2018/01/23

ELOGIO della Scuola Media Vann'Antò di Ragusa

Considerazioni del prof. Gino Carbonaro
sulla esperienza condotta in 2^ C
della Scuola Media Vann'Antò 
di Ragusa



2^ C Vann'Antò 
8 gennaio 2018


      Esperienza incredibile la mia! Ero stato invitato come scrittore a partecipare ad una Tavola rotonda che si sarebbe svolta in una classe di 2^ della Scuola Media Vann'Antò. 

Il tema? 

Scrittura e comunicazione

     Obiettivo della "Tavola rotonda?" Quello di dare degli input a giovanissimi studenti e studentesse che si preparano a scrivere un libro. Il contributo era dato dal fisico nucleare Gigi Cappello, dalla  giornalista Amelia Cartia, dallo psicologo Emilio Castaldi e dal sottoscritto. Si è trattato - ritengo per tutti noi - di una esperienza incredibile.   
                                                                  
    Solitamente, quello che comanda e gestisce le nostre impressioni sono le aspettative. Mi era stato detto che si trattava di una classe mista costituita da 26 studenti, mi era stato detto che si trattava di una classe "speciale", di studenti "speciali", di studenti-attenti, di studenti curiosi, spugne che assorbivano con avidità l'ossigeno del sapere, ma io? io ero convinto che si potesse trattare di elogi di routine. Perché, da tempo non sento più dire bene della scuola e degli studenti, e docenti amici ancora in servizio mi dicono  che vorrebbero andare via dalla scuola, ma si tratta di docenti che non si realizzano, e parlano male dei proprio alunni.                               
     Questo può capitare. Per cui, proprio questa mattina mi sono presentato all'appuntamento preparato a ritrovarmi in una classe dove gli alunni avrebbero potuto mostrarsi annoiati e pronti allo sbadiglio. 

Invece? la sorpresa! 

     Una incredibile sorpresa per tutti i relatori! I 26 alunni (tranne uno che era assente) ce li siamo visti di fronte con i loro cinquanta occhi puntati sopra di noi, pronti a non perdere neanche una parola di quello che avremmo detto. Occhi che si abbassavano solo per prendere appunti. Pronti per alzare educatamente un braccio per chiedere informazioni, per chiarire qualcosa che per loro avrebbe dovuto essere chiarito o approfondito. 

Tutt'ad un tratto? 

     Mi sono sentito felice. Mi sembrava di vivere in un mondo dorato, armonico, ideale. E mi rendevo convinto che la scuola avrebbe dovuto essere proprio così.  
                                       
     Chi scrive, si è  allontanato dalla scuola tempo fa quando gli studenti avrebbero dovuto essere diversi (cioè migliori) di quelli di oggi (così mi aveva fatto capire qualcuno). E invece?  mi ritrovavo piccole donne e piccoli uomini carichi di rispetto per gli adulti, curiosissimi, serissimi, preparatissimi, in possesso fra l'altro di informazioni (e cultura) parallele a quelle che dà oggi la scuola, con programmi scolastici molto spesso rigidi, asettici, che qualche volta possono risultare indigesti.    
                                                               
     Ma a chi attribuire il merito di questa realtà? Questo mi è stato chiesto da qualcuno quando ho parlato di questa mia bellissima esperienza. Il merito? Evidentemente va attribuito allo staff docente, del quale ho avuto la fortuna di conoscere i proff. Paola Stella, Rosalba Di Martino e lo psicologo Emilio Castaldi. Docenti eccezionali che erano felici di ascoltare le nostre considerazioni su questi alunni aperti alla cultura, assetati di sapere, per non dire che questi giovani avevano nella loro personalità il concetto di rispetto per i relatori che eravamo ospiti e adulti.     
                                                             
     Perché, è chiaro che l'impegno (l'abnegazione e l'amore) che questi  docenti dedicano alla scuola, cioè ai giovani, si riflette proprio in questi ultimi. La classe è lo specchio di chi la gestisce e la dirige.  
                       
    Un campo ben lavorato? dà frutti eccellenti, e per me questi giovani sono stati alla stregua di virgulti fertilizzati fertilizzati con cultura e amore.                                                                               
     Mi viene da pensare all'etimo della parola educazione che discende dal latino ex-ducere, trar fuori .. il meglio .. da una piantina, cioè da uno studente. E la parola è mutuata dalla agricoltura. Ma, se l'elogio si fa alla classe, e dunque ai docenti, che sono stati capaci di instaurare questo bellissimo rapporto, di mettere a punto queste meravigliose creature, va detto che il merito va anche al Preside, perché? Perché, se la scuola non è serena, se il coordinatore non si chiama Rosario Pitrolo e non ha il suo carisma, non ha passione per la scuola, comprensione per i docenti, amore per i ragazzi, questi risultati non possono essere raggiunti. 

