2018/09/27

ELOGIO DELLA LENTEZZA SOCIALE

ELOGIO DELLA LENTEZZA



Quando scrivi tu, mia cara Pina, tutto procede trasportato da una logica inesorabile, potente, che invita il lettore a fermarsi non poche volte per riflettere, meditare su quello che affermi tu o che riporti da altri scrittori, solitamente sociologi, perché è la socio-psicologia il campo dei tuoi interessi. L’elogio della lentezza rappresenta un argine che nella analisi dell’evento sociale invita ognuno di noi a riflettere sulle condizioni del vivere, di cui, spesso non riusciamo a capire il vero senso, travolti come siamo dalla velocità, ma volevo dire vortice, da cui siamo presi e spesso travolti. L’argomento trattato è di grande attualità e importanza. I maestri, Bauman a Selvùpeda, da te più volte citati, rilevano chiaramente la ampiezza dei tuoi interessi e della tua cultura meticolosa, attenta e profonda. È comunque necessario rileggere con attenzione il tuo scritto, riflettere, e fare tesoro dei tuoi suggerimenti oltre che della tua lezione sul funzionamento del cervello umano.

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ACCELERAZIONE DELLA DINAMICA SOCIALE.

L’accelerazione rapida, esponenziale (quasi) della società moderna, crea problemi al singolo. Ma, a mio avviso è proprio sulla accelerazione che va posta l’attenzione.

Nessuna colpa può essere addebitata al singolo che non riesce a frenare la corsa a ostacoli della vita. Ed è accelerazione che soffoca l’uomo proprio perché gli sottrae tempo.

Tempo che viene a mancare quando chi detiene un potere comprime di necessità il lavoratore. A ciò si aggiunga che pochi sono quelli che abitano nella città dove lavorano.

In questo caso, è necessità correre, ed è corsa alienante dovuta al tempo che si brucia in auto per raggiungere il posto di lavoro, e successivamente per vendere le sue competenze nel lavoro. L’elogio della lentezza? Diventa un sogno che può essere realizzato solo da chi ha la possibilità di lavorare senza problemi, senza bisogno di correre e ricorrere a un doppio lavoro bruciando anche il weekend. Di fatto quello che manca oggi è il tempo che non è più nostro. La corsa? È un rincorrere la carota che è davanti a noi. Rincorriamo il tempo che non riusciamo a raggiungere. Si può ancora aggiungere che ciò che fa entrare in crisi proprio oggi all’interno della giornata tutto è cronometrato. Scadenze, progetti, impegni, accordi, bambini da portare all’asilo, spesa da fare, genitori da visitare, tasse da pagare, ingiustizie sociali da seguire. Tutto all’interno della frazione di tempo che la luce della giornata ci consente. Insomma non si può non correre. E la lentezza diventa un sogno, una utopia.

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Soprattutto perché si lavora per appagare sogni e bi-sogni. Necessità vere e quelle false. Vere sono quelle legate alla sopravvivenza: l’indispensabile necessità per tutta la famiglia di mangiare, di avere una casa, di coprirsi, di pagare i medicinali, di avere una auto per recarsi al lavoro, per portare i bambini a scuola. Ed è corsa, impegno totale, e sofferenza la grande necessità di cercare un lavoro ovunque si trovi, da qualunque parte venga offerto. Poco importa se piace o non piace. In realtà l’uomo e più ancora la donna sono/siamo stritolati dalle necessità e dal vorticoso bisogno di correre, di accelerare, per raggiungere, per afferrare, per ottenere, per appagare. Il cane che cerca di mordersi la coda. L’elogio alla lentezza? Può essere fatto e applicato da chi può. Dagli impiegati degli uffici pubblici? Forse. Ma, è vero quello che recita un saggio proverbio spagnolo il quale dice: "No hay caminos, hay que caminar". E possiamo aggiungere: hai da camminare .. in fretta.. di corsa .. subito per non perdere tempo.
Cara Pina, ritengo molto interessante la scelta dei temi che tratti. Invitano alla riflessione..

Gino Carbonaro

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