2019/04/26

Gino Carbonaro CURRICULUM


Descrizione: L'immagine può contenere: una o più persone e persone che suonano strumenti musicaliDescrizione: L'immagine può contenere: Gino Carbonaro, bevanda            

                        Prof. GINO CARBONARO
 Scrittore – Storico - Critico d’arte - Fisarmonicista


 CURRICULUM

  
Ø ESPERIENZE PROFESSIONALI
·      Preside per 20 anni dell’Istituto Dante, legalmente riconosciuto: Corso completo di Magistrale e Ragioneria.
·      Docente di Italiano e Storia c/o ITIS di Ragusa

Ø ISTRUZIONE E FORMAZIONE
·      Università “La Sapienza” di Roma - Laurea in Filosofia Classica (1963)
·      Liceo-Ginnasio “T. Campailla” di Modica - Maturità classica (1958)
·      Istituto Tecnico Industriale “Galileo Galilei” di Milano - Corso teorico-pratico di “Fotografia a colori” (sviluppo e stampa), e relativo Diploma (1955)

Ø CAPACITÀ E COMPETENZE PERSONALI
•  Elevate capacità comunicativo-relazionali
·    In grado di interagire con facilità, disinvoltura ed efficacia con persone di diverse etnie e in contesti culturali anche notevolmente distanti dal proprio (Occidente-Oriente), nei quali ha fatto apprezzare le proprie competenze (specialmente nel campo artistico e musicale)
·    Abile conferenziere, riesce a rendere fruibili le tematiche che tratta da un pubblico variamente caratterizzato per età (dai minori…agli anziani) e con diversi livelli d’istruzione e cultura
·    Riconosciuta facilità nella trattazione e restituzione in pubblico di tematiche di rilievo culturale e sociale
·      Gestisce con competenza il Blog (ginocarbonaro.blogspot.com) da lui attivato nel 2011 e nel quale pubblica sia numerose recensioni e/o prefazioni a testi inerenti l’area letteraria, storica, artistica, musicale, antropologica, sociale,…, sia proprie riflessioni di ampio spessore culturale su varie tematiche (ma anche scritti di tipo autobiografico/psicologico, nei quali evidenzia un’ottima capacità di lettura del rapporto sé-realtà). Il Blog ha ricevuto ad oggi più di 100.000 visitatori (parametro di significativo gradimento)

Ø CAPACITÀ E COMPETENZE PEDAGOGICO-EDUCATIVE
·   Un solido sistema di valori, umani e sociali, e la significativa formazione accademica hanno motivato e sostenuto il suo impegno continuo nella ricerca in campo filosofico e, in genere, umanistico, consentendogli di esprimere con apprezzabile competenza il suo ruolo di ‘guida educativa’ mirata principalmente a formare i propri allievi alla vita
·   I gratificanti feedback che ancora continua a ricevere da numerosi suoi ex-studenti (alcuni dei quali già affermati professionisti) dimostrano la valenza e l’efficacia del modello pedadogico-educativo e didattico utilizzato, principalmente basato sulla centralità dello studente considerato protagonista attivo della propria formazione
·   È stato costantemente impegnato nella individuazione e sperimentazione di tecniche di facilitazione all’apprendimento (ne è un esempio la felice intuizione di un valido metodo di studio per chi ha problemi di memoria, utilizzato con successo)
·   Molto apprezzata la sua ‘metodologia didattica’, i cui punti di forza sono stati: la significativa capacità relazionale, la modalità interattiva, superamento dei limiti del rigido programma scolastico proiettando, piuttosto, gli studenti nelle dinamiche sociali e di attualità (anche attraverso l’analisi critica di articoli di riviste e quotidiani), coinvolgendoli in attività ricreativo-formative (momenti musicali con la fisarmonica), suscitando spesso in loro attenzione, interesse e motivazione allorché narrava, sempre con obiettivi formativi, i propri successi sportivi (come l’essere stato a 17 anni campione regionale dei 200 metri Criterium Studentesco.)
·   In virtù di queste competenze acquisite, ha sviluppato nel tempo significative capacità intuitive nella scoperta e valorizzazione di veri talenti in ambito letterario, artistico, musicale ….

Ø LINGUE
·   Lingua Francese: conoscenze di base
·   Lingua Inglese: conoscenze di base




Ø CAPACITÀ E COMPETENZE SOCIALI
·      Interessato alle problematiche della Comunità, al disagio delle persone svantaggiate, alla tutela dell’ambiente, al rispetto degli animali….; a tali aree dedica attenzione mettendo a disposizione le sue competenze, se necessarie
·      Sensibile al contrasto della violazione dei ‘Diritti Umani’ e ad ogni forma di discriminazione, stimolato anche dai processi di ridefinizione culturale e sociale avviati dagli eventi del ’68, con studi e personali riflessioni ha approfondito alcune aree problematiche, tra le quali particolare rilievo rivestono le ‘tematiche di genere’ e, all’interno di queste, la considerazione della costante e persistente asimmetria della relazione Donna-Uomo nella Società; le relative analisi sono state oggetto di specifica trattazione (cfr. Sezione “Pubblicazioni”)
·      Rotariano dal 2003 c/o  Rotary di Modica prima e di Ragusa dopo
·      Collaboratore del quotidiano “La Sicilia” per la pagina culturale

