2012/05/18

Leishmaniasis Homeopathic treatment

Leishmaniasis
Homeopathic treatment
with use of table salt


                                                       
 
Gino Carbonaro
Translation in English by 

Douglas Ponton


What is Leishmaniasis?

Leishmaniasis is a disease transmitted by an insect (Phlebotomus sandflies) which emits a protozan (an egg that reproduces by schizogenesis) into a vein. The sandfly insect, belonging to the family of tripanosomidi (the same family as the tsetse fly that causes sleeping sickness), affects canines, rodents and humans. Persons suffering from leishmaniasis and untreated are likely to die (in a bloodbath).


Treatment by allopathic medicine
 
Currently, the active ingredient used for the treatment of leishmaniasis is the N-methylglucamine antimonate, via subcutaneous or endomuscular injection, with a treatment cycle of 15 days, repeated three times (at least), as consolidation treatment, after a pause of 15 days. In fact, the cure, painful for the dog (and expensive) lasts for three months. Unfortunately for the dog owner, you need to contact your vet (daily for 45 days!). The product marketed for the treatment of leishmaniasis is the Glucantim of Rhone-Poulenc, now Merial, France in Toulouse, which states, in the 1997 package instructions:
Composition: Each vial contains N-methylglucamine antimoniate. Other ingredients: Potassium Metabisulphite, Sodium sulphite, water for injections.In 2010, the leaflet was amended as follows:

Composition: antimoniate of N-methylglucamine. Excipients: sodium sulphite, potassium anhydrosulphite, w.f.i.

Some reflections. Between the package instructions of 1997 and those of 2010, nothing has changed. In fact, the expensive and mysterious substances injected into the dog are just "simple" salts.




Homeopathic treatment 
of leishmaniasis and kitchen salt.

During preparation of the disease "personally" prepare food for the sick dog. You can boil rice, but also chicken feet, heads and carcasses (found in supermarkets). All with the addition of salt, as for humans.

The amount of salt depends on the weight of the dog and the advancement of the disease. If the dog is very sick, give it milk to drink, in which salt has been dissolved (one or more teaspoons) and sugar. The salted milk can be given the dog to drink several times during the day.

In the meantime, if you live in the countryside, disinfect the area, because the bug can continue to strike. Remember that diesel is a strong repellent for insects, mosquitoes and ticks.

"Homeopathic" cure (Free of charge!) Saves the dog, and will therefore also prevent future illness.

Why salt?Salt makes the blood of the dog (and humans) unfit for breeding / multiplication of the inoculated protozoan (schizogenesis). Quinine, which until recently was used for the treatment of malaria, is a vegetable "salt" (see Wikipedia,"salt of quinine").

The Tse-tse fly (trypanosoma gambiense) makes victims of sleeping sickness in the heart of Africa, especially where no use is made of salt.

The people who love salty foods (meats, etc.) may be immune to leishmaniasis. At risk for malaria and leishmaniasis are anorexics.


Many years ago, the Leishmania struck my three German shepherd dogs. The costs of Glucantim care, for three dogs, could not be sustained. I knew the dogs would die, but infected as they were, they represented a danger for us. My sister, a doctor, urged me to remove them, my vet said he was ready to put them to sleep. But my children and I could not follow this advice. The animals were part of us. That's when someone came to our aid. I cooked food for the dogs (hard bread, softened in broth of chicken (legs, heads, carcasses). By chance I found a lot of salt in the garage. I had bought it for who knows what reason. I started using it in the food, as for humans.  This was when I saw the disease in remission, with  blood coming out of the tips of the ears, stagnated. I did not understand the cause-effect relationship between the use of salt and stagnation of the disease. However, when I forgot to put the salt in the food, the blood returned everywhere on the body of the dogs. I thought of reading the Glucantim instruction leaflet and learned that the injections contained sodium chloride (salt!), sodium thiosulphate (salt!), and potassium metabisulphite (salt!). I cried "Eureka!" Convinced that God had enlightened me not to kill my dogs, my children and my wife took me seriously. Fact. But I still fight this insidious disease with the salt, that I do not spare in food in the dogs. Some say it’s bad for them. It might be. But, the N-methylglucamine antimoniate?