     Alla fine della giornata, abbiamo visto gli occhi di questi ragazzi splendere di felicità. Ma tutti eravamo felici e lo saranno ancora i genitori, per i quali i figli rappresentano tutto. I nostri i figli sono i nostri tesori, sono il futuro della società. Un elogio a questi giovani che si preparano a scrivere un libro, a questi docenti che sono stati sopra ricordati, al Preside eccezionale prof. Rosario Pitrolo, alla storica Scuola Media Vann'Antò di Ragusa.

2018/01/22

ANTONIO SALIERI MUSICIAN (in ENGLISH)

Antonio Salieri

                                                                   di Gino Carbonaro
                                         Tr.  in English  prof. Douglas Ponton

     Antonio Salieri, musician,  was born in Legnago (Verona) in 1750. Died in Vienna in 1825. He was "Kapellmeister" and "Court Composer" at the Habsburgs. Famous in his day, had as pupils Beethoven, Schubert, Liszt, Meyerbeer, Czerny, and the son of Mozart, Franz Xavier Wolfgang.

     The Habsburgs, who held him in high regard, in 1778 commissioned him to compose "Europe recognized" opera with which it opened the Theater "La Scala" in Milan.

     Salieri è presente in the film “Amadeus” by Milos Forman, which tells the life of Mozart. In Vienna of the time, the Czech Director presents an imperial court lazy, dull, sleepy, whose favorite music died, it would be then that of Salieri, but could not understand the greatness of Mozart.

     And yet, in a final step of the film, Salieri is passed as responsible for the death of the great musician of Salzburg. The damage done to the figure of the composer of Legnago, by this director, and as a whole, by Peter Shaffer scriptwriter, and producer Zaentz, was inexcusable.

    The film in question, emphasized the greatness of Mozart on the one hand, and the dull malice and envy of a man who would have employed assassination to eliminate the hated rival. Findings of the more serious because not justified, as we shall see, and not tried.

The injury of Antonio Salieri

  
  Today, Antonio Salieri is known almost only musician in the world of professionals. He is known, but not much studied. And, what is known about him comes to us indirectly, by reading some biography of Mozart. Always, though, someone has had the suspicion that anything negative is handed down today on behalf of Salieri was the result of suspicion and backbiting that after Mozart's death someone has circulated to art in Vienna in time.

      A comparison with Mozart, the judgment of Antonio Salieri was not always positive. Mozart was the divine, the genius, the right hand, while Salieri was presented as opportunistic character, almost evil, and left with a halo.

    Clearly nell'accingerci to listen again after centuries Salieri's music was subjected to an "inference" that disturbs the serenity of judgment. And it is clear that, if you want to be objective in listening, you have to remove the boulder in a decisive manner the pre-judgment that lurks within us. Clean the slate of mind from any possible interference. And this is not easy.

     To enter the world of our author, you must first understand why the imperial court of the Hapsburgs had appointed Antonio Salieri, "Kammercomponist" Composer of the Court, in preference to other musicians that history has then filtered as worthy of fame.

Some hesitancy

     The question that arises is the following: they were really clueless these protagonists of the Habsburg court, which among other things were great listeners of music? (1) Our reference is the Empress Maria Theresa of Austria, who in 1774 appointed the "twenty-four" Kapellmeister Salieri, giving for years to come the task of composing "Europe recognized", opera by which August 3, 1778 was inaugurated in Milan the "New Royal Ducal Theatre", ie the current "La Scala".

          At the time, Salieri is only 28 years old.

The question still remains, if it was just as incompetent Emperor Joseph II, a great lover and patron of the opera, which in 1786 named him "Kammercomponist" Composer of the Court, and in 1788 he wanted to reward him with a gold medal for the ' It works "Axur king of Ormus", considered in his opinion "the best opera ever composed." And was the highest of honors.

      And 'a must wonder, which jealousy could have from a musician Mozart esteemed and protected by the Emperor of Austria, and more highly decorated? And one wonders why, at the first of the "Magic Flute" (Die Zauberflöte) "(1791), two months before his death, Mozart wrote the following letter to his wife Constanze, who's pregnant sixth son (Franz Xavier Wolfgang ) he was at the spa of Baden bei Wien:

 "Beloved wife,

     Yesterday, at six I went to take Salieri and Katherina Cavalieri (famous soprano note) and I brought them into the stage. You can not imagine how they were both kind, how they liked not only my music, but the booklet and the whole. They said it is a work worthy of being represented on the occasion of the most solemn holidays in front of the greatest monarchs, and that certainly would have revised other times, never having seen a show nicer and more pleasant. He (Salieri) listened and watched carefully, and the last symphony chorus there was no song that he has not torn a "good" or "good", and they never stopped to thank me for the pleasure I got them."