Ø CAPACITÀ E COMPETENZE ORGANIZZATIVE
·    Interessato alla conoscenza di altri Paesi e altre realtà (grazie anche alla sua passione per le tradizioni popolari), ha sviluppato ottima capacità organizzativa nella gestione dei viaggi e nell’esplorazione dei luoghi visitati, nei quali ha privilegiato la ‘scoperta’ delle specificità artistiche, musicali, culturali,…

Ø CAPACITÀ E COMPETENZE TECNICHE
·      L’approfondita conoscenza degli aspetti tecnici della ‘fisarmonica’ e della ‘macchina fotografica’ gli consente di esprimere livelli qualitativi elevati nell’utilizzo di entrambi gli strumenti

Ø CAPACITÀ E COMPETENZE INFORMATICHE
·      Buona capacità nell’uso degli applicativi di base
·      Ottima gestione del Blog che cura personalmente

Ø CAPACITÀ E COMPETENZE ARTISTICHE
·      Suona la Fisarmonica dall’età di 12 anni e ha sviluppato nel tempo passione e competenza: ad oggi ha raggiunto prestazioni di elevato livello, riscuotendo  calorosi apprezzamenti in occasione di concerti anche in contesti internazionali
·      Nel 2006 è stato in Giappone invitato dal Centro di Cultura di Osaka per far conoscere la musica popolare siciliana in otto scuole
·      Ha tenuto concerti nell’Auditorium del Museo Etnografico “Kubo” di Osaka, presso il Teatro “Jubel Hall” e in un luogo di meditazione “Madama Mura”, a Osaka e Kobe
·      Nel 2014 ha fatto parte della giuria del Concorso internazionale “Alberto Ginastera” a Chang Mai in Thailandia, dove ha tenuto un concerto nel Conservatorio di Chang Mai (La direzione aveva progettato di aprire un corso per lo studio della Fisarmonica) 
·      Ha tenuto un concerto per fisarmonica solista a Parigi ad un Festival Franco- italiano
·      Per 12 anni è stato componente della giuria internazionale al Concorso Ibla Grand Prize (uno dei tre giudici italiani)
·      Sull’esempio del padre, che amava dipingere, ha sviluppato sin da giovanissimo la passione per la pittura (cercando di capirne il senso, il significato, il valore …). Frequentando negli anni  ’50-’60 i ‘luoghi-culto’ dell’Arte, a Parigi il Louvre, ma in modo più incisivo Roma, ha acquisito una significativa e apprezzabile competenza di analisi critica in campo artistico che oggi esprime in diversi contesti, anche specialistici.
Negli anni ’70 ha aperto a Ragusa la Galleria d’Arte “Il Gabbiano”

Ø ALTRE CAPACITÀ E COMPETENZE
·      Conoscenza approfondita di tutti i generi di Musica e dei profili dei Musicisti, noti e meno noti, tanto da essere in grado di valutane le caratteristiche tecnico-strumentali e melodiche, le armonie, i ritmi e anche il gradiente emozionale, il tutto inquadrato a livello storico
·      Fotografo molto esperto, grazie anche alla formazione e alla guida ricevute in famiglia dai genitori, entrambi fotografi professionisti (“Studio Carbonaro” di Modica), che hanno dato, comunque, valore ad una sua apprezzabile attitudine di base

·      Appassionato di Cinema sin dall’età giovanile, quando cominciò a collaborare con lo “Studio Carbonaro” di famiglia, per il quale effettuava riprese di film 16 mm in occasione di particolari eventi


Ø ULTERIORI INFORMAZIONI
·      Studioso di Tradizioni popolari
·      Interessato alla musica popolare di tutto il mondo; in virtù di tale passione ha raccolto in cassette, LP e CD di Musica etnica di tutti i Paesi
·      Nel tempo ha realizzato una bella collezione di maschere africane che prossimamente verranno ospitate in un Museo ibleo 
·      Ha al suo attivo una ricerca sul Tango dalle sue origini, e poi in particolare fra il 1900 e il 1925, con riferimenti alla ‘Storia dell’Argentina’ (cfr. Blog)


PUBBLICAZIONI

·      Carbonaro, Gino, Prefazione a: Poesie, antologia poetica di Carmelo Assenza, Ed. Rotary di Modica

·      Carbonaro, Gino, Saggio su Serafino Amabile Guastella, in: Serafino Amabile Guastella VESTRU, edizione “filologica” curata dal Prof. Giorgio Piccitto, Ed. Thomson  Press Ltd, Oxford, UK, 1973

·      Carbonaro, G., Panorama - Antologia Italiana per la Scuola Media, Edizioni Didattiche, 1980          


Abstract 
È obiettivo del libro fare amare la lettura, per attivare nel giovane la percezione positiva della carta stampata e del libro come strumento di conoscenza, facilitando in tal modo l’avvio di un processo di autoalimentazione. A tal fine, particolare cura è stata data alla forma (serenità della pagina, dolcezza e corpo ‘14’ dei caratteri, giustezza del rigo) e al contenuto (racconti chiari, coinvolgenti nella narrazione, soprattutto brevi - non più di tre facciate - per dare la possibilità allo studente di non impiegare molto tempo del suo pomeriggio. Facilita la consultazione e















l’attribuzione di senso l’avere riunito i racconti in categorie: “Noi e gli animali”, “la Guerra”, “Un po’ di umorismo”, “Fiabe”, “Flashback”, ”Liriche”, “Odissea”, “Divina Comnedia”, “Mitologia greca”, e così via).
 