Gino Carbonaro                                                                          
                                                                             Translation in English by 
                                                                                  Douglas Ponton


For more information about treatment of Leish.. 
please send an email to


gino.carbonaro.italy@gmail.com


2012/05/15

CHIE SATO PIANIST, Zen e musica moderna giapponese


CHIE SATO RODEN

Zen e Musica Moderna Giapponese

                                                                     di  Gino Carbonaro 

Abbiamo conosciuto Chie Sato Roden a Ragusa, quando, giungendo dagli Stati Uniti, si presentò sul palcoscenico del piccolo Teatro Falcone-Borsellino. Partecipava al Concorso Internazionale Ibla Grand Prize davanti a una giuria composta da venticinque membri provenienti da tutte le parti del mondo.

Non mancammo di notare il suo costume giapponese e il grazioso andamento della concertista, che prese delicatamente posizione davanti allo Yamaha. Poi il silenzio calò nella sala.

Le prime note ci colsero di sorpresa. Erano suoni sospesi, isolati, intensi, ricchi di echi profondi, suoni che sembravano arrivare da lontano per vivere nell’istante e perdersi inghiottiti dalla immensità del silenzio.

L’impressione era che protagonisti fossero dei suoni puri che sembravano emergere da una aurora del mondo; in virtù di un preciso intervento della concertista, venivano alla luce illuminando l’oscurità.

Un solo suono vibrato, o un grappolo di note, erano un tutto completo, definito, come una singola unitaria pennellata di un ideogramma giapponese che riesce a far vibrare il foglio di carta.

 Fu subito chiaro che per Chie Sato il suono era vita, incanto, magia, poesia; una sola nota conteneva il tutto della musica, così come l’Universo che contiene se stesso in ogni singola parte.  

Si coglievano in ampiezza, profondità e bellezza quei suoni che sembravano modulare il respiro del vento; suoni che erano anima del mondo, pnéuma (πνέυμα) avrebbero detto i Greci. Ed era musica che raggiungeva l’animo dell’ascoltatore e lo faceva vibrare.

Nella interpretazione di Chie venivano scandagliati spazi sconosciuti dello spirito, veniva colta l’essenza della musica.

Musica dove il silenzio definisce la nota, così come nella filosofia taoista il vuoto definisce il pieno. 

Chie Sato, esprime l’essenza dell’animo giapponese, proteso alla ricerca dello Zen.

Lo Zen è presente in tutte le forme della cultura giapponese: arte dei fiori (Ikebana), architettura dei giardini (Shibumi), Teatro (Kabuki e No), danza, pittura, scrittura, cerimonia del Tè, tiro con l’arco, insegnamento, e si coglie anche e soprattutto nella musica oltre che nella religione.
    
Zen è, per i giapponesi, l’Essenza dell’Universo e delle cose in esso contenute. Zen è vita, luce, suono e in una parola armonia, con il quale la concertista, nel suo rapportarsi con il suono, cerca di entrare in contatto con l’anima dell’Universo.

Rubando un concetto a Platone, si ha l’impressione che Chie Sato sia in contatto con un mondo iperuraneo, là dove tutto è pace e silenzio, ma è anche il luogo dove si custodiscono i suoni, meraviglia della natura ed essenza dell’Universo.

In una sala incantata dalla magica interpretazione di Chie, la pianista giapponese accende di vita le note: note vibrate, note rubate, che sembrano apparire dal nulla, e ora corrono, ora fuggono, a volte si inseguono, si sovrappongono, si dissolvono, per riapparire improvvisamente dolci, ammalianti, sempre capaci di cogliere ed esprimere quel mondo dal quale provengono: il fondo dell’animo, che è anche il cuore dell’Universo.

È  così che Chie Sato ci introduce nel misterioso regno dei suoni, e per mezzo di quella musica moderna giapponese si fa ambasciatrice di una cultura che non deve nulla a nessuno, anche se in quei compositori c’è una forma di velato rispetto e ammirazione per Debussy, per i suoi Nocturnes, per La Mer o Images, per il Prélude à l’après-midi d’un faune  e per il simbolismo musicale europeo di fine Ottocento, che pure cercò di cogliere l’essenza delle cose, i messaggi che l’uomo sentiva provenire da mondi e tempi lontani e spazi mitici.

