2017/02/04

Religioni: Ebraismo, Cristianesimo Islamismo per Lucas

Premessa e glossario
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Ebraismo, Cristianesimo e Islamismo


Ragusa, 1 marzo ’03

Lucas carissimo,,

    Mi hai chiesto la conferenza su Giudaismo, Cristianesimo e Islamismo. Mi scuserai il ritardo, ma quando mi sono apprestato a stamparla mi sono accorto che i fogli avevano bisogno di una diversa sistemazione. Così, non appena ho potuto, ho riletto, tagliato, risistemato facendo precedere il tutto da questa lettera introduttiva nella quale spiego a te (e a me stesso) cosa cercavo nella conferenza che ho fatto.

    Però, rileggendo l’introduzione ho pensato di aggiungere alcune considerazioni a quanto ho scritto nella Conferenza che ti sto inviando incompleta, perché manca la parte più importante: quella relativa alla religione islamica per la quale ho approntato invece un “Vocabolarietto essenziale” che è bene leggere prima. 


1. Bibbia. Il termine deriva dal greco (τά βιβλία = libri) e vuol dire raccolta di libri sacri. La Bibbia è il libro sacro degli Ebrei e dei Cristiani. Si divide in “Antico Testamento” (dettato prima della venuta di Gesù) e Nuovo Testamento (che comprende il Vangelo, gli Atti degli Apostoli, le Lettere degli Apostoli, l’Apocalisse di S. Giovanni). La Bibbia è un libro che contiene informazioni di storia, etica, diritto, filosofia, religione.    

2. Pentatèuco. Gli Ebrei avevano come punto di riferimento per la loro religione il “Pentateuco” [1] cioè i primi cinque libri della Bibbia (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronòmio) che la tradizione attribuisce a Mosè (dettato fra il XV e XIV sec. a.C.) per gli Ebrei il Pentateuco è la Tōrāh (= la Legge) proprio perché questi libri contengono le Leggi cui tutti gli Ebrei devono sottostare. Nella Tōrāh si trovano i Dieci Comandamenti.

Prefazione per Lucas

  
Nell’argomento in questione sono entrato con rabbia subito dopo l’11 settembre 2001. Volevo capire le reali differenze fra Giudaismo, Cristianesimo e Islamismo: e, soprattutto, se all’interno di una religione che fa muovere miliardi di prosèliti [2] (il riferimento va alla religione musulmana) poteva essere contenuto un messaggio che esortava i fedeli al concetto di guerra contro gli infedeli (i cosiddetti kafìr) e nella eventualità che questo concetto fosse contenuto per davvero nel Corano avrei voluto valutarne la valenza.

Il sospetto a quanto detto derivava dal fatto che subito dopo la morte di Maometto nel 632, gli Arabi avevano dato il via ad una guerra di conquista (Jihād = Guerra Santa). Avevano attaccato a tenaglia l’Europa e nell’arco di soli cento anni avevano conquistato tutta l’Africa settentrionale e la Spagna meridionale ad Occidente;[3]  Palestina, Giordania, Libano, Siria, Iraq, Turchia, Iran e parte dell’attuale Pakistan, dall’altra. Sino ad allora, non c’erano stati popoli che avevano combattuto e ucciso nel nome di un Dio.

Per quanto sopra, la mia ipotesi segnava una linea di demarcazione fra Cristianesimo e Islamismo; Cristo aveva detto agli apostoli: “Andate e predicate”, e per questa predicazione era stato ucciso; Maometto, invece, difende con le armi la sua vita e sembra ordinare ai suoi fedeli: “Andate e conquistate nel nome di Allāh” o peggio ancora: “Andate e uccidete chi non si converte”; in realtà il corano prevede l’impegno del fedele “a combattere sulla strada di Dio, cioè la guerra santa contro il mondo degli infedeli o di Satana (jihād)”.[4]

La storia registra ancora che Maometto, fuggito dalla Mecca a Yathrib-Medina[5] nel 622, era poi ritornato nella città Santa, alla testa di un esercito,[6] ed è scritto che Maometto combattè nell’arco di otto anni svariate campagne militari contro i Meccani e contro i Beduini del deserto, sempre con la spada in mano e alla testa di un esercito; ed è il Profeta che ordina la uccisione di seicento ebrei medinesi, colpevoli di non aver voluto riconoscere in Maometto il profeta di Dio. [7] 

Questo uso delle armi, diciamo indiscriminato, anche se funzionale al raggiungimento di un obiettivo, mi lasciava delle perplessità sul reale pacifismo di questa religione che accetta con fastidio, perlomeno in questi ultimi anni, chi non adotta l’Islam.