Descrizione: https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.15752-0/p280x280/52417139_607167639727188_7540034921734078464_n.jpg?_nc_cat=106&_nc_ht=scontent-mxp1-1.xx&oh=31929e0ea1b0673c922dfb65b168674b&oe=5CF1C613

 




·      Carbonaro, Gino, “La Donna nei Proverbi Siciliani”, 1a Ed. (1981) e 2a Ed. (1982) Thomson, Ragusa, - 3a Ed. Thomson Press Ltd, Oxford, UK, 2003
Abstract
Il lavoro, frutto di un’accurata e puntigliosa ricerca sui ‘proverbi siciliani’, mette in rilievo la percezione della donna nella cultura siciliana antica. In esso è rilevato che la nostra società era decisamente maschilista e manichea, nel senso che esistevano due entità, o archetipi speculari: il bene che è l’uomo, il maschio, Turiddu, con valenza positiva (+), e il male con ovvia valenza negativa (-), che è la donna, la femmina, Concettina.
È stato definito il primo libro femminista scritto da un uomo.   

Nelle librerie britanniche l'edizione tradotta in inglese dal professore universitario Douglas Ponton, con copertina di Giorgio Carbonaro
 
Descrizione: L'immagine può contenere: 2 persone

·     

Abstract
Uno studio attento, meticoloso e ampiamente documentato, nel quale le ipotesi interpretative avanzate dall’Autore affondano le radici nella Storia della Donna a partire dal mondo greco, per proseguire, successivamente, nell´analisi che di essa ne fanno l´Antico e il Nuovo Testamento e la letteratura patristica dei primi secoli del Cristianesimo. Dà significative chiavi di lettura per capire la persistente asimmetria del rapporto Uomo (one-up)/Donna (one-down) nella società di questo periodo storico
 




Carbonaro, Gino, “Donna, una storia senza eco. Misoginia-Violenza-Follia” – Ed. Centro Studi Feliciano Rossitto, Ragusa, 2018. Per questa pubblicazione gli è stato assegnato a Rovigo il Premio Internazionale per la Saggistica Gianantonio Cibotto 2018.                                                       
 Descrizione: C:\Users\utente\Desktop\Donna, una storia senza eco.jpg
·      PRODOTTI MULTIMEDIALI:
ü Ha inciso quattro CD (Carneval, Tango argentino, Love Songs e “Contea di Modica”, quest’ultimo di Musica tradizionale siciliana, edito nel 1989 dalla “Control Data” di Wiesbaden, Germania)
ü Ha pubblicato su Youtube alcuni dei più famosi tanghi dell’epoca oggetto della sua ricerca, interpretati con la fisarmonica.

v Work in progress ….per pubblicazioni prossime:
1.    Accurata ricerca su “La storia del Carnevale” (Saturnali, Baccanali, Lupercali, Medievali Feste dei Folli, Mammuthones) – [Un’anticipazione è presente nel Blog prima citato]
2.    “Alberi di parole” – Una ricerca sugli Etimi

Abstract
Sulla base della considerazione che le lingue neo-latine discendono dal latino (e dal greco), sono state elencate 100 parole-chiave greche, delle quali l’Autore analizza l’etimo. Al fine di rendere chiara e, soprattutto, visibile la formazione di ciascuna parola, sono state utilizzate due modalità: la prima, discorsiva, riportante gli elementi  ‘linguistici’ (definizione, struttura etimologica,..), con associate note esplicative e di approfondimento, nonché sintetici ma esaustivi inquadramenti storico-culturali; la seconda, costituita da rappresentazioni grafiche che rendono evidente il ‘percorso di costruzione’ etimologica della parola, attraverso l’utilizzo di flow chart, immaginando un albero il cui tronco rappresenta l'etimo e ponendo su ipotetici rami le parole composte con la parola-base (es.,  MONOS-, da cui mono-posto, mono-fase, mono-gamia, ….).
 
 