Questo è oggi il senso della musica giapponese moderna di Shigenobu Nakamura, del quale Chie Sato interpreta White; di Junko Mori con la sua Imagery; o Motohiko Adachi nel suo Per pianoforte;  e Toshiya Sukegawa in Landscape; e ancora Yoko Kurimoto nel suo splendido Windows.   

Quella sera, capimmo che  per merito di questa grande interprete, la musica giapponese  aveva ritrovato la propria identità musicale moderna. 
   
Alla fine del concerto, giuria e pubblico del piccolo teatro di Ibla, entusiasta, alzato all’impiedi, applaudì lungamente Chie Sato. Tutti le eravamo grati per aver compreso quanto sia importante la musica moderna giapponese. La maggioranza di noi aveva capito chi avrebbe vinto quell’anno il primo premio dell’Ibla Grand Prize. 

                                         Gino Carbonaro


2012/05/09

L'antipoesia di Angela Bonanno


Graffiti di parole 
da "Nuatri" (2oo3) e 
"Setti viti comu i jatti" (2005)

                                                                di Gino Carbonaro

Non ho mai incontrato donne
come Angela Bonanno che colgono aspetti 
della realtà così come fa lei. 
Questa è poesia che  non ha modelli. 
Noi  possiamo leggere Leopardi, 
e nella forma potremmo sentire 
la presenza di  Tasso. 
Possiamo leggere Foscolo, e dentro potremmo 
sentire la eco di Pindemonte, Ennio, Lucrezio. 
Leggiamo le  poesie di Angela Bonanno 
e dietro c'è solo lei  
con il suo modo di vedere il mondo, 
con i suoi valori, interessi, eventi, frammenti di vita, ed essere senza compromessi se stessa.      

T'ammazzu!
Mi fazzu i scali 
a quattru a quattru
mi stramazzu de scali
da me vita
ti 'nficcu du ita
intra all'occhi
cc'i fazzu mangiare e cani
t'annorbu ppi disprezzu
di la vista
ti cucinu 'n-pranzu cu li nocchi
di tuttu u ma vilenu. 

Nuatri p. 16

In queste poesie c'è lei e la sua vita. Ed è su questo che mi viene da riflettere. Su quella che è la forza del suo pensiero poetico: un misto di filosofia dell’esistenza, psicologia al femminile,  lingua, poderosa, vichiana, incisiva, in sé creativa, in un impasto unitario che enuclea poesia. E mi chiedo. Da dove discende tanto coraggio, energia, tenacia, originalità, tanta caparbia certezza che il suo lavoro è poesia vera?

Si jetta u vugghiu
s'appannunu i vitri
mi spinnu i manu
e mi cunfunnu.
Ccia ava ccalari a pasta
e cci calai i pinseri.

Nuatri, p. 13

Mi ha messo in crisi. Perché ho dovuto confessare a me stesso che dentro di me c’è un velo, una ruggine micronizzata, un tarlo che macchia la mia personalità. Malgrado io abbia scritto un libro sulla donna, resto impreparato nel dover accettare che Angela Bonanno,  donna, abbia potuto dare una lezione al mondo delle accademie letterarie, ai "Poeti" con la “p” maiuscola; e senza che nessuno gliel'abbia mai insegnato, riuscire a intercettare la strada per trovare se stessa, per essere visceralmente, univocamente se stessa, per dare uno sbocco alla sua rabbia, sublimare le sue amarezze, il suo bisogno di giustizia, di amore, di conforto, di comunione con un essere con cui dividere se stessa, i suoi pensieri, la sua vita, i suoi affetti.