    The "Magic Flute" was inaugurated at the "Theater aut der Wieden" in Vienna on September 30, 1791. Mozart died two months later.

Relations between Salieri and Mozart

     Relations between the two musicians were formally cordial, Mozart and Salieri was very keen judgment, considered the musical expertise that was recognized by all and the status he derived from two prestigious roles within the Habsburg imperial court. And, as evidenced by a letter written to his wife, that being privately supposedly truthful.

   Good relations, therefore, confirmed by the fact that during the "nominations" to Master of composition (1786) Salieri had directed "The Marriage of Figaro" opera composed by Mozart soon. But, it will happen sometimes that Salieri direct works of Mozart, as well as 15 November 1790, on the occasion of the coronation of Leopold II, Holy Roman Emperor, when Salieri heads in church two sacred works of Mozart.



DA QUI --- However, in support of these appointments "Imperial" is a piece of news that can not be underestimated: the fact that Salieri was master of Schubert, Meyerbeer, Liszt [2], Czerny, and Beethoven (who dedicated three sonatas) , composers who were not the last to arrive in the music of all time. And except Schubert and Czerny, none of the above-named musicians was Austrian. In fact, Liszt was Hungarian, the other Germans were transferred to Vienna to take lessons of Salieri, as well as to reside in what was considered the cradle of musical culture of the time. But, we still know that Salieri gave music lessons and counterpoint at the same son of Mozart! [3]

Franz Xaver Wolfgang Mozart
1791-1844
Composer, Pianist, Conductor And,

If he gave lessons to Franz Xaver Wolfgang Mozart, who later became a composer, pianist and orchestra, it is clear that every rumor or suspicion negative on account of our not had come to the ears Constanze, his beloved wife of Mozart, who gave his son the great and recognized Kapellmeister, "after" the death of Mozart. If anything, it could be just the opposite: that the resentment (if ever there were) were just that of Mozart, always in financial straits (died 3000 florins debt) had to say when he found himself slipping in hand the task of master harpsichord Princess Wurttemberg. A post he was assigned to Salieri. Nevertheless, we must not forget that in a day of snow and frost that on December 5, 1791, in St. Stephen's Cathedral, Salieri was one of the few present at the funeral Mozart.

The scapegoating What then Mozart, always in poor health, he died because of a poisoning, it is probably true, but it was not of "arsenic water", as Wolfgang complained to his wife, but of "mercury" that doctors of the time prescribed with extreme lightness to their patients. Just remember the end of Niccolo Paganini (1782-1840) suffering from syphilis, and its common knowledge-based care "mercurial medicines", which slowly but surely harmful to the kidneys, causing the consequent poisoning of the patient. Yet, the medicine of the time prescribed mercury as a purgative, deworming, antiluetico, and even against lice, fleas and lice. A kind of antibiotic in the short time that cared, but in the long term carried the sick to the grave. Unbelievable but true, this drug a "miracle" was used in medicine until the early twentieth century, and for syphilis until the fifties of the last century (see, "barrels of Campailla" in Modica, Sicily). It took a long time before we understand what were the "effects"






                             FEDE, SPERANZA, CARITA’


                                      di Gino Carbonaro

     Fede, speranza, carità sono considerate “virtù” teologali. Princìpi etici (o parole vuote) che attengono soprattutto alle religioni. La terna dei valori fu assemblata da Paolo di Tarso che nella lettera ai Corinzi esorta i suoi seguaci a credere in quello che lui stesso andava predicando e in quello che aveva predicato Gesù: a credere nell’aldilà, nella esistenza che continua dopo la morte, nella esistenza degli angeli, del paradiso e dell’inferno, nella resurrezione dei morti e ancora a quello che aveva affermato Mosè, che sosteneva di essere salito sul Monte Sinai e che aveva ricevuto i comandamenti direttamente dalla voce di Dio.
    In buona sintesi, per vivere la religione, il cristiano deve avere Fede nelle cose che vengono dette, e speranza che quanto accettato per fede non sia una verità immaginata, cioè non-vera. Di necessità, poi, l’uomo di religione (il fedele) deve mettere in atto l’altra verità teologale: cioè la Carità, donando aiutando chi ha bisogno. 