Così, cominciai a rileggere il Vecchio Testamento, il Vangelo, e, ovviamente il Corano, diciamo le sure [8] fondamentali, con l’ausilio di un dizionario speciale che trattava il Corano per argomenti, e consentiva di navigare nel libro sacro dell’Islam in maniera agevole.

Ovviamente, ho letto, sempre sull’argomento gli articoli che ho trovato in materia, e, dopo l’11 settembre, su quotidiani e settimanali il materiale non mancava. Il tutto supportato ancora da una ricerca su internet, per verificare i vari punti di vista, e i siti arabi, soprattutto in inglese.

Rilessi ancora il Cristianesimo di George Foot  Moore, un libro che avevo apprezzato moltissimo quando ero all’università, ma solo sei mesi fa ho letto l’Islamismo, altra interessantissima opera dello stesso autore.[9] Ultimamente, ho letto il Maometto di Hartmud Bobzin, e Bin Lade in Italia di Magdi Allam. Infine ho riletto i Vangeli apocrifi, [10] gli Atti degli Apostoli, oltre a svariate altre monografie su Maometto.

         Il pericolo di una simile ricognizione (e confronto) nel mondo minato delle religioni era determinato dalla “prevenzione” o “pregiudizio” ai danni della religione islamica, anche se io non ho avuto mai prevenzioni nei confronti di nessuna religione e tanto meno nei confronti di una religione monoteistica che dice di ispirarsi al Vecchio Testamento e a Gesù.[11] Le conclusioni della mia indagine, purtroppo, mi faranno rilevare aspetti positivi, ma anche interpretazioni che oggi sono molto discutibili.


Appendice alla prefazione


(La lettura di questa parte non è necessaria al fine della conversazione sulle religioni. Dunque, la si può saltare).

Nella ricerca ho tenuto conto di un concetto che attiene allo strutturalismo; in pratica ogni elemento fa parte di una struttura all’interno della quale ogni evento acquisisce un significato. La religione ebraica, il Cristianesimo e l’Islamismo non possono essere decontestualizzati; devono essere letti come espressione del momento storico nel quale sono stati prodotti. Così, prima di parlare dell’Ebraismo ho ritenuto necessario fare una ricognizione storica dei fatti, da quando Abramo portò via la sua tribù dalla terra di Babilonia. Così, per capire il Cristianesimo era necessario capire la situazione storica e religiosa all’epoca di Gesù; lo stesso valeva per l’Islamismo di Maometto. Ho altresì tenuto conto del principio che…

“tutte le religioni sono fondate su un presupposto: che l’uomo continuerà a vivere dopo la morte. Vivere in un “determinato modo” su questa Terra è necessario per meritarsi l’immortalità nel benessere”.

  Le religioni, dunque, nascono per saturare un bisogno dell’uomo che si sente:

a.    in balia di un Potere non definibile, che ha deciso il “dover-vivere” e il suo “dover-morire”. Difatti,
b.    tutti i popoli del mondo registrano uno spazio-tempo dedicato alla religione, a una o più Entità che si ritiene abbia/no un potere di vita e di morte sul creato. Entità che bisogna propiziarsi, tramite le ritualità e la fede in una “particolare” religione per propiziarsi i favori di chi detiene il potere assoluto del creato. La propiziazione interessa

  • nel presente, mentre si è in vita, e
  • nel futuro quando si continuerà a vivere dopo la morte.