*
U cani de vicini
pari ca mi piccìa.
E dataccilla na badda di vilenu
Vulissi nesciri
ma nun pozzu guidari
Nun sugnu orba ppi ffinta
nun ci viru davveru
A llurdia a toccu
e m'addannu a cuscienza
Cchi cazzu a ffari
senza 'n-cazzu di fari
scrivu e nun talìu
Ti vogghiu quannu l'aiu a cupiari
M'ancu n'amicu cani ca mi cerca
e.. l'unicu cani veru
iù u vulissi ammazzari

Setti viti comu i jatti, p. 46


Ed è il tema dell’essere e del non essere con gli altri e per gli altri, il profondo tema del “partire” che nell’etimo significa dividere, spaccare, lacerare corpo e animo. La stazione, il treno che parte (parte? divide? separa) e le amarezze di tutti i giorni, l’anoressia, il non volersi adattare a vivere in questo modo, in questo mondo, il non poter cambiare la società, il dover accettare la realtà, l’umanità, gli uomini, così come sono; il dover accettare la condizione di donna cui solo pochissimi riconoscono dignità, sensibilità, intelligenza, personalità, diritto di essere donna.

*
Su' nisciuti me figghia e me niputi
A sira è  'n-lampadariu
ccu du' lampadini svitati

Setti viti comu i jatti, p. 62
Così, si scopre che per leggere queste poesie si è costretti a stare in difesa, per proteggere psiche, mente, budella, perché queste non sono poesie che lasciano il sapore di caramella in bocca, poesie che confortano l’anima, che riscaldano a bagnomaria il termostato del nostro corpo. Questa è poesia che entra dentro, che taglia, scompiglia, violenta, graffia, brucia. Queste poesie, questi versi (ma dove sono i versi?) sono sciabolate di parole, che evocano spesso bisturi e coltelli affilati, taglienti; sono unghiate di gatti che costringono il lettore a proteggersi. 

*
Iù non scrivu a tempu pessu
u tempu ppi scriviri
m'u scippu do' rriloggiu
U tempu ppi scriviri
iù u pavu
Non manciu
non stiru
e a televisioni avri tri gghiorna
ca n'addumu
e certi voti non mi lavu
piccì u tempu ca peddu
mi sciddica d'incoddu cc'u sapuni.

u tempu ppi scriviri
m'u ppuntu che spinnuli 'nte manu.

Nuatri, p. 22

Poesie che sono frattali, frammenti, “fragmenta”, che richiamano lesioni, ferite, sangue di un corpo, poesie che attaccano i contenitori umani che custodiscono in bella mostra pensieri sazi di bene, ipocrisie, bisogno di star bene, e ti costringono a riconsiderare il tutto, a rivedere il tutto nella sua essenzialità scheletrica, essenziale, sotto un’altra ottica e un’altra gerarchia di valori. Angela scava nella psiche, mentre si denuda senza falsi pudori, per dire quali sono i sentimenti di una donna, per mostrare su quali bolla di vita ci troviamo a galleggiare, a navigare.

*
Anorissia
dici u dutturi
putissi esseri o addivintari
Sei chila na mancu un misi
e u frigorifiru è chinu
ciauru, culuri
a panza no nni cerca.
E' na cosa ca prima nchiumma
e appoi spurtusa
astruppìa.
Accussì rumpu buttigghi
spaccu biccheri e
cuntu i vitra ccu i peri scausi
ppi sentiri nautru duluri.

Nuatri, p. 22

Si tratta di poesie? fotografie? documenti? che fissano con parole usate come graffiti un evento, un transito di emozioni, una percezione, una angoscia, una illusione, una delusione, un affetto tradito, un inganno, un forma larvata di odio, un bisogno di vendetta, una imprecazione, un dolore.

Non mi piace usare i termini desanctisiani di contenuto e forma, ma va detto che la lingua che Angela adopera per colloquiare con se stessa, per incidere come in una roccia i suoi principi, i suoi comandamenti, le sue leggi, è unica. Fa  parte della sua persona, del suo vissuto, della sua identità.

*
u pinseri è fissu
Futtiri a morti
futtennumi d'amuri

Setti viti comu i jatti, p. 39

Questi suoi libri sono in realtà un diario. Ogni poesia è un tassello che completa il mosaico, la sua piccola, grande Cappella Sistina dove si fissa il magma del suo vulcano sopito, la sua protesta, contestazione gridata nel vuoto, dall’alto del suo balcone di casa, a un mondo assordato da rumori, attento ai suoi interessi, egoismi che non consentono di avere tempo per i problemi degli altri, per ascoltare gli altri. Tutto questo, mentre le stelle stanno a guardare.  