     Va sottolineato che Paolo di Tarso parlava di carità, che implicitamente poneva un rapporto asimmetrico fra ricchi e poveri, escludendo il concetto di amore, che Paolo non recepiva dal Vangelo. 

    In verità, Gesù aveva esortato gli uomini a non chiudersi dentro la armatura dei propri interessi, e considerava necessario pensare ai bisognosi. Indispensabile alleggerirsi degli averi, “donare” agli altri ciò che era in sovrappiù. La frase passata poi alla storia recita: “Quod superest date pauperibus”. Come dire: "Ricordati che in questo mondo tu non sei nato solo per pensare a te stesso, ed è doveroso aiutare chi ha bisogno. Aiutalo, dunque, solo per quanto ti è possibile". È così che potrai essere accolto nel Regno dei Cieli. L’etica non è kantiana, perché si tratta di una sorta di “do ut des”, do per avere qualcosa in cambio (ricompensa nei cieli) mentre noi sappiamo che il dono non aspetta nulla di ritorno, neppure la riconoscenza. 

      Se per Gesù, il donare agli altri è una esortazione, per l’Islam è un dovere. La Zakat, la carità, come mezzo di purificazione dei peccati, viene tuttora imposta al fedele nella misura del 2,5 % del suo introito annuale. Il tutto sostenuto pur sempre dalla “Fede” in quello che detta e promette Maometto, nella speranza che ogni atto di carità avrà un ritorno nella misericordia divina. Carità non disinteressata, dunque, ma necessaria perché possano aprirsi le porte del paradiso islamico, per gustare la dolcezza delle bellissime e vergini Uri. 

Dittature e concetto di Fede

     Ma, a guardar bene, anche le Dittature poggiano la loro filosofia su terne di valori. (Il numero “3” parla da sé!)  

“Credere, obbedire, combattere”,

era il sintetico programma con il quale durante il “Ventennio” apparvero i primi murales e i primi “brainstorming” della storia.   Un vero assalto alla mente dell’“Uomo Qualunque”, per fissare programmi mentali di incondizionata ubbidienza e sottomissione al Potere, per creare bene nella mente di tutti, convinte adesioni a ciò che deve essere riconosciuto come vero e pertanto accettato. Si tratta di “Idee-valori” che poggiano sempre sul numero “3”, princìpi per i quali si ritiene degno vivere e passare alla storia. Verità che dovevano essere solo quelle che imponeva il Potere. 

       Ecco una delle verità  emanate dal fascismo..

“Meglio vivere un giorno da leone 
che cento anni da pecora”, 

principio necessario, subito concatenato con quello che afferma.. 

“Libro e moschetto studente perfetto”.

dove, la verità è garantita dalla rima baciata. Difatti, “moschetto” fa rima e si sposa perfettamente con “perfetto”. E ancora,

“Il vómere e la spada sono entrambi d’acciaio”,

principio che è certamente vero. E se questa è la premessa maggiore del sillogismo, può essere condiviso il fatto che

“L’aratro traccia il solco,
la spada lo difende”.

E può accettare l’idea che

“Il destino dell’Italia è affidato all’acciaio!” 

     Si tratta di messaggi che bombardano il cervello e si fissano nelle coscienze creando sistemi culturali fondati sulla “Fede” in qualcosa alla quale bisogna credere senza fare uso della ragione. Principi che come semi messi a dimora nella mente avrebbero dato i loro frutti (perversi?). 

     La ripetuta citazione del ferro e dell’acciaio fissava il concetto di un sempre possibile e necessario ricorso alle armi e di conseguenza alla guerra. La persuasione è implicita e occulta, realizzata per mezzo di slogan che hanno la connotazione del proverbio, da sempre considerato fonte di verità assoluta.

     Tutto ciò che il Potere pretende dai sudditi è la Fede in quelle presunte verità, che rendono gli umani parte di un progetto “superiore e divino”.   

    Gli stessi principi possono essere rilevati nel marxismo storico. Anche qui un bombardamento di slogan semplici, chiari e soprattutto di per sé evidenti come quello che recita:

“Non si può fare la rivoluzione 
con i guanti di seta”,

dove è esplicitamente detto che l’obiettivo del marxismo è la rivoluzione, dunque la guerra, per il necessario capovolgimento della realtà sociale.

     Si fissa qui il concetto che nel mondo politico o religioso l’obiettivo è quello di controllare le folle dei “fedeli” creando automi che credono incondizionatamente in quelle formule/verità, e le accettano senza verificare con il filtro della ragione che per l’occasione è stata portata all’ammasso?  Tutto merito della fede, cioè della fiducia che si ripone in chi comunica quelle verità.