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Ø   ALCUNE “VOCI” DAL BLOG (Saggi, Articoli, Analisi critiche …),  2011- marzo 2019
Ø  2011
•   Indovinello & Carnevale – Tra Storia e Poesia
•   “Il figlio della ruota”, romanzo di Gianni Stornello
•   Arturo Barbante, pittore, disegnatore, artista                 
•   Graziella Scivoletto, scultrice e ceramista raku - Armonia & Incanto        
•   L’uomo, la realtà, l’immagine
·     Saggio su “Donna, silenzio dell’anima”, Una serata con “Teatro Utopia”
·     Saggio su Raffaele Poidomani Moncada,” Enfant terrible” e le anime morte dell’Aristocrazia siciliana, Articolo pubblicato il 12 settembre 2006 sulla pagina "Cultura & Spettacoli" del quotidiano "La Sicilia"
Ø  2012
·     Leadership & Potere
·     Argilla & Terracotta, Grandi scoperte dell’Umanità
·     Elogio dell’Aforisma
·     Saggio su “La Punizione” di Salvatore Scalia - Dalla cronaca alla letteratura
·     Viaggio fra gli artisti iblei: Piero Guccione, Sonia Alvarez e la Scuola di Scicli
·     Il proverbio e la Donna
·     Considerazioni a margine delle opere di Salvatore Chessari pittore
·     Il mito di Pandora – La Donna e la trasgressione per Esiodo
·     Saggio su “Il sapore del Tempo” di Nino Barone
·     Impressioni sulla pièce teatrale “Confessioni di un pentito”, di Salvatore Scalia
·     Impressioni sul Saggio di Salvatore Scalia su “Metafisica della peste” di Sergio Givone
Ø  2013
•  Don Orazio Spadaro, pittore della luce
•  Giuseppe Raffa, “Dal Mela al Thames”
•  Considerazioni su “Le svergognate” di Lieta Harrison (1963), inchiesta sulla condizione
    della Donna nella Sicilia degli anni ‘60
•  Saggio su “Delitto d’onore in Sicilia”
Ø  2014
•   Considerazioni su “Liberi di…”  -  Spettacolo di Teatro-canzone
     Compagnia dell’Arte inGrata - Regia di Gianni Battaglia                  
•   Considerazioni sul B & B “La Pilozza Infiorata” – Accoglienza, fra amore e poesia
•   Elogio del sorriso
•   Democrazia ed eccesso di potere – Democrazia e Piramide sociale
•   Cava Ispica e il suo fascino, Storia di viaggiatori inglesi di Susan Clarke
Ø  2015
•   Les nudites – Il nudo e la morale
•   Articolo pubblicato sul quotidiano ‘La Sicilia’ (26.12.2015) sul libro di Michele Giardina
     “Pietro Floridia – Il sogno infranto di un musicista errante”
Ø  2016
•   La Donna nei Proverbi Siciliani
Ø  2017
•   Considerazioni a margine di un libro sulla Donna
•   “Donna, una storia senza eco” – Il perché di questo libro

(segue, 2018, 2019)

Ø  2018
•   Riflessioni su Fede, Speranza, Carità
•   Antonio Salieri, musician (in English, trad. prof. Douglas Ponton)
•   Scrittura e comunicazione, un’esperienza alla Scuola Media Vann’Antò di Ragusa
•   Bonsai iblei: Bon-sek-i,  Il silenzio delle cose morte
•   Urlo della gelosia
•   Considerazioni su “L’ingrediente segreto” di Carlo Blangiforti
•   Sull’Inciucio
•   Su Elisa Cilia, pittrice
•   Considerazioni su “Canto dell'Hybla” di Giorgio Occhipinti
•   Considerazioni sull’ermetismo e sulla poesia de “La foresta degli specchi”, di Gaetano
     Carnibella
•   Elogio della lentezza sociale
•   Elogio della Fisarmonica e della Musica
•   Quintetto Goffriller (Archi e Pianoforte) – Esibizione Teatro Garibaldi di Modica
Ø  2019
•   Considerazioni alla presentazione del libro “ Il ponte di Genova”, di Michele Giardina
•   Su “Stagioni”, poesie di Silvia Cecchi
·     Saggio su “Hildegard von Bingen – Il lato femminile della religione” – Art. pubblicato sul quotidiano "La Sicilia", pagina culturale, 13 marzo 2019
·     Saggio su “L’ora di Rosolini” di Raffaele Poidomani – Piccolo Teatro - L’ora di Rosolini, il Regista Marcello Sarta e il suo Staff – 19.03.2019
·     Riflessioni su “MIRKO MARSIGLIA, il menestrello degli Iblei” – 18.04.2019






























2019/04/18

MIRKO MARSIGLIA, Menestrello degli Iblei

Recital at Home: https:   //youtu.be/oUGSajtwZJU


Gli chiesero: Cos'è la Musica?
Rispose: "Ascolta"

(Massina Zen) 


MIRKO MARSIGLIA
Il Menestrello degli Iblei

                                                  di Gino Carbonaro


Grande musica la tua, mio caro Mirko.  

     Forte, sicura, piena, gioiosa, dalla architettura chiara, potente, travolgente. Tu canti per aprire il tuo animo al mondo, per avvicinare alla musica chi ascolta. Gli amanti del canto. 

     Ed è musica la tua che sembra venire da uno spazio lontano. Musica che fa sognare mentre ti tocca e ti trasporta. Molte sono le chiavi di lettura, i temi, le atmosfere suggerite da queste tue creature, da questi gioielli musicali. 

     Il tuo è un richiamo (ode “ὠδης, l’avrebbero chiamata i Greci) canto di chi invita gli uomini tutti a compiere un viaggio in compagnia dei suoni, delle melodie da te create, per stare insieme, per vivere momenti di serenità al chiarore di una notte di Luna. Viaggio per cercare di capire in parte, (e se sarà possibile) il senso del nostro vivere in questo labirinto impervio dell’esistere. 

     Vivere in questo spazio-tempo che ognuno di noi trans-corre su questa Terra. C’è una componente filosofica nei tuoi canti e nelle tue composizioni. Anche un velo di amarezza, senza imprecazione. Considerazioni sulla società che non è sempre bella, sulla vita, che può essere sogno, viaggio, dolore, speranza, mentre il conforto dell’animo discende dalla capacità di esorcizzare la sofferenza attingendo alle radici dell’amore. 

     Tu canti e sogni. Canti e conforti. Canti e ami. Canti e voli nel cielo infinito. 

     Grande questa tua musica, significative le parole, e tu? Ai miei occhi? Tu, novello Menestrello degli Iblei, che torna a cantare i temi della vita: amore, bisogno di giustizia, libertà agognata, gioia di vivere non di rado intinta nella tristezza. Auguri, mio caro amico. 

     Grazie per quello che ci dai. Noi ti ascoltiamo, noi ti seguiamo...     