Sciùscia sutta a vesti
tocchimi
spezzimi comu u pani
fammi sentiri cchi ciauru fa
S'u voi
fazzu finta di nenti
giru a testa ddabbanna
fazzu finta di durmiri
Sciuscia cca
sutta a vesti
ppi 'n attimu sulamenti
ca mai è ppi sempri

Setti viti comu i jatti, p. 40


Il bello della sua poesia è ancora nel linguaggio, stupendo, nell’uso della lingua catanese, decisa e precisa, viva e incisiva, creativa e di per sé poetica, lingua siciliana che sgorga fresca, natura come zampillo di una sorgente di montagna. Ed è con questa che lei offre da bere i suoi pensieri al mondo dei colletti bianchi e della borghesia ben vestita e ben abbottonata. Lingua e parole che rappresentano il suo primo amore, le sue certezze, quelle che confermano la sua identità, evitando le ambiguità di una lingua veicolare, quella italiana, asservita ad una società conformizzata, che ha perduto valori e coordinate dell’esistere.
 
*
Sugnu mmiriusa
macari di na musca
Fazzu a spacchiusa
e talìu a tutti cc'a nasca 
a vaddila      sta pianta
cchi si fici bedda
Minchia   ma oggi ti furria mali
forfici zappuni e gguanti
u fazzu n'o fazzu
Su vogghiu pozzu
Ma  forsi
ti dugnu a bbiviri
oggi mi sentu diu
oggi cumannu iu

Setti viti comu i jatti, p. 50

Nasce da qui la anti-poesia di Angela Bonanno. Una poesia forte, unica nel suo genere,  poesia che ferisce - abbiamo detto - fa male, lacera lo spirito del lettore; poesia che è una sorta di “graffito” di parole che dicono cose che forse non vorremmo sentire, poesia che potremmo considerare alla stregua di una “rag poetry”, fatta di frammenti, segmenti di parole, tasselli (anche se non sempre), straccetti qualche volta maleodoranti: sorta di pensiero debole, bouquet di parole che prendono le distanze dal conforme, dal consueto, dal trito e dal ri-sentito. 

Queste, le mie impressioni, anche se è possibile approfonditi altri temi centrali della sua opera: il tema della esistenza, della solitudine “ontologica” di ogni essere vivente.

Sono felice di aver letto queste poesie non proposte dalla gigantesca industria dell’editoria.

Qui in campagna, dove il destino ci ha suggerito di vivere,  godiamo dei fiori di campo, iris e ciclamini, crochi e margherite, fiori che nascono e vivono la loro vita senza essere notati.

La sua poesia? È alla stregua di quei fiori di campo, un dono che Angela fa agli amici, un diario della sua anima con il quale comunica la genuinità del suo carattere, l’intelligenza del suo essere donna, la sua capacità di fare poesia.

                                               Gino Carbonaro

Da   "Nuatri" (2oo3) e "Setti viti comu i jatti" (2005) Edizioni Prova d'Autore

Ragusa, 22 dicembre 2007    

2012/05/05

Raphael e Gino parlano serenamente di Religione


Ciao Raphael,

Non ero mai stato in Irlanda. Quando vado in Scozia penso sempre di esserci alquanto vicino, ma l'Irlanda chissà perché mi ha sempre fatto sentire freddo. Ma non dovrei.

Nella Irlanda si sente la bellezza, forza, varietà, ricchezza, meraviglia del Creato. E' come se avvicinandoti a quella Natura ti sentissi più vicino a Dio. Per me è stato sempre così.

A me basta guardare un papavero, un ragnetto velocissimo e furbo che corre per nascondersi (e salvare la sua vita) e sento la voce, la presenza, la vicinanza di Dio. Immensa, bellissima, inspiegabile. Io porto con me Dio. E in questo, forse, sono un trasgressivo. Ascolta questa. 

Una sera a cena attorno a un tavolo rotondo con otto persone, un prete parla con un mio amico. Io ascoltavo molto distrattamente. Capivo che si parlava di Dio. Di fede.