      In tempi più vicini a noi è quello che proprio oggi si verifica nel Califfato o ISIS, là dove il potere è nella mani dell’islamismo radicale. 

     Una sola idea acquisisce la connotazione di un collante con cui vengono fissati i pensieri (ritenuti) ideali che vengono predicati  nelle moschee con intonazione e vestiario sacrale, presentati come verità volute da Dio e discese dal cielo, ai nuovi adepti che questi principi fanno propri.

     Tornando alla religione cristiano-paolina il vero credente è obbligato a recitare l’Atto di Fede, costituito da una sommatoria di dogmi non spiegabili (e, a rigor di logica, non credibili), che il vero cristiano deve accettare senza chiedere spiegazioni. 

     Dal “Credo niceno” (325 d.Cr.) il fedele deve credere..

1. … nell’uomo Dio: cioè che Gesù è (unigenito) figlio di Dio, ed è come tale Dio egli stesso .. e crede che lo sperma messo a dimora nell’utero di Maria era di un Dio di sesso maschile, che ha deciso di unirsi con una donna (poi Madonna) per motivi che bisogna ancora credere “per fede”, con ciò escludendo implicitamente che tutti gli altri esseri umani possano non essere figli di Dio.

2. … Deve inoltre credere (il fedele) che Maria era vergine pur essendo sposata con Giuseppe. Vergine prima del concepimento, durante la gravidanza, e subito dopo aver messo al mondo Gesù.

3. .. Deve credere (il fedele) che dopo la sua morte Gesù è disceso agli Inferi, di cui non è indicata la ubicazione, ma subito dopo, risuscitato, è salito in Cielo per sedere  alla destra di Dio Padre onnipotente, fissando il concetto che “Padre e Figlio”, entrambi maschi, stanno seduti e immobili a osservare gli eventi dell’Universo.  

4. .. Deve credere ancora nella esistenza di angeli, nella vita che continua dopo la morte, nella esistenza di un Paradiso, e credere ancora per fede a quello che hanno detto tutti  i profeti.

5. … E deve ancora credere (il fedele, sempre per fede) che la Chiesa è “Santissima” e Madre. Difatti, riferendosi a Lei si dice Santa Madre Chiesa. E che durante la celebrazione della messa accade ogni volta un incredibile miracolo: il vino che il sacerdote beve  si è già trasformato in sangue, e il pane (particola) che i fedeli mangiano è vera carne di Cristo. 

     In realtà, non si tratta di bugie, ma di “realtà immaginata”, miti inventati da chi ha avuto il potere di imporle come vere, e perciò credute “per fede”.  Realtà immaginata, ma difesa con tenacia, al punto che chi avanza l’arma del dubbio su questi dogmi ricade nella categoria degli  “infedeli”. Mis-credenti dunque che un tempo venivano processati, scomunicati e perseguitati (dalla Chiesa) e non di rado torturati e condannati a morte.  

     Ma, va ancora aggiunto che l’aggettivo-sostantivato  “infedele” è linguisticamente sinonimo di “infetto”, e le infezioni vanno logicamente combattute ed eliminate. 

     È chiaro che la quantità di fede richiesta al fedele per credere un diluvio di cose inspiegabili non può essere poca. Ma, così deve essere. Perché, sarà una tautologia, ma, per credere in cose incredibili bisogna usare concetti non-credibili.

     Va, però, ricordato che, fra tutti gli esseri viventi, proprio l’uomo è quello che è portato a credere senza chiedere prove o spiegazioni.

     L’uomo percepisce la precarietà del suo essere, sente di essere in balia di poteri sconosciuti, e sente la presenza occulta di Entità potentissime, che (si crede, sempre per fede)  premiano i buoni e puniscono i cattivi. Che premiano i fedeli  e puniscono gli infedeli. Ed è tanto il bisogno di entrare in contatto con questa (o queste) Entità in cerca di protezione che l’uomo si affida, confida e non diffida di coloro che appagano a parole i suoi bisogni inconsci. Da sempre tutta l’umanità ha visto apparire dal nulla stregoni, santoni, shamani, sibille e quant'altro pronti a sostenere di essere in contatto con Dio, pronti ad oracolare verità da credere per fede, dal momento che non potrebbero essere credibili diversamente. E gli uomini abboccano all’amo, rivolgendosi a questi santoni con arcano rispetto, ricoprendoli di danaro e di doni che mettono in atto il concetto di carità, dal momento che questi uomini che leggono i messaggi del mondo superno vengono percepiti come semi-divinità superiori e degni di stima sacrale e di rispetto.       

