi avevano scelto e mi mostrarono 
scoprendolo il loro nudo splendore.
L'una fioriva della candida dolcezza dei glutei
suggellata da fossette rotonde.
L'altra si apriva alquanto, e la sua carne perlata
diventava quasi vermiglia, rossa quasi come una rosa purpurea.
La terza era come mare in bonaccia
percorso da tacite ondate. Morbida epidermide scossa
da un naturale tremore.

     Se il giudice delle dee avesse visto quei culi,
certamente non avrebbe voluto vederne di altri.

                                                     Rufino, Antologia Palatina, V-35  

         
       Scena erotica                                                        
    Affresco pompeiano 


20.  Ragazza al bagno

     Una giovane donna dai piedi argentei faceva il bagno
spruzzando i candidi seni, mele dorate.
Il basso corporeo ben tornito palpitava.
Movimento armonioso (era) la sua pelle
più insinuante dell'acqua,
mentre con la mano aperta teneva celato
il fior del pube, non tutto, 
ma quanto le era possibile.

                                                   Rufino, Antologia Palatina, V- 60   






                                                                   Venere di Cnido
Prassitele IV sec. a. Cr.
(marmo pario)

                                          

21.  Cogli l'attimo, cogli il piacere

     Piacere! Questo e nient'altro è la vita!
Bando alle angosce. Breve è il tempo del vivere.
Subito a me, vino, danze, corone di fiori e donne.
Voglio godere oggi. Oscuro è il domani.
                                         Pallada, Antologia Palatina, V- 72   
                                         

Scena erotica 
da piatto greco

                                                   
22.  Anche tu sfiorirai


     Rodoclèa, a te mando questa bella corona di fiori
che ho intrecciato con le mie stesse mani. Per te
ci sono gigli, rose, anemoni profumati, 
un narciso delicato e una viola dall'intenso splendore.
Pònila sul capo e metti da parte ogni arroganza:
anche tu sei in fiore come la corona, e..
anche tu, amor mio, sfiorirai.

                                           Rufino, Antologia Palatina, V- 74  


                   


                                                      Figure su fondo nero

23.  Verginità

     Tu, Eliodora, vuoi risparmiare la tua verginità..
A che scopo? Non è scendendo al regno dei morti
che troverai chi ti ama. Il piacere d'amore 
sta solo nei vivi. Nell'Acheronte, mia piccola,
giaceremo tutti ossa e cenere.

                                    Asclepiade,  Antologia Palatina, V - 85



                                        
             
                                                                  Satiro 
                                                                (bronzo)

24.  Profumo

     Zenofila, ti mando un profumo soave.
Sarà un piacere per il profumo,
non già per te. Sei tu che lo profumi.

                           Marco Argentario, Antologia palatina, V - 91  

Scena erotica
"Curiosità"
(Da vaso greco)

25.  La dolce Melìte

     Melìte, tu lo sai? Hai gli occhi di Era,
le mani di Atena, il seno di Afrodite,
le caviglie di Teti. Beato chi ti guarda,
tre volte di più chi ti ascolta,
un semidio chi ti ama, un dio chi ti possiede.

                                                 Rufino, Antologia Palatina,  V - 94
                                           
                                                                     


                                           Scenes gréque érotique Louvres


        
26.  Alcippe e la madre

     Pazzo ero! Innamorato della giovane Alcippe. 
Ah! un giorno l'ho convinta, ed è venuta con me 
di nascosto, e nel letto furtivamente la possedevo. 
Tremava il cuore ad entrambi,
Qualcuno poteva scoprirci, e vedere 
il nostro enorme desiderio nascosto.
Questo il timore.
Ma, i nostri mormorii non sfuggirono alla madre
che entrando gridò: "Alcippe, basta!.. 
Ora tocca a me, metà per ciascuno!"

                             Marco Argentario, Antologia Palatina, V - 127 





Afrodite Kalli-pigia
Afrodite dalle belle natiche
(Canova)

27.  Non parlare, amami..

     Gettiamo amore mio le vesti, ed accostiamoci,
il mio corpo nudo, il tuo corpo nudo, avvinghiati,
e niente sia fra mezzo a noi. La tua veste leggera
mi sembra come le mura di Semiramide.
Avviciniamoci l'uno all'altra, il petto e le labbra.
Su tutto poi, regni il silenzio: non mi piace
il parlare indecente.
                           Paolo Silenziario, Antologia Palatina,  V - 252 
                        

                                                     Scena d'amore
                                                     (da vaso greco) 