A un certo punto, il mio amico che mi sentiva solo mi chiese se ero d'accordo su quello che stavano dicendo. Risposi che io credo in Dio, soprattutto quando sono in contatto con la natura. Segue un silenzio. Ma, quando io ritenevo di essere stato ammesso alla conversazione, il Prete (che adesso non mi viene di definire sacerdote) guardandomi sprezzante negli occhi mi dice davanti a tutti: "E' meno pericoloso il ragionamento di un ateo che il suo!" E dopo qualche tempo, sempre in un gelo di silenzio aggiunge: "E' meglio il ragionamento di un protestante, piuttosto che il suo!"

Non ho aperto bocca. Ero incredulo. Cercavo di capire cosa aveva lui nella sua testa. Ma rifiutavo di credere e accettare quello che credevo di aver capito. 

Allora..? Raphael, cancelliamo il creato. Forse lo ha fatto Satana, come riteneva quel monaco medievale, che considerava la donna creatura del Demonio, e non riusciva a capire la sua bellezza, il miracolo della vita che si accende nella dolcezza dell'amore e di una sessualità pura. Che tristezza sapere che esistono simili "fratelli". Certamente,  avrebbe potuto essere un ottimo giudice per la Inquisizione post tridentina. Il nostro prete. 

Ha ragione quel giovane spagnolo che scriveva sui muri: "La mente es como un paracaìdas. No sirve se no se abre!"

Un abbraccio. Grazie per le foto sulla Irlanda, e.. perdonami se ho sbagliato. 
    
      Tu ed Alessandro (e le vostre rispettive consorti) potreste venire ad onorarmi di una visita.
           Claire sarebbe felice. 
Tuo

Gino 
l'Eretico Hieronymus


Coraggio Gino,


Sei in buona compagnia. Gesù che esalta i gigli dei campi e gli uccelli nel cielo, Francesco d' Assisi che canta le lodi al Dio dell'Universo intero e "per sora nostra matre Terra",

Teilhard de Chardin (gesuita scienziato) prima proibito, perché sosteneva che lo Spirito di Dio anima con il suo Amore tutto il creato..  e poi riabilitato da Papa Giovanni XXIII, che si intendeva del  "cuore di carne", mentre il "prete fariseo" rivela un "cuore di pietra". 

E, ultimo...io (se gradisci la mia compagnia) che non mi stanco di respirare ogni mattina gli alberi svettanti del mio vicino di casa, che ospitano ogni sorta di uccelli, e di sospirare con le nuvole, che sono respiro di Dio... e i fiori...e  "tucte le creature" .. 

...Sei  prezioso, Gino... e hai espresso bene il tuo "sentire cosmico" che ci unisce a Dio... 

Dimentica "il prete" (lo perdoniamo... per amore... di Dio..)
e continuiamo insieme a lodare Dio per tutto quello ci ha donato... comprese le inevitabili "croci" che il "fratello Gesù" ci ha insegnato a sostenere in pace...in attesa di essere da Lui "incoronati". 

Trasmetterò a Sandro questo tuo messaggio e l' invito a visitarti nel tuo nido d'aquila.

Affettuosità per te e gentile paziente donna Claire....
A presto

                                                           Raffaele



  

Leishmaniosi Cura "Omeopatica" con Sale da cucina




LEISHMANIOSI

Cura 
"omeopatica"/non convenzionale
con sale da cucina


                                                           di Gino Carbonaro




Cosa è la Leishmaniosi


Leishmaniosi è malattia trasmessa da un insetto (Phlebotomus Pappataci) che immette in vena

Risultati immagini per leishmaniosi







Flebotomo Pappatacio

un protozoo (uovo/ovulo che si riproduce per schizogenesi). 

L’insetto (flebòtomo) appartenente alla famiglia dei tripanosòmidi (stessa famiglia della mosca Tze-tze, che provoca la malattia del sonno) colpisce canidi, roditori, umani. I soggetti affetti da Leishmaniosi e non curati sono soggetti a morire (in un bagno di sangue).