     Se questo è il bisogno naturale degli umani è facile credere in coloro  che si sono appropriati per usucapione di un potere, quello di sapienti delle cose di Dio, di coloro che controllano le porte del paradiso, promettendo il paradiso a condizioni dettate di volta in volta a chi crede e spera di salvare l’anima, anche lei postulata per fede. Disposti a dire e dare non si capisce cosa, chiedendo come corrispettivo la fede.  Il tutto transitato per mezzo della carità, che nei secoli è stata tantissima da parte dei fedeli se si quantifica la dimensione e il valore di  chiese e conventi, costruzioni e tesori in possesso di quegli uomini di religione e di preghiera  che gestiscono sulla Terra gli affari di Dio.

     Naturalmente, se si crede in Dio, per fede, si deve necessariamente credere nella casta che si è appropriata dell’idea di Dio e gestisce la religione, ovviamente, applicando anche il principio della carità, delle elargizioni in denaro concesse a chi ha bisogno, cioè alla Chiesa. Solo in questa eventualità (dopo che si misura la generosità del donatore) la Chiesa Santissima potrà raccomandare la tua anima a Dio. 

    Ma, sarà verò che Dio aiuta chi prega? Nessuna prova esiste che chi chiede aiuto ai Santi, alla Madonna, a Gesù, a Dio e a quant’altri abbia ricevuto un aiuto.  Dopo lo Tsunami che in Indonesia ha visto la morte di oltre 220.000 persone, tutto quello che ha potuto fare l’individuo “Alfa” vestito di bianco (colore della purezza) di una religione conosciuta, è stato un invito a pregare per sostenere la speranza dei fedeli. Credere che Dio è giusto e buono e il male è causato da Satana.

     Ma se il Potere Religioso ha da raccomandare l’umanità dolorante a Dio, ci viene da pensare che le preghiere dovrebbero essere recitate prima che accadano le sventure e non dopo che le sventure sono accadute. Se tanto non si verifica si consiglia di sperare, perché la Speranza, insegnano i Greci è l’ultima a morire e non costa niente.

P.S. CARITA' è termine tramontato, che va sostituito con solidarietà. Termine (quest'ultimo) che richiama il concetto di aiuto, senza sollecitare la vanagloria della persona "caritatevole". La solidarietà contiene il concetto di dovere, di impegno sociale nel venire incontro a chi chiede o ha bisogno.  Per questo, sono non poche le persone che oggi non sentono di fare atti di carità paolina. Chi fa la carità è la "Charitas".


2017/10/31

DONNA, UNA STORIA SENZA ECO il perché di questo LIBRO

Bozza

DONNA
Una storia senza eco

IL PERCHE’ DI QUESTO LIBRO

                                                                di Gino Carbonaro


    Perché questo libro? Mi si chiede.. rispondo dicendo che nasce da una constatazione e da una esigenza. Constatazione è l’aver notato che da qualche decennio si parla sempre più di discriminazione delle donne, maschilismo, femminicidi. E però, sembra chiaro che qualcosa non quadra nel rapporto uomo-donna. Rapporto che non è paritario, anzi è fortemente sbilanciato a svantaggio della donna e a tutto vantaggio del maschio. Sarà vero, mi sono chiesto? O si tratta di luoghi comuni che passano come verità non confermate da nulla? Questa la molla che ha fatto scattare il mio interesse per l’argomento.
   Quando molti anni fa mi sono interessato allo studio dei proverbi siciliani, avevo notato che in quelle sentenze la donna era oggetto principale di ogni malignità, ma soprattutto mi ero reso conto che il Proverbio (ovviamente creato dall’uomo) tendeva non poco a lacerare l’immagine della donna, sulla quale venivano scagliati vituperi di ogni sorta. Ci ridevo sopra, allora. Le asserzioni dei Proverbi mi sembravano boutade per ridere, come è stato a suo tempo per le barzellette dei carabinieri. Poi mi è sorto un dubbio. Ho pensato che quella distorsione percettiva terribile, quella discriminazione sociale contro la donna potesse essere qualcosa di molto grave, ed ho ritenuto che si potesse trattare di un reperto di archeologia culturale giunto fino a noi dalla notte dei tempi.
     Bisognava andare alla radice del problema. Andare indietro con la moviola del tempo per vedere come era stata percepita la donna nel passato. Mi rendevo convinto che avrei potuto reperire testimonianze per sviscerare il problema, per capire perché uomini di notevole spessore culturale considerano ancora oggi la donna, la sua intelligenza, la sua capacità di operare, inferiore a quella dell’uomo. Il perché di questa percezione negativa quanto assurda della donna non è spiegabile a rigor di logica. Da questa considerazione, è venuta dentro di me la urgente necessità di capire il perché di queste maldicenze scagliate contro la donna. Qualcosa dentro di me (maschio) non quadrava più. Anzi.. offendeva la mia suscettibilità, la mia intelligenza. Cominciai a supporre che più di qualcosa non quadrava neppure nella nostra cultura e nella nostra società. E ho considerato che la cultura di un popolo è come un iceberg dove i cinque sesti sono sotterranei e solo un sesto, rappresenta la parte che appare, che a sua volta poggia solidamente sulla parte sommersa. Va da sé che, in questo caso, tutta la nostra cultura poggia su quella passata che, anche se sconosciuta, continua a dettare legge dentro di noi, a condizionare i nostri comportamenti, a interferire sui nostri giudizi.
   Andando a ritroso nel tempo, ho capito che il rapporto maschio-femmina è già stato definito nella notte dei tempi dalla natura. Preistoria, dunque? Proprio così. Percezioni, quelli che l’uomo primitivo aveva della donna,  che si sono trasformati in indelebili giudizi, che sono stati trasmessi da padre in figlio, immutabili fino ai nostri giorni. Da qui si evince che il rapporto uomo-donna è stato da sempre asimmetrico, perché socialmente diversi sono stati i ruoli del maschio e della femmina. La donna fattrice, l’uomo cacciatore. La donna custode dell’habitat che bada ai figli. L’uomo cacciatore, ricercatore, che controlla e difende il territorio da animali e possibili nemici. Ruoli complementari, ma diversi.