28.  Non soffrire se mi possiede un altro

     Giocavo un giorno con la stupenda Ermione,
che aveva, lei Signora di Pafo, una cintura
ricamata di fiori e una scritta in lettere d'oro:
"Amami, amami perdutamente, interamente,
infinitamente e.. non soffrire se vado con un altro". 
                             Asclepiade, Antologia Palatina,  V - 158


29.  Ti faccio torto

     Se ti faccio torto baciandoti,
se pensi che i miei baci siano una violenza..
puniscimi con la stessa violenza..
vendicati..
dammi anche tu un bacio.
                        Stratone, Antologia Palatina,  XII - 188



30.  Il bacio è nettare

     Xenofila mi ha dato un bacio questa sera.
Ah! le labbra erano umide. Quel bacio era nettare.
La bocca stillava miele! E mi ha ubriacato 
quel bacio. A lunghi sorsi ho bevuto l'amore.




Bellezza e armonia dell'arte greca
modernamente rivisitata


31.  Tra amarezza e rammarico

     Ma guarda, Difilo, quante belle 
incantevoli ragazze vestite di porpora
che non possiamo raggiungere.
Come fichi/e maturi/e in cima ad ardue rocce,
se le mangiano i corvi, Difilo, i corvi
e gli avvoltoi se le mangiano.

                        Stratone, Antologia Palatina,  XII - 185


32.  Vecchiaia che avanza 

     Già i miei capelli sono bianchi sopra le tempie,
in mezzo alle cosce il favo mi penzola inerte.
Il pendente non serve a niente. 
La squallida vecchiaia mi invade.
Ahimè! So come fare l'amore,
ma non ne sono più capace.

                                          Stratone, Antologia Palatina,  XII - 240



Stupenda 
Nike di Samotracia
Bellezza e armonia dell'arte greca
(scultura alessandrina)




33.  Prima di tutto, Afrodite

     Ròdope, donna altera,
Tu che nella tua giovinezza 
non hai voluto cedere 
agli attacchi di Cìpride,
ora, deposto il tuo regale cipiglio,
mi apri le braccia, ti sfilacci il peplo  
e mi accogli con dolcezza nel tuo letto.
Adesso, fusi in unico amplesso,
in catene io giaccio,
senza rimpianti 
per la libertà perduta.
Così, anime e corpi dei mortali
sono travolti nel gorgo dell'Amore.

                                                            Antologia Palatina V - 249


34.  Ultima esitazione (n. 2)

     Krysilla, perché stai lì, a capo chino
fissando la terra, mentre in punta di dita
sfioccoli la cintura?

Lontana da Afrodite vive il pudore.
E se muta hai la lingua,
con uno sguardo indica almeno 
il tuo assenso a Cìpride.

                                                                          Antologia Palatina, V - 253



35.  Hai tutto Melìta

     Melita, sei splendida! Hai le pupille di Hera,
le caviglie di Tétide, le mani di Atena, 
i seni? .. di Afrodite.

Chi ti guarda è felice, 
felice tre volte chi ti ascolta,
semidio chi ti bacia. 
Chi ti possiede? 
                                      … un Dio!..


                                                        Dioscòride,  Antologia Palatina, V - 94
  


Venere
(Botticelli)
36.  Vergine al bagno

     T'ho vista, dolce Vergine, al bagno..
Tutta biancore di carni.
Con una mano umettavi 
gli aurei capezzoli alle mammelle.
Ti palpitavano le anche ricurve 
fluttuando i tuoi globi 
più tremuli delle onde, 
mentre con l'altra palma distesa
coprivi, non tutto,
ma solo per quanto potevi
il turgido, inquietante, "Euròta". 


Rufino, Antologia Palatina, V - 60





Il bacio
(Rodin)

37.  Il bacio

     Dolce è il bacio di Corinna, se giunge sull'orlo del labbro.
Dolce, se sfiora appena il colmo della bocca
Ma, non sull'orlo del labbro depone i suoi baci..
Ella attira e succhia tutta l'anima fino alle unghie.

                                    Rufino, Antologia Palatina, V - 14

38.  Il bacio 

     Una ragazza mi ha dato un bacio di sera.
Era buio. Aveva le labbra umide. Era nettare
quel bacio (la bocca stillava nettare)
e mi ha ubriacato, il bacio.
A lunghi sorsi ho bevuto l'amore

                                           Agazia Scolastico, Antologia Palatina, V - 305

39.  Presentimento

     Quant'è soave, amici miei, il sorriso di Laide,
quanto sono soavi le lacrime che versa 
nel dolce moto degli occhi. Ieri piangeva senza motivo,               
appoggiando la lungo la testa china sulla mia spalla. 
Piangeva, e io la baciai, e come da una sorgente fresca
le lacrime si riversavano sulle bocche accostate.
"Perché piangi?" le chiesi. E lei così mi rispose:
"Temo che tu mi abbandoni. Siete tutti spergiuri.