Cura secondo la medicina allopatica
 
Allo stato, il principio attivo usato per la cura della Leishmaniosi è il N-metilglucamina antimoniato, per via sottocutanea o endomuscolare con ciclo di trattamento di 15 giorni, ripetuto per tre volte (almeno) come terapia di consolidamento dopo una pausa di altri 15 giorni. Di fatto la cura, dolorosa per il cane (e costosissima) dura tre mesi. Fastidiosa per il proprietario del cane, che di necessità deve rivolgersi al veterinario (tutti i giorni per 45 giorni!). Il prodotto in commercio per la cura della Leishmaniosi è il Glucantim della Rhone-Poulenc, oggi Merial, francese di Tolosa, che nel foglietto illustrativo del 1997 così recitava:


Composizione: Ogni fiala contiene N-metilglucamina antimoniato. Eccipienti: Potassio, Metabisolfito, Sodio solfito, acqua per preparazioni iniettabili.


Nel 2010 il foglio illustrativo venne così modificato:


Composizione: Antimoniato di N-metilglucamina. Eccipienti: Solfito di sodio, anidrosulfito di potassio, acqua p.p.i.


Considerazioni. 

Tra il foglio illustrativo del 1997 e quello del 2010 non cambia nulla. In realtà le costosissime e misteriose sostanze iniettate al cane sono solo semplici "sali".

Oggi: Il "bugiardino" di Glucamtime contiene sodio 

bisolfito e potassio metabisolfito. 

Basta cercare su google: N-metilglucamina,

Che risponde a: 

Antimoniato di potassio (o esaidrossoantimoniato 

di potassio). Si tratta di un sale complesso di antimonio 

potassio.    Dunque "SALI".

Risultati immagini per leishmaniosi










     Bambino affetto da Leishmaniosi
 (Provare tamponamenti di acqua salata)        


Cura omeopatica della Leishmaniosi con  
Sale da Cucina  


Durante la malattia preparare “personalmente” il cibo per il cane malato. Si può bollire riso, ma anche piedi, teste, carcasse di pollo (si trovano nei supermercati). Il tutto con aggiunta di sale da cucina, come per gli umani. 

La quantità del sale dipende dal peso del cane e dall’avanzamento della malattia. Se il cane è molto malato, far bere anche latte nel quale è stato sciolto sale (uno o più cucchiaini da cucina) e zucchero. Il latte salato può essere dato da bere al cane anche più volte nella giornata. 

Risultati immagini per leishmaniosi cane







Pappatacio


Nel frattempo, se si abita in campagna, disinfestare la zona, perché il pappatacio può continuare a colpire. Tenere in considerazione il fatto che il gasolio è forte repellente per insetti - zanzare - zecche.


La cura “omeopatica” (economica e gratuita!) salva il cane, ed è quindi capace di difendere anche e soprattutto preventivamente il cane che vive in zone infette. 


Risultati immagini per leishmaniosi
Perché il sale?








  
  Cane affetto da leismaniosis


Il sale rende il sangue del cane (e degli umani) inidoneo alla riproduzione/moltiplicazione del protozoo inoculato (schizogenesi). (Il chinino, che sino a qualche tempo fa  si usava  per la cura della malaria, è un vegetale “salato” ( → vedi Wiki -->"sale di chinina"). 

La mosca Tze-tze (tripanosoma gambiense) fa vittime di malattia del sonno nel cuore dell’Africa soprattutto là dove non si fa uso di sale. 

Le persone che amano alimenti salati (salumi e altro) possono essere immuni alla Leishmaniosi. 
Sono a rischio per Malaria e la Leishmaniosi gli anoressici.

Postilla (Ipotesi): Anche per la Zanzara brasiliana… 

Zika-Virus: Il sale nel cibo potrebbe essere una buona difesa (preventiva) per gli umani che "non" soffrono di ipertensione.

La Leishmaniosi è apparsa in Europa verso il 1975. 
Zika-virus brasiliana è apparsa nel 2015. Probabilmente dovuto alla modificazione climatica del globo terrestre che rende il corpo umano "idoneo alla riproduzione del virus.
                                                 Gino Carbonaro                                                                  
gino.carbonaro.italy@gmail.com