     Procedendo su questo sentiero segnato dalla storia, si scopre che l’uomo naviga a vista, senza bussola, senza sapere dove va, senza capire cosa è vero o giusto, e cosa è sbagliato. Parla, formula  giudizi, pone sillogismi, assiomi, dogmi, che vengono pronunziati autorevolmente da qualcuno: verità che vengono accettate o credute per fede, ma in realtà l’uomo continua a navigare nel buio, senza cogliere il senso del suo errore. Semmai, solidificando quello che potrebbe essere un errore.  Ci riferiamo ai giudizi impunemente scagliati sulla  donna senza giustificato perché. Eppure, il perché è chiaro. Chi crede in qualcosa, e di questo qualcosa si è fatto un convincimento ben radicato nella mente, non è disponibile ad accettare altri punti di vista. Anzi, è portato a considerare errato quanto di nuovo e di diverso giunge alle sue orecchie, per poi rigettarlo senza ragionarci sopra.

     E’ chiaro però che questo libro si rivolge soprattutto a coloro che prima di cominciare a leggere sono disposti a cancellare dalla mente ogni possibile pregiudizio. O comunque disposti a confrontare il loro vissuto con quanto noi abbiamo riportato nella nostra ricerca, e giustificato subito dopo nelle note a piè di pagina che indicano la fonte di quanto si afferma. Sarà facile? Non possiamo saperlo.
   
  Cosa abbiamo rilevato leggendo i giudizi negativi sulla donna che ci giungono da un passato remoto? Abbiamo rilevato che la percezione della donna è stata negativa da sempre, e che la Chiesa cattolica, soprattutto, ha avuto un ruolo non secondario nel consolidare il concetto che la donna è fonte di male da perseguire. Ed è chiaro che questa realtà non può essere cancellata dal fatto che il paradiso dei Santi possa contare anche su qualche donna.