Nel presente, si prega la divinità sconosciuta e invisibile per propiziare il bene e tenere lontano fame, schiavitù, malattie, sofferenze, in una parola, ciò-che-reca-male. [12]

Nel futuro, in quanto tutti i popoli del mondo – si è detto - ritengono che la vita debba continuare dopo la morte, perché “Chi-ha-creato-la-vita” di ogni singolo, non può (per la contradizion che no’l consente) distruggere sua sponte [13] ciò che ha creato. Nessuno, a questo mondo, costruisce una casa o un formicaio con l’obiettivo di distruggerli; non può, dunque, il Creatore far morire ciò che ha creato. Dunque, Chi ha dato la vita farà del tutto per far continuare a vivere per sempre le sue creature. Anche dopo la morte. Insomma, per tutti gli uomini del mondo (o quasi) la vita non può finire, e “Chi” ha realizzato questo miracolo e creato questo Universo “può tutto e il contrario di tutto”, anche rendere possibile l’impossibile.  

D’altro canto, tutti ci rammarichiamo per il fatto che dobbiamo morire e siamo perciò affezionati al  sillogismo inconscio che recita così:

  1. Tutti i morti continuano a vivere nella memoria di chi resta. (Premessa maggiore del sillogismo)
  2. Se vivono in noi, significa che non sono morti. (Premessa minore del sillogismo)
  1. Ergodunque, continuano a vivere in un altro mondo e con altra natura.[14] (Conclusione del sillogismo)

Certo, la continuazione della vita dopo la morte (ma a me basta quello che ho avuto) potrebbe farmi piacere, soprattutto perché potrei rincontrare tutti miei amici che sono andati via in modo tragico e potrei manifestare nuovamente il mio affetto per loro. Mi piacerebbe rivedere e parlare con Lewis, il mio figlio morto, riprenderlo in braccio e addormentarlo se questo si usa ancora nell’aldilà. Avrei, chissà, la possibilità di assistere a qualche lezione di filosofia da parte di Socrate, potrei intervistare Platone, e certamente potrei vedere mio padre e mia madre camminare abbracciati sulle nuvole, e infine potrei assistere alle megaconferenze che tiene periodicamente il Creatore per spiegare tutto ciò che nella vita non siamo riusciti a capire in questo mondo (e non è poco!).

Insomma, l’aldilà è sicuramente allettante; e se le religioni promettono un paradiso pieno di lusinghe e di piaceri, è certamente vantaggioso adottare le religioni che offrono di più. 

L’altro concetto che ha pilotato le mie riflessioni è il fatto che non è corretto vivere il presente in funzione di questo ipotetico futuro nel quale ognuno di noi, una volta trapassato, dovrà essere esaminato per avere un voto ed essere promosso per andare in Paradiso. Nessuno dovrebbe essere portato ad agire bene solo per timore di una punizione o di un premio futuro. Se tanto accade, il nostro comportamento ci pone sullo stesso piano dei bambini che ubbidiscono al genitore solo perché hanno ricevuto un ordine, ma senza essere riusciti a capire il perché di quel comando; e certo, per timore di una sanzione.

Purtroppo, questo comportamento da parte dei fedeli o credenti è quello che si registra nella maggior parte delle religioni, ma questo accade solo quando non si è cresciuti e si rispettano i comandamenti (quando si rispettano) per timore delle sanzioni.

Sarebbe auspicabile, invece, che ognuno di noi li rispettasse “non” perché le legge in un libro che detta legge, ma perché sono dettate dal nostro Io morale.

Infine, rileggendo il Pentateuco, sembra chiaro che le religioni nascono “all’inizio” come sistema di leggi dettato da una logica super-umana (che sta al sopra ogni singolo uomo) che non appartiene a questo mondo: difatti, si dice “dettata da Dio” o da chi riceve illuminazione di Dio.

Come sistema di leggi (o codice), ad ogni singolo non è chiesto di credere, ma di ubbidire.[15] Ed è il principio che ritroviamo nel Giudaismo e nell’Islam, ma non nel Cristianesimo.

Tanto è suffragato dall’etimo della parola religione, che contiene in sé il concetto di ri-legare, di tenere uniti, attaccati, amalgamati fra loro i popoli. Tale era la funzione della religione giudaica ai suoi primordi: impartire ordini che servono a mettere ordine. Sistema di leggi da rispettare facendo appello non alla coscienza di ognuno, ma all’autorità di Dio.    