                                                         Paolo Silenziario, Antologia Palatina, V - 250


40.  La risposta 

     Piangi, Lisídice mia cara, mi dici parole toccanti,
mi guardi languida, mi sei sempre addosso, 
mi baci senza respiro. Questo è amore, ne sono certo.
Ma.. quando ti dico "eccomi", tu resti immobile.
Allora, in te, non vedo più niente.. 

                                                   Agazia Scolastico, Antologia Palatina, V - 306


Lucerna itifallica


41.  Il leccone (seconda versione)

     Demonatte, non stare a guardar sempre fra le gambe.
Stai fermo con la lingua. 
Lo sai che i peli di carciofo pungono.
Vivi in mollezze, ti stendi su letti di rose,
ti nutri fra le cosce. Ma non ti stanchi mai?

                                    Nikarko, Antologia Palatina, XI - 329




Ἀφροδίτη Καλλίπυγος 
(Aphrodite Kallipygos), 
ossia "Afrodite dalle belle (kalòs) natiche (pygos)",
Venere Callipìgia
(Venere dalle belle natiche)

42.  Adesso ti paga lei..

     La bella vecchia.. sì, bella! L'hai vista da giovane?
Allora chiedeva molto. Ora ti paga lei se la monti.

Troverai che è una artista. Se poi la fai bere,
scoprirai ancora quanto è brava e l'avrai docile
ad ogni tuo capriccio.

Tracanna tre, quattro bicchieri buoni e allora
a tuo piacimento tutto si inverte. 
Tu di sotto e lei di sopra. 
    
                                       Nikarko, Antologia Palatina, XI - 73
                                                                
                                                              
                                                                                                              Ovidio 
                                                                                                        Ars Amatoria
  
43.  Pensaci Automedonte .. 

     E' già tutto pronto. 
Adesso mandiamo a chiamarne qualcuna.
Sì, fai presto, chiama Letòide, dille che faccia presto.
No! aspetta. Se viene che faccio?
Ora è molle più di una lattuga.
Da solido e dritto che era vissuto,
ora giace morto e sepolto fra le cosce.
Certo di me riderà. 
Come posso navigare senza arnesi
dove posso andare se il remo e floscio?

                                      Automedonte, Antologia Palatina, XI - 29




Bi-Fallo
 scultoreo pendente

44.  La bella danzatrice

     La bella danzatrice venuta dall'India,
io l'adoro, non perché da piccola 
apprese a muovere le membra in modo procace,
ma perché sa ballare anche attorno a un logoro fusto
e non schifa le bucce rugose.
Adoro come linguaggia, titilla e smuove!
Ma se dimena le cosce, 
fa svegliare un morto dalla tomba.

                                   Automedonte, Antologia Palatina, V - 129



Apollo
(Prassitele) 


45.  Tacere è bello

     Petto con petto, i miei capezzoli sulle sue mammelle, 
le mie labbra incollate alle sue dolci labbra,
la mia pelle unita alla pelle di Antigone.
Il resto taccio. Solo la lucerna fu testimone del fatto.

                                            Marco Argentario, Antologia Palatina, V - 128
                                        
                                                                      

                                                      Il  candelabro di Priapo

46.  Maga d'amore 

     Ah, Melissia, maga d'amore, ballerina d'oriente.
Ti muovi e danzi con figure lascive 
fino alla punta delle dita. Tu mi streghi,
perché in tutto ci metti il sentimento, l'amore.
E agiti le tenere mani in questa o in quell'altra maniera,
e ti dai da fare tenace e dolce attorno 
a un tronco ormai collassato.
Non ti tieni lontana dalle rughe della vecchiaia,
e baci, graffi, solleciti, riprovi, mi abbracci, mi baci,
e quando infine muovi le gambe, allora
riporti su la clava dal regno dei morti.

                                              Automedonte , Antologia Palatina, V - 129

47.  Con chi conviene far l'amore?

   Penso e rifletto con chi conviene fare l'amore? 
Per strada ti lamenti delle prostitute 
professioniste del sesso, ma avide di denaro. 
Se ti ritrovi a letto con una vergine,
arrivi al matrimonio legale, 
se non vuoi scontare la pena che tocca ai seduttori. 

  Risvegliare senza piacere l'amore per tua moglie? 
Trascinato a compiere il tuo dovere coniugale? 
Minestra riscaldata! 