    Andiamo alla struttura del libro. In “Anteprima”, il libro riporta quanto hanno pensato e scritto i Greci sulla. Tutto negativo! Misoginia, disprezzo e violenza. A partire dal mito di Pandora. Ma, impressiona il fatto che anche Socrate ed Aristotele fra i più grandi filosofi di tutti i tempi  non capiscono la donna.      
    Dalla Grecia passiamo al  Vecchio Testamento (Parte prima) dove, fa testo il mito di Eva che ruba la mela. Anche qui la donna non se la vede bene. Sappiamo poi tutti dell’ira funesta del Creatore risentito da quella azione trasgressiva operata da Eva. Eva è capostipite di tutte le donne e di conseguenza fonte di male lei e fonte di male tutte le donne che sono mai venute al mondo. In contemporanea ci incuriosisce quello che lo stesso Dio (Allah) comunica a Maometto, a proposito della donna. Anche in questo caso i suggerimenti della divinità non sono positivi per la donna.
    Avanti nella ricerca il luminoso confronto con quello che Gesù ha detto della donna (Parte seconda). Subito dopo ci imbattiamo nei poco benevoli giudizi di Paolo di Tarso: “La donna deve tacere! Meno che mai insegnare”. Motivo? Perché la donna discende da Eva, ed è sessualmente diversa dall’uomo, che essendo maschio è simigliante a Dio.
    Subito dopo registriamo il diluvio di vituperi lanciati contro la donna dai Padri fondatori della Chiesa cattolica (Parte quarta) e  lo scontro fra la cultura Cristiana e quella Greca che avrà la peggio. La filosofia greca andava alla ricerca della verità, ma la Chiesa possedeva “una” verità che proveniva dall’Altissimo, da Dio. La religione (e i suoi ragionamenti deduttivi) impone il suo punto di vista bloccando ricerca e sapere, incendiando più volte la Biblioteca Alessandrina, assassinando Ipazia Alessandrina, che viene uccisa perché? in quanto donna andava per le strade di Alessandria da sola e “insegnava”, cioè osava parlare, e non si comportava secondo i dettami di  Paolo di Tarso.
    L’atmosfera nei confronti della donna si incancrenisce con i Padri fondatori della Chiesa cattolica (Parte settima), che continuano a predicare quanto era già stato detto sulla donna nel Vecchio Testamento e su quanto era stato ripetuto sempre da Paolo di Tarso. E per questa credenza convinta si aggrava la situazione per la donna, quando in pieno Medioevo si va alla ricerca di un capro espiatorio. Se c’è una sventura, una epidemia, un’alluvione, una morìa di animali, un aborto, tutti sono concordi nel ritenere che la causa, la vera causa, sia da ricercare in una strega, che ha causato il male. Donna o strega che bisognava cercare, trovare, giudicare, condannare ed eliminare per combattere la causa dei mali. A partire dall’alto Medioevo comincia la caccia alle streghe: donne che nulla avrebbero a che fare con la religione, ma nella mente dei santi uomini le  streghe sono tutte indemoniate creature di Satana e nemiche di Dio. Lentamente, la religione trasforma i suoi obiettivi, allontanandosi non poco dal messaggio di Gesù che viene invece disatteso, se non travisato.     
    Accade così che la storia della Chiesa attiva e cattiva  si colora di sangue. Vwedi la crociata contro gli Albigesi. L’obiettivo si inverte: non si cerca di fare il bene, ma si cerca di combattere ciò che è male: il dissenso soprattutto e quelli che la pensano diversamente. Il bene può esistere solo se verrà eliminato il male, se non ci saranno più donne, liberi pensatori ed eretici che rappresentano il male. E ancora va aggiunto che, se la donna è creatura di Satana, il sesso fatto con lei è peccato.
   Tenersi lontani dalla donna diventa obiettivo non secondario della Chiesa, mentre  in chiesa le prediche contro la donna diventano atto dovuto e continuo.  Il plagio contro la donna è possibile. Per questo si spiega perché la donna non può entrare in Chiesa, né prendere la comunione quando ha le mestruazioni. Coerentemente con le premesse, alla ricerca della santità, gli uomini di religione e di preghiera decretano unilateralmente il celibato ecclesiastico per tenersi lontano dalla donna.  
    Questi luoghi comuni, alcuni dei quali sono tuttora sostenuti dalla Chiesa, sono stati convincimenti creduti, per questo affermiamo che possono tuttora operare all’interno di ognuno di noi a livello inconscio.
       Di fronte a questi comportamenti che la nostra cultura considera assurdi, viene posta l’ipotesi che, non solo gli individui, ma anche le società possano ammalarsi: di schizofrenia (oltre che di peste e colera) e ancora di paranoia con fissazioni psico-patologiche.
     Per questo abbiamo il diritto di chiederci, come è potuto accadere che la Chiesa del passato abbia potuto accanirsi contro le donne, disattendendo il messaggio di Gesù, e come può essere che personaggi come Ipazia Alessandrina, Giordano Bruno, Galilei, liberi pensatori, e decine di migliaia di donne ancora, e di cosiddetti eretici, colpevoli solo di aver pensato con la propria mente, abbiamo potuto essere perseguitati ed eliminati dalla Chiesa nel suo millenario apostolico cammino.

       Nel mezzo di questa ricerca, però, scopriamo un personaggio chiave nella storia dell’umanità: la monaca Hildegard von Bingen (1098-1179), tedesca e donna dalla personalità strabiliante, che non accetta il dettato della Chiesa, la sua corruzione, le sue scelte, le sue non giustificate violenze. A Hildegard von Bingen, faro di luce in pieno Medioevo,  abbiamo dedicato questo libro e una parte importante del nostro lavoro. Hildegard è l’altra faccia della Luna.  
    Alla fine del tutto, chi scrive si è riservato uno spazio per trarre le conclusioni e riflettere sull’uomo e su quella che è la vita.   
 
GINO CARBONARO