Leggendo il Vecchio Testamento, ho notato un fatto che non è messo in grande rilievo negli studi biblici: mi riferisco alla rivoluzione copernicana operata nel corso dei secoli dai Profeti (Isaia, Geremia, Baruc, Malachia, ecc.) Il Dio che si ritrova nei Salmi è cosa ben diversa dal Dio del Pentateuco. Quello dei Profeti è un Dio al quale gli uomini pongono domande terribili: “Perché esiste il male? Perché esiste il dolore? Perché Dio ci lascia soli con le nostre sofferenze senza intervenire?” Su questo leit-motive procede il libro di Giobbe. Ed è logica che è impensabile nel Pentateuco.[16]

Il fermento del Cristianesimo discende proprio dal messaggio dei Profeti, messaggio che Sadducei, Farisei e maestri della Legge ebraica non consideravano. Gesù, invece, conosce molto bene quel messaggio e scopre che le leggi (le vere leggi) Dio le ha scolpite nel nostro animo. Basta fare appello all’onestà e all’intelligenza fatte fermentare con un pizzico di altruismo e di amore che dissolve ogni possibile egoismo.

In qualunque messaggio religioso è, comunque, nascosto un rischio: il quotidiano scivolamento nella forma senza sostanza, al nulla che ha un’apparenza, a ciò che è senza-essere. Un paradosso che alimenta di niente la nostra vita e atrofizza la coscienza. Il rischio di una misinterpretazione è insito in tutto ciò che si formalizza, sia essa un’associazione, come anche una religione che nell’istituzionalizzarsi può uccidere la sostanza, e invece di guardare al contenuto, guarda alla forma.

Formale era al tempo di Gesù l’interpretazione della Legge (e della religione) per Farisei e Sadducei. Tanto è accaduto anche, e da tempo, nella religione cattolica: “Quando il dito indica la luna, i furbi guardano il dito!”

Così, dalle letture pervengo ad un’altra considerazione: che la grande rivoluzione religiosa è stata fatta da Gesù, che costruisce la sua filosofia religiosa prendendo coscienza del fatto che non è possibile essere nel giusto e stare a posto con la coscienza vivendo in mezzo alla sofferenza. Nessun rito e nessuna abluzione può lavare la nostra anima.

L’azione di Gesù si muove su direttive maestre:

·       insegnamento-predicazione-ammaestramento che indica la retta interpretazione del messaggio biblico;
·       attacco indiscriminato (e rischioso) contro il formalismo farisaico;
·       sostegno morale e materiale ai bisognosi;
·       appello alla coscienza di ognuno di noi.

Il nocciolo del messaggio evangelico, semplice e immenso allo stesso tempo, lo trovo in due parabole: quella dell’Adultera,[17] dove Gesù invita a non applicare la Legge seguendo aberranti rapporti di causa-effetto; e in quella del Buon Samaritano,[18] in cui Gesù invita gli uomini ad aiutare i propri simili, anche coloro da cui hai subito offese. Modelli che non si ritrovano in natura e che attengono alla natura umana o super-umana, se si vuole. E’ qui che affiora chiaro l’asse su cui poggia il Cristianesimo:

Ama il tuo prossimo come te stesso.


         Amore che di volta in volta è dedizione al lavoro, rispetto degli anziani, disponibilità per chi ha bisogno di aiuto, protezione dei deboli e di quanto appartiene al creato, ricerca di armonia spirituale.

         Dopo Gesù chiunque può essere portato a ritenere che Maometto possa essere andato “avanti”, così come lui sostiene. Io stesso, cominciando a leggere il Corano, pensavo che Maometto potesse essere una specie di S. Francesco d’Assisi.

