2014/02/27

ARGILLA & Scoperte dell'umanità


Argilla & Terracotta

Grandi scoperte dell’Umanità

          
   Il cammino dell’uomo su questa Terra è costituito da una catena ininterrotta di scoperte. Ogni nuova scoperta è servita

  • ad allontanare l’uomo dallo stato di natura, che lo poneva sullo stesso livello degli altri animali. Ogni scoperta è servita per
  • migliorare la qualità della sua vita.

1. La scoperta del fuoco 

Fra le grandi scoperte dell’umanità, c’è il fuoco che è servito all’uomo arcaico


1. Trogloditici nell’atto di accendere il fuoco

  • per riscaldarsi         
  • avere luce di notte
  • cucinare cibi
  • tenere lontani gli animali
  • fondere metalli

2. Agricoltura! Rivoluzionaria scoperta dell’uomo

    Dopo il fuoco, l’agricoltura è un’altra grande scoperta dell’umanità, e nasce quando l’uomo scopre che la riproduzione delle specie dipende da un seme che può essere messo a dimora nella terra.  


2. Semi di vita

   Quando l’uomo scopre che può gestire la riproduzione di un cereale (orzo, farro) e scopre ancora che viti e ulivi e altre piante possono essere implementati, allora  nasce l’agricoltura.           
                                     

3.  Uomo arcaico con aratro

3. Con la scoperta dell’agricoltura l’uomo rivoluziona il suo  
modo di vivere.
   
   Prima di questa scoperta, l’uomo viveva di quanto offriva spontaneamente la natura: erbe, radici, frutti, miele, caccia.


4. Uomini primitivi che cacciano  

    Ma, in questa ricerca quotidiana delle fonti di sopravvivenza l’uomo era costretto a muoversi, a cercare, a camminare.

    Invece, quando  l’uomo impara a dissodare la terra, quando l’uomo mette a dimora dei semi, allora è costretto a fermarsi..  

  • per proteggere i germogli,
  • per aspettare il tempo del raccolto,
  • per difendere il frutto del suo duro lavoro,
          ma soprattutto perché
  • non può trasportare i frutti del raccolto.
   Frumento, orzo, vino, olio hanno bisogno di essere conservati e protetti, dunque necessitano  di  contenitori 
               
5. Giare/contenitori, da culture e tempi diversi


   Ed è in soccorso dell’agricoltura che arriva benefica la scoperta dell’argilla e successivamente quella della terracotta.
         La prima creatura dell’argilla fu probabilmente una statuina  in forma umana, forse una donna dal grande sedere ad indicare il bisogno di abbondanza di mezzi di sopravvivenza.

6. Divinità femminile in argilla
   
La statuina fittile è servita all’uomo primitivo per avere l’illusione di una protezione da parte di una entità potente, dotata di potere magico. Ma l’argilla (attenzione) dovette pure sembrare una sostanza magica, se poteva essere modellata e modificata per prendere l’idea che l’uomo aveva nelle mente.
   Difatti, se ciò che è nella mente dell’uomo viene fuori, e da idea si può materializzare, grazie all’argilla, questo fatto, per l’uomo primitivo è certamente magico. Difatti, chi ancora oggi modella l’argilla,il ceramista,  è considerato un creatore.
   
  Sempre dalla argilla impastata con acqua verrà modellata la prima ciotola, che messa accanto al fuoco si asciuga, si indurisce, diventa ancora più capace di contenere un liquido, agevola una delle funzioni dell’uomo.