                                           Gino Carbonaro 


La risposta di Mirko al commento di Gino Carbonaro

Gino Carbonaro mer 17 apr, 13:53 (17 ore fa)



     Io, Gino, non ho parole. Intanto grazie dell'amicizia, onorato. Per quello che hai scritto, mi sono emozionato a occhi lucidi, non riesco a dire altro, davvero, se non grazie. Conserverò queste tue parole nel mio computer, ho fatto uno screenshot. Mi hai letto l'anima in breve e con una profondità che mi ha toccato molto da vicino, la tua capacità di leggere il mio animo, mi ha preso il cuore. 

    Se poi penso che oltre una persona di grande cultura sei anche un professionista navigato della musica, questo mi emoziona e mi coinvolge ancor più. 

     Le produzioni italiane forse vedono la mia scrittura come sorpassata, ma io non ho mai scritto in funzione di questo, ho risentito per qualche periodo di tristezza in tal senso e non lo nascondo, ma lo scrivere in maniera onesta, mi ha sempre lavato l'anima e riempito il cuore di gioia, senza freno alcuno all'ispirazione in estemporanea, senza trucco né parrucco, così come sono, perché la musica è un dono al mondo e va rispettato profondamente nella possibilità di divenire mezzo di un messaggio non inquinato dalle intemperie avare della mente. 

     Oggi sono qui, a casa, con quello che amo fare da sempre e che condivido liberamente con gioia e serenità, nella speranza possa far vibrare e portare a sensibilità anche solo un cuore. 

     Grazie di cuore Gino, davvero. 

                                                              Mirko 

https://youtu.be/oUGSajtwZJU

2019/03/19

L'ora di Rosolini di Raffaele Poidomani Piccolo Teatro




Una sera a Teatro
L’ora di Rosolini 
il regista Marcello Sarta
e il suo staff

                                                                      di Gino Carbonaro




Caro Marcello, ieri 14 marzo 2019, sono sceso a Modica per assistere alla vostra pièce teatrale “L’ora di Rosolini" di Raffaele Poidomani. Ero curioso. Volevo capire come saresti riuscito a impostare uno dei racconti più interessanti del nostro scrittore modicano. In verità conoscevo te come regista sin da quando avevi interpretato “Il biscotto”, sempre di Raffaele Poidomani, presso il Teatro Donnafugata a Ibla, ed ero rimasto colpito, incantato, sensitivamente emozionato. Anche allora era applicata la tela per le figure oniriche. Tutto mi sembrava un sogno. La tristezza dell’uomo schiacciato dalla povertà e dalla solitudine trasmetteva emozioni profonde. Già allora ero in grado di dire che se Raffaele Poidomani era grande, tu, con la tua interpretazione, non eri da meno. Poidomani usava il linguaggio delle parole, tu adoperi il linguaggio vivo e misterioso  del Teatro.
Quello spettacolo è stato per me, una delle rappresentazioni più belle alle quali ho assistito nella mia vita. E tu, hai mostrato le tue potenzialità, la tua capacità di regista, la tua consapevolezza e scrupolosità nel gestire quest’arte antica quanto il mondo, ma anche la tua modestia. Per questo, ho voluto assistere al matrimonio della Zia Maria. Ero veramente curioso di vedere come te la saresti cavata con quest’altro racconto.