         Invece, leggendo il libro sacro dei musulmani, mi imbatto in un nodo:
·       l’Islamismo mutua dal Pentateuco il concetto base di religione fondata sul “tu devi obbedire in maniera incodizionata alle leggi dettate da Dio al suo Profeta” senza porti e senza porre domande.
·       Maometto, anche se non lo confessa apertamente, non ha letto [20] il Vangelo, e se qualcuno gliel’ha letto, non l’ha capito; nel Corano non c’è mai apertura al concetto di amore per il prossimo, ma di misericordia per chi si converte, così come ci sono continui ritorni al concetto di giustizia, cui si perviene con punizioni esemplari. Se il marito tratta bene la moglie o i figli è solo perché, a immagine di Allāh, è un uomo giusto e misericordioso. Da notare, infine, che 
·       dai Dieci Comandamenti della Tōrāh,  Maometto eliminato il quinto: “Non uccidere”, che nel Corano diventa: “Non uccidere i tuoi figli”. Il principio (quello di non uccidere i bambini) segna un passo importantissimo nella cultura araba del tempo, dove l’infanticidio era molto praticato, soprattutto in relazione alle figlie femmine; ma segna, al contrario, un passo indietro nei confronti della Legge mosaica, dove, malgrado l’ordine di non ammazzare inserito nei Dieci Comandamenti,  l’omicidio esiste sotto forma di lapidazione (sino a che morte non sopraggiunga)[21], ma solo nel caso di peccato mortale (adulterio, non rispetto del sabato, ecc.); ma, attenzione! Il fatto che il Corano non ordini di non uccidere, segna, secondo me, un regresso nei confronti del messaggio evangelico che, si è detto, il Corano disconosce.

·       In ogni caso, Maometto doveva, per coerenza, sorvolare sul quinto comandamento, dal momento che lui stesso aveva dato ordine di uccidere i 400 ebrei di Yathrib-Medina che avevano rotto una Alleanza secondo alcuni biografi di Maometto, ma che rifiutato di rinnegare la loro religione e di accogliere la sua, secondo altri.

E’ chiaro, che la coppia di concetti “progresso-regresso” sopra riportati, sono collegati alla mia cultura e alla mia personale gerarchia di valori; ma è altresì chiaro che io non posso guardare a questa religione come fa un musulmano. Io non guardo gli aspetti positivi che pure sono innegabili, ma guardo a quello che potrei aspettarmi da un musulmano che mi percepisce come kafìr.[22] Guardo ancora al fatto che Maometto ha diffuso la propria dottrina anche “con la spada”, cioè con la violenza e con il terrore, evitando espressamente qualsiasi dibattito di fede. A nessuno è consentito dibattere la parola di Dio.
Infine, a tracciare una linea di demarcazione fra Cristianesimo e Islamismo basterebbe fissare i principi fondamentali delle due religioni.

·       Per il Cristianesimo, l’imperativo categorico è di carattere etico:

Ama il tuo prossimo come te stesso

·       Per l’Islamismo l’imperativo categorico è un atto di fede:

Non dare compagni ad Allāh
 e  Maometto è il suo messaggero

da cui discende, in senso stretto la “professione di fede” (shahāda) del musulmano, e in senso lato l’impegno che il musulmano assume di essere disposto a morire anche nella “guerra santa” (jihād); colui che cade in guerra è detto martire (shahīd) testimone della fede, e andrà in Paradiso.  

Proprio alla luce di questi principi, le due religioni si pongono in due piani diversi, così come spero di essere riuscito ad evidenziare nelle pagine che ti trasmetto. Il propendere per l’una o per l’altra è un fatto culturale. 

                    Un abbraccio

                                                         Gino




P.S. Al momento ti trasmetto solo le prime due parti: quella riguardante il Giudaismo e il Cristianesimo. L’Islamismo in seguito. Spero presto. Troverai, subito delle ripetizioni. Non ho avuto tempo per eliminarne, ma mi pare si tratti di una storia degli ebrei, erroneamente rifatta. Spero non ti faccia annoiare. I latini sostenevano "Repetita iuvant!"

                                