7. Ciotola greca

       La ciotola! Questo elemento semplice, ma importantissimo che ancora oggi è amato dai ceramisti. Ed era altresì amato dai ceramisti greci che solevano dire agli allievi: “Impara a far ciotola! Poi andrai avanti”
      Dopo la ciotola sarà il momento dei recipienti di acqua, poi della giara dalla forma ispirata dal guscio resistentissimo dell’'uovo

8. Giara nella forma di uovo


maestosa, quasi madre che custodisce nel suo utero, il frutto che è vita: vino, olio, acqua, cereali che vengono difesi dall’attacco dei topi, antichi nemici dell’uomo. Perché la terracotta non è solo un contenitore, ma è altresì una struttura che difende il prodotto. E poi ancora, lucerne, pentole, mattoni per la costruzione di case, tegole, sarcofagi

9. Sarcofago etrusco in terracotta

Villaggi di argilla

I villaggi che si formeranno lentamente presentano sempre l’uso dell’argilla, di questa pasta duttile, che prende la forma che l’uomo desidera. Si ha l’impressione che senza l’argilla e i prodotti da lei derivati, l’agricoltura non avrebbe potuto avere il progresso che ha avuto.

    

10. Villaggi con case in argilla (Africa sahariana)

   Comunque, l’uomo che fonda la sua economia sulla agricoltura è costretto a aggregarsi con altri uomini. E’ l’agricoltura che fa nascere le società. Difatti, gli uomini che vivono insieme hanno bisogno di leggi, che devono essere fissate su un supporto: su una pietra, su un quadrato di pelle, o anche su una tavoletta di argilla.

        

11. Mosè sul Monte Sinai con i Dieci Comandamenti

Le prime leggi, che conosciamo sono quelle che Dio consegnò a Mosè sul Monte Sinai ed erano scolpite su tavole di pietra. Si tratta dei Dieci Comandamenti. E per molto tempo la scrittura ebbe come supporto la pietra, ma . Ma non tutti sappiamo che il lavoro per preparare la pietra e scolpirla era, ed è tuttora,  molto faticoso.

       Le altre leggi, che conosciamo furono dettate dal re assiro Hammurabi, 1700 anni prima di Cristo. Ma, ora le leggi furono stilate/scritte su argilla morbida,


12. Scrittura cuneiforme assiro-babilonese su tavolette di argilla  

dove, per scrivere bastava fare uso di un semplice listello di canna affilata, che sostituisce il necessario scalpello della pietra.

         L’uso di tavolette di argilla dimostra quale è stato il salto in avanti della civiltà. La scoperta dell’argilla come supporto per scrivere, può essere paragonata per i tempi alla scoperta dell’odierno computer. Si pensi al tempo risparmiato dagli scribi per vergare la scrittura. Stirare un foglio di argilla era forse più semplice che fare oggi un foglio di carta.

           Su tavolette di argilla furono scritti velocemente importantissimi libri di sapienza antica, giunti fino a noi, e furono stilati atti notarili e passaggi di proprietà, ma i cretai non costruivano solo tavolette corrispondenti alle pagine di un nostro quaderno, ma costruivano tutto quanto poteva servire all’uomo: lucerne, sedie, mattoni per edificare case e pavimenti, tegole per le coperture delle case, vasi di ogni genere, piatti, scodelle, e così via.

13. Manufatti in terracotta di origine e culture diverse
e lontani fra di loro nel tempo e nello spazio
                           
Mille usi dell’argilla

       Oggi sappiamo che tutte le civiltà hanno conosciuto una “Era della argilla-cotta” (terracotta) dalla quale ancora oggi non siamo ancora usciti, malgrado la scoperta della plastica.
  • ll Giappone e i popoli dell’Africa Sahariana fecero uso di manufatti di argilla già 14 mila anni prima di Cristo.
  • Cina, Egitto, popoli Maya e Aztechi hanno conosciuto l’uso dell’argilla da tempi antichissimi con funzioni diverse.  

  Ma, va ricordato come utile curiosità che


14. La Grande Muraglia Cinese

            La Grande Muraglia Cinese costruita per volere del primo imperatore cinese Qin Shi Huang, lunga 8852 km, larga e alta oltre dieci metri, è interamente costruita con mattoni di terracotta. una muraglia che per i tempi fu cotruita in tempo record proprio perché furono usati grandi mattoni di terracotta.
       E va ancora ricordato che lo stesso imperatore Qin Shi Huang fu ancora colui che ordinò di costruire un intero esercito di soldati, statue ad altezza d’uomo, e cavalli che avrebbero dovuto proteggerlo nell’altra vita (afterlife).