  I letti adulteri? Ma, quelli sono da escludere, 
e con essi vada la passione per i ragazzi.

 La vedova allegra? Si attacca a un uomo qualunque
e si comporta da donna esperta in tutto e per tutto.

 La vedova saggia? Ha appena finito di fare l'amore
ed è subito presa da un sano rimorso, e si pente
di quello che ha fatto. Raccoglie i resti del suo pudore
e corre via annunciando la fine del rapporto.

 E allora? La serva?
Ma, se fai l'amore con la tua serva, 
tu hai accettato a priori di diventare 
schiavo-di-una-schiava.
E se vai con quella di un altro? 
La legge ti appioppa l'infamia, 
ed è reato contro la roba d'altri.  

  A tutto questo? 
A tutto questo ..  ha scampato Diogene,
il filosofo, che con la sua stessa mano
si è goduto da solo l'Imeneo, 
senza bisogno di Laide.

  Ha fatto l'amore da solo. 
Con la persona che amava di più.





  
Candelabro
Scultura priapea 
apotropaica itifallica
Baluardo contro la jettatura






Postilla: Fallo come oggetto apotropaico

     Le ville romane (vedi reperti archeologici di Pompei ed Ercolano) erano di frequente ornate di falli d'oro, d'argento, di corallo, di bronzo, di legno, in forma di statuette o come porta lucerne (vedi scultura sopra riportata)
     Uomini donne, bambini portavano addosso amuleti a forma di fallo come portafortuna e difesa contro il malocchio. Molti poeti romani, fra cui Marziale, Orazio, Virgilio  (vedi: --> Catalepton virgiliano) e ancora Tibullo e Ovidio (vedi: Ars Amatoria) dedicarono molte poesie ai cosiddetti "Carmina priapaea".  






Dulcis in fundo
LEDA e il Cigno



Goustave Courbet
"L'origine dell'Universo"
Paris Musée du Louvre

ù

L'originale


Plaisir d'Amour
Autoerotismo di classe
(Ditus lascivus)




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JAPAN - MATSURA                 

Fertility Festival
  
   


Strumento di lavoro per donne libere





JAPAN
SHINTO e MATSURI

     "Famosissimi sono i festeggiamenti (Matsuri) che hanno luogo ogni anno il 15 marzo nel sacrario Shinto di Takata nelle campagne vicino a Nagoya, nel corso dei quali vengono portati in processione tra le risaie dei sacri Falli eretti di legno di monumentali proporzioni e minuzioso realismo, nonché stendardi con vulve "sante" a colori, tra corone di cartigli benedetti. Al termine della sacra funzione ha luogo un casereccio lancio di crocchettoni in riso battuto (mochi) alla folla festante".  

               Riportato da: Fosco Maraini, Ore giapponesi, Corbaccio Editore, IV edizione, 2006




MATSURi
Japan Festival


1. Japan Fertility Festival


2. Japan: Fertility Festival


Vagina-shaped lollipops
3. Matsura Penis Festival
Poesie (e foto) scelte da Gino Carbonaro

Penis posing, Kanamara Matsuri, Tokyo, Japan

4. Matsura 2016 Penis Festival 


Shinto Kanamara Matsuri, the Festival of the Steel Phallus, started as a small tradition but has grown into a popular a tourist attraction

5.  Japan: Matsuri Penis Festival
Japanese erotic design


-->  Leggi anche  <-- 
"Se il nudo è peccato"

https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=378756633340005935#editor/target=post;postID=5575021698933736650;onPublishedMenu=allposts;onClosedMenu=allposts;postNum=6;src=link

 Oppure
"Fico: l'albero sacro alle donne!"

http://ginocarbonaro.blogspot.it/2011/04/il-fico-e-le-donne.html





Tornando alla Grecia

Per La Destituzione Dei Governi Illegittimi's photo.

Efebo greco



Delikatessen: 

Colta in flagrante? 
  • Sorpresa in Fallo,
  • con l'amico di-letto!  (Carbonaro!)

Esortazione:
  • Tieni duro, cazzo!
  • Non mollare, coglione! (Carbonaro!)

Genitali?
  • Sono mezzi di Comunicazione totale! (Carbonaro!)

Reazione fulminea?
  • Non mi rompere i .. polmoni ! (Carbonaro!)

In mare, un avviso?
  • Tonni .. state attenti alle Tonne! (Carbonaro!)

La monaca racconta?
  • Era Messa.. sull'altare ! (Carbonaro!)
Genitali

  • Strumenti di comunicazione totale!
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Ancient India Sexuality

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David Hamilton Photo 1977