    Mi ero appena seduto in platea, quando è stato dato inizio allo spettacolo. Da subito la sorpresa. In anteprima, un uomo in frack con cilindro e guanti bianchi apre lo spettacolo spiegando al pubblico la trama e qualcos’altro. Primo intervento (a sorpresa) della nostra Fatima seduta proprio  davanti a me. Dialogo vivo e gridato fra chi è sulla scena e chi sta in mezzo al pubblico. Certo, si sa. Sono cose che in Teatro vengono previste ma... , la dinamica è stata in continuazione. Eccezionale. Nessuno avrebbe potuto annoiarsi. La pièce era un crescendo di sorprese che sollecitavano e coinvolgevano il pubblico. Eravamo nel centro della comicità del nostro Poidomani. Un diluvio di risate, di applausi. E poi luci, movimenti di personaggi e di marchingegni, che muovevano altri personaggi, tela cinese delle ombre, figure oniriche in costante azione, musica, e ancora luci e dolci intermezzi musicali, cantati, gestiti teatralmente da una bravissima (ed è poco) musicista, chitarrista e cantante d'eccezione (Annamaria Cerruto), immersa totalmente nel ruolo di co-protagonista, dalla voce fresca, sicura, libera e gioiosa che incantava il pubblico. Ma, ci si chiede,  c’era una protagonista? La zia Maria? (cioè, Fatima Palazzolo). Certo, Fatima c'era, sempre splendida, sempre eccezionale. ma... io dico che eravate tutti protagonisti. Felici di recitare, felici di vivere quella esperienza bellissima che sa dare solo il Teatro. Ognuno di Voi ha dato il massimo del contributo. Tutti eravate parti indispensabili dell’intero lavoro teatrale. Favoloso il cav. Formica di Rosolini (Daniele Cannata) e “la madre”, (Giorgio Di Martino) protagonisti che entrano attraversando la Platea, fra un pubblico sorpreso e delirante. Figura originale (la madre), che imitava con eccezionale maestria il movimento delle persone che viaggiavano sui carri, perché con carro o calesse ci si muoveva una volta, su strade bianche, non asfaltate e piene di buche. E le due cameriere? (Assunta Adamo e Graziana Giurdanella) dal ruolo non secondario, che non può essere sottovalutato. Il tutto calato in una atmosfera grottesca, così come avrebbe auspicato lo stesso Raffaele Poidomani. Impressionanti la nonna (sempre Graziana Giurdanella) e il nonno (Massimo Barone) che è entrato in scena con la nonna "a cavallo" sulle sue spalle. Esilarante!
Ma, non dobbiamo dimenticare nessuno. Soprattutto il ruolo importantissimo delle figure oniriche (Giovanni Occhipinti), luci, costumi, scenografia, ambientazioni sceniche, intermezzi funzionali. Tutto incredibilmente bello. Tutto superlativo. Tutto eccezionale. E il finale? Come si può festeggiare un matrimonio da soli? Il pubblico, la gente, tu, io, noi tutti, modicani e non, tutti devono gioire, partecipare, brindare "fuori dal Teatro", per strada, tutti sui gradini davanti al Teatro Garibaldi, dove, dall'alto del Cs. Umberto il pubblico vedrà arrivare un'auto d'epoca che porta i novelli felici sposi, per partecipare tutti alla "spinnagghiata". Ed è sui gradini del Teatro Garibaldi dove si trovano accalcati gli spettatori che è accaduto l'incredibile: tutti, ci siamo trasformati in invitati e tutti abbiamo potuto assaggiare le "'mpanatiglie ", i migliori dolci della Superpremiata Ditta Bonajuto. Cosicché anche Franco Ruta, è stato con noi, nel ricordo, nella memoria di Raffaele Poidomani, l'avvocato, lo scrittore, l'Autore di "Carrube e Cavalieri" e "Tempo di Scirocco", il modicano, 'U Pazzu. Che pazzo non era.. Tanto faceva parte della trasposizione teatrale. Perché tu sai che il Teatro è vita, e la vita? È teatro. Un po' di Carnevale non guasta. Il merito? A Raffaele Poidomani e alla Compagnia del Piccolo Teatro di Modica. Congratulazioni e buon divertimento. La vita è breve e bisogna goderla. Un bel regalo è stato fatto a Modica e ai Modicani con la vostra interpretazione.
Grazie anche da parte mia. I miei applausi continuano anche sul mio blog.


Marcello, tu sei stato bravo, non solo per aver vestito il racconto, ma per avere entusiasmato il tuo staff. Un corpo unico favoloso, una commedia indimenticabile. Non si possono realizzare questi capolavori da soli. Ma solo quando un gruppo diventa un corpo unico.
E io? Io ho speso solo 10 euro per trascorrere due ore d'incanto. Di spettacolo meraviglioso. Bravi a tutti e Auguri. Siete un gruppo teatrale poderoso. Compagnia del "Piccolo-Grande Teatro"!  Ancora Auguri! da...

Gino Carbonaro         


2019/03/18

Cecchi Gessaroli poetessa & Grafico

Il poster di Vivarte in margine a 

“Stagioni”
di Silvia Cecchi

interventi grafici 
di Oliviero Gessaroli 


   

     Ho ricevuto solo oggi, l’atteso tuo libretto, “Stagioni”. Gli ho dato subito uno sguardo curioso e intuisco che si tratta di un lavoro impegnato, nella accezione classica che al sostantivo “impegno” dà l’esistenzialismo contemporaneo. Ma, ho capito anche che non si tratta di poesie da leggere, ma da centellinare. Questo perché ogni concetto, ogni passaggio, spesso legato alla poesia ermetica, costringe il lettore a meditare, a riflettere sui messaggi che tu, da poetessa, proponi. Se è vero, poi che in tutto ciò che si scrive si riflette la nostra personalità, il nostro rapporto con la realtà, la nostra filosofia dell’esistere, va detto che a me interessa cogliere questo contenuto della tua poesia, e mi sono accorto in appresso che tu non fai eccezione alla regola. 