    
15. Esercito di guerrieri in terracotta                                      
(Cina 2° sec. B.C.)

Ma, statue e cavalli, forse diecimila esemplari, sono tutte in terracotta.  Ancora in terracotta sono molti bassorilievi assiro-babilonesi (a parte l’alabastro), e di terracotta furono molti dei teatri romani, per esempio quello di Taormina in Sicilia  


16. Teatro greco- romano di Taormina
  
Ma, va ricordata ancora la immensa produzione di vasi e giare della civiltà egeo-cretese


17. Giare egeo-cretesi

vasi  di quella greca, maltese castellucciana


18. Sculture maltesi in terracotta


che si è sviluppata nella parte meridionale della Sicilia, migliaia di anni prima dell’arrivo dei Greci, civiltà che non conosciuta dai Greci che in Sicilia approdarono cinque secoli prima di Cristo.

      Per l’uomo arcaico e primitivo, ma forse anche per un ceramista di oggi, l’argilla sembra possedere  qualcosa di magico, di sublime. Il rapporto che l’uomo ha con l’argilla non è lo stesso che l’uomo ha con la pietra. Per modificare la pietra, lo scultore è costretto a usare la forza: martello, scalpello, oggetti di ferro. Il rapporto uomo-pietra è una guerra.

  Invece, il rapporto che l’uomo ha con l’argilla è un atto di amore, dolce, certamente sensuale, fatto con le mani, direttamente, senza intermediari. L’argilla simula la parte migliore della vita. La possibilità di plasmare con dolcezza, con amore, dove ciò che è dentro di noi può venir fuori, vedere la luce, materializzarsi, prendere corpo e farsi vita: la vita di una idea.


19. Mani di ceramista al tornio
       
       Di tutti i materiali esistenti, l’argilla è quella che si ama di più. Si può capire per questo, perché Dio abbia scelto l’argilla, ( la “Terra dei vasai - kéramaiòs”). per creare Adamo ed Eva. Dio, dapprima modella la sua creatura, poi gli dà il soffio della vita e si fa creatura.



20. Dio crea Adamo ed Eva

Ogni ceramista, rivive forse il momento di una creazione divina ogni qual volta plasma, modella l’argilla, questa materia sconosciuta, ma da tempi antichissimi usata anche per le sue qualità farmacologiche, e oggi largamente adottata dalla medicina omeopatica.

                                                                                                           
Gino Carbonaro





2013/12/15

Giuseppe Raffa "Dal Mela al Thames"




A Giuseppe Raffa da Gino Carbonaro


Ragusa (I) 15 dicembre 2013, London (Ca)



Giuseppe carissimo,

Abbiamo un amico comune. Parlo di Daniele Pidone, l’eccellente chitarrista catanese, che giorno 29 novembre u.s. mi ha consegnato il tuo libro di poesie “dal Mela al Thames” per il quale ti ringrazio.

Ho letto la tua bellissima dedica, sincera, scritta col cuore. Ho notato la tua bellissima grafia, armonica, dolce, chiara, elegante, sicura, forte. Mi sono incuriosito, ma (purtroppo) non sto riuscendo a trovare tempo per me stesso per via di questi cosiddetti appuntamenti culturali (conferenze o altro). 

Ho messo il tuo libro sul mio comodino, sperando di rubare il tempo agli altri per dedicarlo a me stesso, e di conseguenza, a noi due.

Da un tre sere, il libro è tutto per me. Ma, la poesia e come l’acqua. Anche se sei assetato non puoi ingoiarla tutta d’un fiato. Anche se le poesie sono molte, ognuna ha una sua identità, che va rispettata. Così come da mia abitudine, ho aperto il libro con cautela, come un sacerdote che entra in un tempio nuovo.