[1]  Il termine è greco: Pente (πέντε) = cinque + Théke  (θήκη) =  teca,  cassetta che contiene i  libri.
[2]  Prosèliti: seguaci.
[3] Nel 732, a cento anni esatti dalla morte di Maometto, gli Arabi, che avevano superato i Pirenei e si apprestavano ad invadere la Francia; vengono però bloccati da Carlo Martello, nonno di Carlo Magno, nella famosa battaglia di Poitiers (732). Qualcuno ritiene che, se gli Arabi non fossero stati fermati, sarebbero giunti a Roma, e oggi, con buona probabilità noi saremmo musulmani e parte della ummāh, la comunità religiosa islamica.   
[4]   Le parole coraniche (“Al-jihād fī sabīl Allāh”) sono più dolci, ma l’impegno è quello di combattere contro quelli che non hanno la stessa fede. (Hartmut Bobzin, Maometto, Einaudi, p.88).
[5] Yathrib. Il 16 luglio 622 (anno dell’égira, espatrio, fuga) Maometto fugge dalla Mecca e si rifugia a Yathrib. Da questa data ha inizio l’era musulmana e la conta degli anni; Yathrib, ora città santa come la Mecca prenderà il nome di Medina, che vuol dire città del Profeta. 
[6] E’ da rilevare lo stratagemma usato dal Profeta per entrare alla Mecca e sconfiggere i suoi abitanti. Nel 622, Maometto si trasferisce a Yathrib per continuare la sua predicazione; nel 623 ritorna in pellegrinaggio alla Mecca durante il Ramadan; in questo periodo, ritenuto sacro per antica tradizione, tutte le tribù arabe deponevano le armi e cessavano di combattere. Andando alla Mecca, dove visiterà la tomba della prima moglie Khadìjia, Maometto non temeva di essere preso prigioniero. Nel 624, il Profeta arma un esercito, ed entra in forze nella Città Santa, attaccando i Meccani che non si aspettavano di poter essere attaccati. Questo episodio è conosciuto bene dai musulmani, i quali hanno spesso dibattuto se si può combattere o meno nel periodo del Ramadan, dal momento che Maometto lo ha fatto.     
[7] All’epoca, Medina era abitata da un forte nucleo di Ebrei che all’inizio avevano sottoscritto una alleanza militare con Maometto contro i meccani. Il Profeta riconosceva che il suo Dio altri non era che quello ebraico e pertanto avrebbe essere voluto riconosciuto dagli Ebrei nel suo ruolo di Profeta. Al diniego degli stessi nel volerlo riconoscere, Maometto decretò la loro uccisione e persecuzione: le donne i bambini furono venduti come schiavi. Da quel momento Maometto perseguitò tutti gli Ebrei che si trovavano in Arabia. La controversia è riportata da tutti i testi che parlano di Maometto (vedi la voce: Islām, Enciclopedia delle religioni, Garzanti, 1989).    
[8] Sure.  Sono i capitoli del Corano, alcuni sono molto lunghi, altri molto brevi. (vedi “Glossario”)
[9] George Foot Moore è vissuto in America a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento. È stato minister presbiteriano per alcuni anni, docente universitario di storia delle religioni, e scrittore di ottimi studi sempre sulle religioni.
[10] Vangeli apocrifi. Sono vangeli non riconosciuti dalla Chiesa, ma sono molto interessanti. D’altro canto è qui che si possono conoscere i parenti di Gesù e la storia della sua infanzia oltre alla la storia relativa al suo arresto e al suo processo.
[11]  Maometto non sapeva leggere e quasi certamente nessuno gli lesse mai il Vangelo. Tanto è lecito affermare in quanto i riferimenti a Gesù nel Corano sono pochissimi e tutti generici.
[12] Anche il Padre Nostro cristiano segue questo schema: il Padre Nostro sta nei cieli, e lo si “prega” di fornire il pane quotidiano, e di essere liberati dal male.
[13] Di propria volontà.
[14] Ma, se così fosse, qualcuno povrebbe addivenire al fatto che, dopo la morte, dovrebbero continuare a vivere in un felice aldilà, non solo gli uomini, ma anche le formiche, i cani, le lucertole e quanti esseri viventi passano su questa Terra.

[15] “Di tutte le norme e prescrizioni contenute nella legge mosaica, nessuna dice: “Tu devi credere, ma tutte dicono tu devi fare”, cioè, tu devi ubbidire. Moses Mendelssohn (1729-1784)
[16] Il Pentateuco comprende i “primi” cinque libri della Bibbia: Genesi, Esodo, Levitivo, Numeri, Deuteronomio. E si dicono dettati da Mosè 1400 anni prima di Cristo. Questi libri contengono la Storia del popolo ebraico, ma anche leggi e norme etiche e civili. Si trovano qui i Dieci Comandamenti. La logica del Pentateuco e quindi della religione è diversa da quella che si riscontra nei Profeti, altra parte della Bibbia.  
[18] Luca, 7, 25
[19]  Tōrāh: gli Ebrei chiamano così i cinque libri del Pentateuco: Tōrāh = la Legge.
[20]  Maometto non sapeva leggere.
[21]  Deuteronomio, 17, 5.
[22]  Infedele

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