    Alla lettura di queste poesie, dense di contenuti forti, colpisce la incisività graffiante dei concetti, delle parole, la volontà decisa di cogliere il messaggio delle cose, ma altresì l’equilibrio e la dolcezza di una forma che coinvolge il lettore, poesia che nutre e invita a meditare. Scriveva Catone, “Per nebulas scimus”, siamo circondati da una nebbia profonda, centrando un principio del nostro rapporto con uomini e cose. Di tutto cerchiamo spiegazioni, per comprendere il senso del nostro esistere, del nostro cammino in questo mondo. Capire per progettare. Ma la tua poesia rileva la impossibilità di cogliere il tutto calato nello spazio e nel tempo. Difatti, in apertura scrivi. ”Che vuoi che me ne faccia dell’eterno” dell’immenso, della trascendenza. A te, cara Silvia, basta cogliere l’attimo, il frammento, l’effimero, che contiene il tutto. Noi siamo esseri “…gettati in questo mondo” La scogliera del Monte San Bartolo, acquerello e matita, 2018. 1 Gino Carbonaro febbraio 2019 di Silvia Cecchi E siamo al centro della problematica esistenziale. Questa è la percezione della realtà, quella che accetti, ed è filosofia che sostiene il tuo pensiero, che tu intendi come “Vox” che indaga nel deserto nebuloso che ci circonda. E della realtà? Possiamo conoscere solo quello che riusciamo a cogliere in un flash di momenti che si impongono la nostra attenzione. Ed è allora che la conoscenza si trasforma in estatico godimento dei sensi, conoscenza che non può essere trasmessa con le parole, perché “…io so le cose fin dove arriva il nome” Noi possiamo chiamare le cose per nome, come tu scrivi, ma in questo caso, la conoscenza ha il peso, la lunghezza e lo spessore delle parole usate. Il resto è nebbia (o il Nulla) che circonda la realtà visibile. Paradossalmente, è solo lo sguardo che coglie “quell’effimero sognare da sveglia” l’attimo fuggente, che accende una luce perché “Tutto si perde, anche la luce di bosco sospesa sulle foglie anche il filo d’aria tesa da ramo a ramo” Ed è indagine sensitiva del pensiero, che viene colto in momenti eccezionali. Il banale che si fa sublime “... quando un merlo mi ha distratta, sul ramo di maruga tutto spini e fiori saporiti ad ogni maggio che torna davanti alla finestra aperta.” ... e ti fa perdere la cognizione del tempo, e ti fa sognare, godere, capire, forse, e non sai più dire “se sia passata un’ora, o giorni, e quante volte è sfiorita la robinia e rifiorita.” Ed è esperienza forte il sentire “il gorgogliare del torrente gli stridi alti delle tàccole e dei falchi, il vento che rugghia […]Si perdono i nomi Fontefredda Rivosasso Gretosecco e più cammini più si fa lontano il ruvighìo di vite in fondovalle.” Il tramonto, acquerello e penna, 2017. 2 E in tutto, la forma di una realtà che senti vivere in te, e non resta altro che una consapevolezza, “l’ignota meraviglia di essere stata” Ed è chiusura che non poco fa riflettere sul senso di questa poesia intrisa di filosofia. 

 Ragusa 7 febbraio 2019 

 Gino Carbonaro 

P.S. Ho parlato della poesia di Silvia Cecchi, ma non mi sono soffermato a fare i miei complimenti ai bellissimi disegni del pittore Oliviero Gessaroli, opere che impreziosiscono il delizioso libretto. "Disegni", è scritto (con lodevole understatement) che interpretano l'atmosfera del libretto, ma che vivono nella sua forma figurativa con uguale forza e dignità, una bellezza unica, quella che poteva essere realizzata solo da un artista che sa cosa è la pittura, quale è la funzione dei colori, come si gestiscono i rapporti tonali, come si può cogliere e bloccare il senso del bello all'interno di uno spazio. Ancora i miei più vivi complimenti. La scogliera, acquerello e penna, 2017. 3 Collina marchigiana, penna, 2019. 

      Il poster di Vivarte raccoglie riflessioni, recensioni e commenti sulle opere presentate dalla rivista Vivarte. Questa prima edizione contiene una lettera di Gino Carbonaro indirizzata a Silvia Cecchi con considerazioni sull’opera di poesia STAGIONI pubblicata nei Quaderni di Vivarte - Urbino 2018 e interventi grafici sul paesaggio pesarese di Oliviero Gessaroli. Associazione culturale “L’Arte in Arte” - Urbino 4

2019/03/14

HILDEGARD VON BINGEN



Santa, ma donna

HILDEGARD VON BINGEN


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Il lato femminile
della religione

                                                           di Gino Carbonaro

    Monaca. Tedesca. Scrittrice. Fondatrice di conventi. Vissuta nel XII sec.. Hildegard von Bingen (1098-1179), decima figlia di Mechtilde e Hildebert von Vendersheim, chiusa in convento quando aveva solo otto anni, passa alla storia come musicista, e subito dopo come scrittrice, predicatrice, e primo medico omeopata. Di fatto, è colei che nel 1141 (167 anni prima di Dante Alighieri) scrive “Sci Vias”, un trattato dal contenuto filosofico-teologico, il cui fine era quello di intimorire la umanità traviata, facendo conoscere in anticipo ai peccatori le sofferenze che avrebbero subito nell’aldilà.     

    Atto dovuto? Mettere a confronto l’Inferno di Dante con “Sci Vias” (Conosci la via della salvezza). In questa sua opera,  immaginando una visione infernale, Hildegard scrive:

“Mi ritrovai in un luogo arido, immerso nell’oscurità, zeppo di insetti parassiti./ Qui, venivano punite le anime di coloro che in vita non avevano avuto rispetto della legge di Dio./ Spiriti maligni le spingevano di qua e di là con fruste di fuoco gridando:/ “Sciagurati .. perché avete trasgredito la legge dell’Altissimo?”

Ed è scrittura potente, che richiama quei passi dell’Inferno dantesco che recitano:   

“Questi sciaurati, che mai non fuor vivi/ erano ignudi, stimolati molto/ da mosconi e da vespe ch’eran ivi (...)/ Elle rigavan lor di sangue il volto/ che mischiato di lagrime, a’ lor piedi/ da fastidiosi vermi era ricolto”.

    Dal confronto, fra la scrittrice tedesca e il poeta italiano, si potrebbe ipotizzare che Dante abbia potuto conoscere il lavoro della nostra monaca. Opera scritta in latino. Lingua ufficiale del tempo. Ed è paragone che ha un valore storico a tutto vantaggio di Hildegard von Bingen.