Ed ecco la prima sorpresa: la lingua, la struttura, la forma, l’andamento dei versi, il loro incastro, tutto aveva il profumo della novità assoluta, della freschezza. Era come se la tua poesia  fosse stata attinta direttamente ad una fonte fresca e viva. Sorgente dove la realtà si offre nella sua purezza, con tutta la sua cristallina trasparenza e candore, e ci dà l'opportunità di capire il senso della vita. La filosofia dell’esistere. Il perché si vive. Il bisogno dell’ amore e della sessualità. Proprio bella questa capacità di scoprire le nervature  della realtà.

Ma, la tua poesia, così come le opere di un musicista moderno, vanno riletta più volte. Così, ogni sera, da tre sere, anziché andare avanti, ho ricominciato a ri-leggere, dall’inizio. Per gustare meglio. Godere un passaggio, una sfumatura, che prima non avevo notato.

Ed è allora che registro il concetto di “tensione” che caratterizza la tua poesia, che mi ha fatto venire in mente la torre di Eiffel. Spinta verso l’alto. Intreccio quasi naturale della struttura. Armonia. Forza. Ma soprattutto “tensione”. Ho già detto. Così, ogni verso, diventa parte di un struttura portante, forte nella sua dolcezza armonica.

Registro dunque il tuo rifiuto per il verso dolciastro. Caramellato. Romanticismo, sì. Ma, con sfumature diverse. E fra tutte le tue poesie quelle che mi hanno incantato sono  le poche scritte in portoghese. Questa lingua “musicale” che è quasi magica. Dolcissima. Implosiva. Ne è venuta fuori una  sorta di samba, dinamicissima nella armonia, distesa, cauta, finissima nel suo intarsio composito. Sognante nella melodia. 

A questo punto, è d’obbligo dire se la tua poesia mi ha trasmesso delle emozioni. La risposta è certamente sì. Emozioni e riflessioni, che costringono il lettore a fermarsi, per meditare, per ri-gustare, e soprattutto per riflettere.

Certamente, c’è nella tua poesia, che va considerata come parte di un diario della tua vita, c’è nella tua poesia, dicevamo, un qualcosa di antico, come di una voce scura che chiama da lontano, da una “Terra” che ha conosciuto la sofferenza. Voce che è dentro di te e accompagna la tua esistenza. Voce che è di tutti gli umani e parla di dolore, di misteri, di luci e di tenebre. E’ l’ombra della morte. Che è la nostra amica-nemica. L’invalicabile limite che accompagna il cammino della nostra vita e che potrebbe bussare alla porta in qualsiasi momento per notificare che il nostro viaggio è finito. Abisso, orrido - per dirla con Leopardi – che tu cerchi di scalare agganciandoti alla vita, ponendo i semi della vita, offrendo e richiedendo la consapevole dolcezza del sesso e dell’amore che vince la solitudine.

Che dire ancora? La tua poesia si sviluppa ai confini del mito. I personaggi non vivono per se stessi, ma fanno parte di un sogno. Quasi di un progetto cosmico. Vivono in un iper-uraneo (yper-ouranòs). Al di là di questo mondo.

Tante cose ancora potrei dire, perché le chiavi di lettura sono veramente tante, ma è “atto dovuto” segnalarti qualche altra poesia degna di essere ricordata. Una di queste è “Hamed” a p. 57. L'altra è quella dedicata alla nonna. Bellissima. In una lingua siciliana che tu domini perfettamente. Lingua che è di per sé poetica.

Tornando ad Hamed" sento di dover ricordare che questa poesia non va sottovalutata. E' qui che ritrovo tutta la tua esperienza  formale di te poeta. Ogni verso una spatolata decisa, sicura. Verso-colore. Verso-tensione. Verso-luce. Verso che è vita e morte. Verso che imprigiona, costruisce, racchiude il tutto di una vita che è dell'uomo e di tutta la natura. 

Congratulazioni. Vivissime.
E grazie per questo bel regalo. 

La prossima volta che vieni a Catania, verrò ad incontrarti.

Gino


P.S. 

1. Non ho detto di quanto mi sia piaciuto il “contrappunto” che tu adotti quando parli delle tue donne. E' tecnica che crea tensione. Mi richiama alla memoria le prime pagine “Retablo” di Vincenzo Consolo. Prosa che è poesia.
2. C’è un libro (diverso) che potrebbe piacerti e che avrei il piacere di inviarti. Si tratta di “Terra Matta” di Vincenzo Rabito, chiaramontano. Di questa provincia. Best seller italiano di cui avrai sentito parlare. O che forse avrai letto.
5. Su di me ho un blog,  con alcune cose che vado scrivendo sul Quotidiano “La Sicilia”  e altro ancora. Ma su YouTube ci sono le mie interpretazioni alla fisarmonica. Ne ho inserite una quarantina. Mi pare.
6. A risentirci.
7. Inoltro l’email a Daniele perché mi pare di non avere il tuo email.  



Gino Carbonaro


    email: gino.carbonaro.italy@gmail.com




2013/12/09

Don Orazio Spadaro Biografia

          Don Orazio Spadaro

Pittore della luce

Don Orazio Spadaro
 
di Gino Carbonaro



Don Orazio Spadaro (1880-1959) modicano, è nato al numero 31 del Corso Garibaldi (a via Lonca). Da piccolo, e prima di entrare in seminario all’età di sedici anni, è già appassionato di pittura, e  per tutta la vita coltivò due soli interessi: la religione e la pittura. A 26 anni viene ordinato sacerdote, ma, a 28 anni riceve dal Vescovo di Noto  Monsignor Vizzini l’autorizzazione per recarsi a Roma. Lo scopo è quello di visitare musei, aggiornarsi sulla pittura del tempo, e soprattutto seguire lezioni dal pittore Aristide Sartorio.
Qualche anno dopo (1912), una nuova autorizzazione della Curia Vescovile gli consente di recarsi a Firenze, dove continuerà a visitare musei e pinacoteche, affinandosi nella ricerca. Ma, la scelta di Firenze aveva anche un altro obiettivo, quello di conoscere le  opere di Giovanni Fattori (1825-1908), fiorentino di adozione, ma soprattutto uno dei maggiori pittori italiani del tempo ed esponente del movimento dei “macchiaioli”.

                                      Bambini che si tuffano

I macchiaioli rappresentavano una corrente pittorica che, sulla scia degli impressionisti francesi, intendeva rinnovare la pittura italiana dell’Ottocento. L’idea era quella di uscire fuori dallo studio per andare a dipingere fuori, in aperta campagna, “en plain air”, per scoprire le bellezze della natura e gli effetti di luce che offriva lo spettro solare.
Don Orazio Spadaro fece suo il principio di questa pittura, per cercare di cogliere le suggestioni della realtà, di trasformare il colore in luce.  
Arricchito da questa esperienza, il Sacerdote-Pittore torna in provincia sempre più consapevole di far parte di quel gruppo di pittori che considerava la pittura uno strumento di ricerca.
Questa poetica della pittura, don Orazio Spadaro l’applicherà in quasi tutti quadri di piccole dimensioni, quelli che oggi sono gelosamente custoditi in molte case del modicano. Potè applicarla ancora, ma non sempre, in molte opere di argomento religioso dove era spesso la committenza ad offrire una immagine sacra da riprodurre in grande.
E’ qui d’obbligo ricordare che il canonico Spadaro fu lo zio di tre grandi artisti iblei. Ci riferiamo ai tre fratelli Assenza: Beppe, Enzo e Valente.
Le opere che la Fondazione Grimaldi e il Rotary di Modica presentano in questa retrospettiva del Canonico Spadaro si dividono dunque in due settori. Da una parte le opere con soggetto religioso che arredano molte Chiese della Sicilia, e quelle di piccolo formato che alcune famiglie hanno cortesemente messo a disposizione della "Fondazione" per onorare la memoria del grande pittore modicano.     



                                                          Gino Carbonaro