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                                                            Hildegard in preghiera

    Ma, la fama di questa Donna poliedrica, è giunta a noi soprattutto come musicista. Enfant prodige. Genio. Sin da piccola oblata nel convento di Disibodenberg, nei pressi di Wiesbaden, la quale gioiva nell’ingentilire le preghiere, salmodiate all’unisono (secondo il dettato dei canti gregoriani, recto tono), modificandole con dolci melismi. Musica di Dio fu definita al suo tempo, per la bellezza con cui la preghiera veniva offerta all’Altissimo.

    E, si tratta di composizioni che rappresentano la prima forma di evoluzione musicale, e anticipano di secoli il canto polifonico di Claudio Monteverdi. E, non va dimenticato che si tratta della prima donna (forse la sola a tutt’oggi) compositrice nella storia della grande musica europea.


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                                                     Hildegard von Bingen (1097-1179)

   Dopo il bene dell’anima e dello spirito, Hildegard rivolge la sua attenzione al mondo fisico, allo studio della Natura, pubblicando la prima storica “Enciclopedia del Sapere Universale” (Phisica, aut Liber simplicis medicinae), dove vengono inventariate 230 erbe “officinalis”, ma anche alberi, animali, serpenti, vermi, pesci dei fiumi e dei mari, uccelli, pietre, e quant’altro.

   Ma, la si ricorda ancora come donna-guaritrice-omeopata, dunque medico e dietologa. E, nella descrizione delle funzioni del corpo umano è proprio lei, monaca e donna, che parla del sesso, sostenendo che “l’uomo non deve avere soltanto desideri che si rivolgono al cielo, ma anche di appagare le necessità della carne”,  affermando altresì, in pieno medioevo, che il sesso è delizia.


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    Ecco come descrive la sessualità femminile nel Codice (da lei miniato) “Causae et curae”:

“Quando la donna fa l’amore con un uomo, sentendo nel cervello un senso di calore che porta alla gioia dei sensi, trasmette il piacere di quella delizia (sic!) durante l’atto, e stimola l’emissione del seme dell’uomo. E quando il seme è caduto nel suo “luogo naturale”,  quell’impetuoso calore discende dal cervello della donna, e attira il seme e lo trattiene. E presto, gli organi sessuali della donna si contraggono, e tutte le parti che sono pronte ad aprirsi durante il periodo mestruale, adesso si chiudono, nello stesso modo in cui un uomo forte può tenere qualcosa in pugno”.

    Dietro questa descrizione della sessualità femminile, c’è una libertà mentale sconosciuta nel Medioevo (e nei tempi a venire). Libertà di una Donna che è stata capace di leggere il corpo umano in modo nuovo, senza timore di tabù  e senza soggiacere a quei pregiudizi che ingessavano la cultura del tempo. La forma mentis è quella di un medico/a, distaccata osservatrice dei fenomeni umani, descrizione (quella della sessualità femminile) che qualcuno considerò “una pagina di storia contemporanea scritta da una monaca nel XII sec”. Affermazione vera, che invita a riflettere.


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    Ma, la Chiesa? Ci si chiede?
Ai suoi tempi, Hildegard von Bingen fu protetta dal Papa Eugenio III (1145-1153) che nell’opera “Sci vias”, rilevò la strada possibile per una rigenerazione morale della Chiesa del tempo, allora minata dalla corruzione (simonia, nepotismo e quant’altro). Dopo la sua morte, però, sui suoi lavori fu calata la coltre del silenzio. Di fatto, molti originali delle sue opere non esistono più.

    Solo da due decenni, Hildegard  è stata ufficialmente riesumata da due papi stranieri. Nel 1998  (800/imo anniversario della morte) papa Giovanni Paolo II la ricorda con l’appellativo di “Sibilla del Reno”, in riferimento al fatto che dopo i 70 anni Hildegard scelse di predicare, e, sul modello di Gesù, denunziò pubblicamente la corruzione dei prelati e della società del tempo nelle prediche che tenne in affollatissime Chiese di città renane. E l’attacco è socio-politico. Quello di una Donna dalla personalità potente.

    E finalmente, il 7 ottobre 2012, Benedetto XVI, il papa tedesco Ratzinger, la proclama Santa e Dottore della Chiesa Universale. Riconoscimento ufficiale che giunge dopo 921 anni dalla nascita della grande badessa tedesca.


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   Ma, va ancora ricordato che,  nella esortazione apostolica, “Amoris Laetitia”, pubblicata l’8 aprile 2016, papa Francesco comunica urbis et orbis che il sesso è una meraviglioso dono di Dio (!). E, sconfessando il passato della Chiesa fa sapere che il sesso è un dono per gli sposi, non un peccato consentito.

    Il confronto corre immediato a Hildegard von Bingen, che nel suo “Causae et curae”, parlando del diritto-dovere al rapporto sessuale, aveva già affermato che amore-e-sesso sono espressione di armonia divina, e perciò creati da Dio, e non sono frutto di peccato.   

    E siamo arrivati al punto!?

C’è voluto circa un millennio, perché un Pontefice, massimo esponente della cultura cattolica, potesse esternare un concetto che era stato già proclamato da una Donna, monaca, genio al femminile, che nel pieno della oscurità medievale, aveva avuto una mente così luminosa da anticipare nove secoli prima, il pensiero della Chiesa.

Ed era solo una Donna! Si è detto.
Il suo nome? Hildegard von Bingen.      
        
                                                       Gino Carbonaro

Articolo Pubblicato

 Sul quotidiano "La Sicilia"
pagina culturale
13 marzo 2019